Società di Silvia Savoye |

Ultima modifica: 16 Febbraio 2021 8:48

Stop all’apertura degli impianti sciistici, le reazioni in Valle: “Profondo sdegno e rammarico”

Aosta - Dopo la firma del Ministro Speranza al provvedimento che vieta l'apertura degli impianti sciistici fino al 5 marzo, piovono le reazioni della politica, ma anche dei maestri di sci, sindacati e Adava. Avif e Confindustria spiegano: "L’impatto sul sistema economico della nostra Regione, se non arriveranno in tempo breve degli aiuti concreti, sarà devastante”.

Courmayeur

Profondo sdegno e rammarico” per la “deplorevole decisione presa dal Ministro della Salute Roberto Speranza di rinviare l’apertura dei comprensori di sci di discesa al 5 marzo prossimo”.

Queste le parole, in una nota congiunta, espresse dall’Avif – l’Associazione valdostana impianti a fune – e Confindustria Valle d’Aosta a commento di un provvedimento, scrivono, che ha, di fatto, “messo fine alle aspettative di procedere all’apertura degli impianti sciistici per la stagione invernale 2020-2021”.

“Tale sconcertante scelta, decisa alla vigilia delle previste aperture, oltre ad aver dimostrato una notevole mancanza di rispetto per tutto il settore, ha vanificato il lavoro e gli sforzi fatti finora dalle aziende valdostane per mettere nelle condizioni ottimali e in piena sicurezza i comprensori sciistici, creando un grandissimo danno economico sia alle società stesse che ai circa 500 lavoratori prossimi all’assunzione nel settore rappresentato da Avif – ha spiegato il Presidente Ferruccio Fournier –. L’impatto che tale decisione avrà sul sistema economico della nostra Regione, se non arriveranno, in tempo breve degli aiuti concreti da parte dello Stato, sarà devastante”.

“Da mesi – si legge nella nota –, gli imprenditori valdostani combattono due battaglie: una interna per arginare il dilagare del virus, l’altra esterna con lo Stato centrale per poter affermare il loro essere, la loro essenza, la loro libertà imprenditoriale. Si è scelto, senza mezzi termini, di affossare un intero settore, quello del turismo montano vitale per il sistema economico valdostano in quanto, oltre a riguardare direttamente il settore alberghiero e quello commerciale, sostiene anche a filiere spesso dimenticate quali quelle della distribuzione e del Food&Beverage”.

Sulla questione interviene anche il Presidente di Confindustria VdA Giancarlo Giachino: “La situazione è grave sia dal punto di vista economico che politico. Se da un lato, infatti, le conseguenze saranno nefaste per l’intero settore produttivo, dall’altro emerge una volontà da parte del governo centrale di abbandonare la montagna e tutti i suoi abitanti ad un destino ormai segnato”. Destino al quale, però, non ci si vuole arrendere: “Gli imprenditori valdostani sono donne e uomini tenaci, caparbi, abituati a rimboccarsi le maniche e sono sicuro che non si lasceranno abbattere – chiude Giachino –. Per quanto il vento freddo urli e soffi forte, una montagna non potrà mai inchinarsi ad esso”.

L’antefatto: il Ministro Speranza firma lo stop allo sci

La notizia che gli operatori turistici valdostani speravano di non dover ricevere alla fine è arrivata nella serata di ieri. Il ministro della Salute Roberto Speranza ha infatti firmato un provvedimento che vieta lo svolgimento delle attività sciistiche amatoriali fino al 5 marzo 2021, data di scadenza del Dpcm 14 gennaio 2021.

Le reazioni del mondo politico

Il primo commento alla notizia dello stop allo sci, fino al 5 marzo, è dell’Assessore regionale alle partecipate Luciano Caveri che dice: “Questo atto sancisce la totale assenza di leale cooperazione fra Stato e Regioni”.

“Sono mesi che lavoriamo su protocolli, assunzioni, preparazione delle società. I nostri dati sanitari sono buoni. Mesi di lavoro intenso da parte di tutto il mondo dello sci. Mancavano davvero poche ore, tutto era pronto. Ora, pur capendo le motivazioni sanitarie, la comunicazione da parte del Governo pervenuta alle ore 19.00 di oggi che definisce lo stop alle riaperture degli impianti di sci è segno di totale mancanza di rispetto verso tutto il mondo della montagna.” scrive invece il Presidente della Regione Erik Lavevaz, spiegando di voler portare al tavolo della conferenza Stato – Regioni lo sconcerto di tutta la comunità valdostana. “La decisione di Speranza per realtà come quella valdostana, che con grandi sforzi e sacrifici è riuscita a mantenere sotto controllo la diffusione del virus, è un atto sconsiderato che lede ancora di più un sistema economico che da mesi sta soffrendo comportamenti ondivaghi, intempestivi e dalle gravi conseguenze sul tessuto economico e sociale”.

“Una beffa” alla luce dell’andamento sanitario, il commento dell’assessore regionale agli impianti di risalita, Luigi Bertschy. “Il mondo della montagna – aggiunge – si aspettava un altro inizio da parte di questo nuovo governo. Chiederemo come Regioni un impegno immediato a sostegno delle aziende ormai sfinite e dei lavoratori ancora senza reddito”.

Anche i sindaci valdostani prendono posizione sulla decisione arrivata da Roma. “Questo nuovo stop allo sci, annunciato dal Ministro Speranza, sancisce la morte della montagna senza avere il coraggio di dirlo con chiarezza” sottolinea Franco Manes, Presidente del Celva. “Ora devono arrivare quanto prima dei ristori – prosegue Manes – che compensino la perdita incredibile che hanno subito i territori in questa stagione invernale mai iniziata. Il nuovo Presidente del Consiglio ha annunciato le priorità del Governo: la montagna deve avere centralità nel contesto della ripresa economica”.


“La stagione è finita, per molti operatori che in questi istanti mi hanno confermato che non apriranno più.  – sottolinea Marco Bussone, Presidente nazionale unione nazionale comuni e comunità enti montani (Uncem)  – Il no all’apertura degli impianti, arrivato in questi minuti, non trova d’accordo i Comuni montani, insieme a tutti gli operatori economici. Abbiamo buttato al vento milioni di euro in quest’ultima settimana.”. Aggiunge il consigliere valdostano Jean Barocco: “Surreale com’è stata trattata la montagna in queste ultime ore. Non si può trattare un pezzo importante del Paese in modo arrogante se non sprezzante”.

Fratelli d’Italia Valle d’Aosta, in una nota, spiega “Questa incredibile ulteriore e unilaterale decisione, piovuta dall’alto all’improvviso con un comunicato a mezzo stampa dopo una serie di incontri e di verifiche tecniche volte alle aperture in sicurezza degli impianti di risalita previste il prossimo 18 febbraio nella nostra regione, impone una risposta ferma e determinata per la tutela e la dignità delle imprese e delle persone che lavorano sul nostro territorio di montagna, una volta di più illuse e prese in giro. Di fronte a questa sconcertante mancanza di rispetto soprattutto per il metodo utilizzato riteniamo inammissibile, per la sussistenza almeno della parvenza di una credibilità politica, che il Senatore Lanièce confermi la fiducia annunciata a questo nuovo governo Draghi che, attraverso un proprio Ministro, ha preso e continua a prendere letteralmente a schiaffi l’intera Valle d’Aosta”.

Provvedimento che Forza Italia Valle d’Aosta bolla come “inaccettabile“, spiegando che “a questo punto vanno date risposte decise e urgenti sotto forma di ristori, di natura sia statale che regionale, indirizzati anche a quell’ampia platea di lavoratori stagionali che, senza un minimo di giornate lavorative, vedono addirittura a rischio l’assegno di disoccupazione. Per quanto ci riguarda abbiamo già immediatamente investito della questione-ristori i nostri rappresentanti all’interno del nuovo Governo Draghi, con l’auspicio che si faccia bene e che si faccia in fretta, perché la montagna in questo momento sta vivendo una situazione drammatica, di cui occorre assolutamente farsi carico”.

“Siamo fermamente convinti che il rispetto delle norme sanitarie sia necessario e anzi indispensabile – scrive invece Adu VdA -, ma lo è altrettanto quello per chi vive di turismo. Rinviare ulteriormente l’apertura al 5 marzo ha l’aria di una beffa e nessuno è più in grado di accettare simili trattamenti, in particolare considerando gli enormi sacrifci che la stragrande maggioranza dei cittadini ha già compiuto”.

“Il Governo del Presidente Lavevaz non deve essere semplicemente ‘amareggiato’ – spiega invece il gruppo Pour l’Autonomie – bensì deve essere indignato e deve prendere consapevolezza che non si può continuare con l’immobilismo di questi mesi continuando a guardare a Roma per trovare le soluzioni alla grave crisi che attanaglia la Valle d’Aosta. Basta con la politica dela star fermi non si sbaglia mai, mentre a muoversi si fa solo danno’, basta con annunci e comunicati stampa sul nulla: sono necessarie iniziative a livello locale e un’azione concreta di dialogo politico con lo Stato italiano che sempre più spesso dimostra di disinteressarsi del futuro economico e occupazionale della Valle d’Aosta. La Regione, dal canto suo, deve intervenire per dare aiuto ai dipendenti stagionali e a tutti gli esercizi pubblici e commerciali penalizzati da una stagione autunnale e invernale durante la quale il mondo economico della montagna ha dovuto fermarsi a causa delle restrizioni imposte”.

Reazioni sconcertate anche dai Comuni, in primis quello di Valtournenche, con il Sindaco Jean-Antoine Maquignaz a scrivere direttamente al neo Presidente del Consiglio Mario Draghi parlando di un “ennesimo duro colpo inferto all’economia turistica non solo del territorio che amministro ma dell’intero sistema turistico dell’arco alpino”, dal momento che l’annuncio della possibilità di aprire gli impianti ha comportato “un ingente sforzo economico e organizzativo da parte sia delle istituzioni sia degli imprenditori pubblici e privati che operano nello sci e che di quest’ultimo fanno la loro principale, se non unica, attività di riferimento. In pochissimo tempo ci siamo tutti adoperati per la riapertura degli impianti nella massima sicurezza adottando tutte le precauzioni necessarie per limitare al massimo la potenziale diffusione del virus; gli imprenditori, ormai allo stremo e molto spesso in grave crisi di liquidità, hanno assunto impegni gravosi per l’approvvigionamento di merci (molto spesso deperibili), per l’assunzione di dipendenti stagionali, per la sottoscrizione di contratti di somministrazione dei servizi essenziali e, infine, per le attività necessarie a garantire la tutela della salute e la completa sicurezza dei lavoratori e degli avventori. Questo sforzo assai gravoso è stato fatto nella speranza di poter finalmente riavviare le proprie attività dopo un periodo di chiusura lunghissimo, di oramai 12 mesi, che ha reso insostenibile la situazione economico-finanziaria dell’imprenditoria turistica e del suo indotto”.

Parole che riecheggiano in quelle del Sindaco di Aosta Gianni Nuti, che in una nota scrive: “Per l’economia della nostra comunità è l’ennesimo, durissimo colpo che giunge inatteso, e per questo ancora più doloroso, in un momento in cui gli operatori del settore dello sci, e del turismo in generale, si erano già organizzati per la ripresa dell’attività, seppure per poche settimane e avendo peso il periodo di ‘alta stagione’ a ridosso delle festività natalizie e di fine/inizio d’anno. Lascia attoniti, oltre all’intempestività, la forma scelta per assumere una decisione così impattante su un territorio naturalmente fragile come quello montano e su gran parte dei suoi cittadini: l’emergenza non esclude la condivisione preventiva in una logica di alleanza interistituzionale sulle cose da fare, corredata di giustificazioni plausibili e di strumenti per comunicare adeguatamente notizie così dolorose agli operatori come ai cittadini”. Non solo: “Pur consapevole dell’importanza di tutelare l’interesse pubblico e la salute dei cittadini – aggiunge Nuti -, mi chiedo se e quanto lo svolgimento delle attività sciistiche con i severi protocolli che erano stati individuati (da noi ancora più restrittivi), permanesse effettivamente incompatibile con il rischio di diffusione del contagio da varianti del virus Sars Cov-2 paventato dal Comitato tecnico-scientifico del Ministero”.

Da Roma, interviene anche la deputata valdostana, in quota M5S, Elisa Tripodi: “Il turismo invernale è fondamentale per tutte le attività che si trovano nelle regioni montane. Con la decisione di prolungare la chiusura degli impianti sciistici si rendono necessari immediati ristori e risposte per tutti i settori della montagna. La crisi di governo ha rallentato tutti quei provvedimenti urgenti e necessari per supportare le famiglie e le imprese colpite dall’emergenza Covid-19, come il decreto Ristori, che tutte le attività di montagna attendevano da tempo. Ora non c’è tempo da perdere e il Parlamento deve subito lavorare compatto su questo. La montagna deve essere la priorità assoluta per la sopravvivenza di tutte queste attività”.

“La Vallée d’Aoste è stufa di subire le vergognose angherie del Governo Italiano – scrive invece Pays d’Aoste Souverain -. Le decisioni irresponsabili del ministro Speranza stanno demolendo la nostra economia. Il presidente Lavévaz deve immediatamente prendere posizione a difesa di tutti i Valdostani”. Il movimento indipendentista, poi, aggiunge di assumere a sé “l’onere di essere l’unica barriera a questa azione colonizzatrice” e invita “tutti i Valdostani a mettere da parte le logore divisioni politiche e prepararsi a difendere tutti insieme i nostri diritti”.

I maestri di sci: “Abbandonati e umiliati”

A esprimere “sgomento” per la decisione arrivata solo alle ore 19 di questa sera, domenica 14 febbraio,  è anche il Collegio Nazionale dei maestri di sci, che parla di “disarmante situazione di abbandono che sembra voler solamente penalizzare la montagna, i suoi operatori e in particolare i maestri di sci italiani”.

Il presidente Beppe Cuc esprime una posizione chiara: “Ancora una volta i maestri di sci italiani e la montagna nel suo complesso sono stati abbandonati e umiliati da una comunicazione tardiva, che non ha rispetto per il lavoro di tante persone che in questi giorni si sono adoperati per una riapertura in sicurezza, investendo denaro e sacrifici. Per i maestri di sci italiani il rispetto per le cose e le persone rappresentano la luce guida ed è proprio questo a essere inesorabilmente e tristemente mancato. La montagna merita rispetto e serietà. Ora ci aspettiamo un concreto e immediato impegno per ristorare la categoria, tenendo conto di questo ultimo umiliante schiaffo”.

Adava: “La misura è colma”

“Questa volta la misura è colma – scrive invece in una nota il Presidente Adava Filippo Gérard -. Al di là del merito della questione su cui potremmo aprire un dibattito, ritengo assolutamente vergognose e irrispettose le modalità con cui il Ministro Speranza ha operato. Noi siamo persone serie e come tali pretendiamo di essere trattati con rispetto. Dietro le nostre attività ci sono imprenditori, lavoratori, professionisti e fornitori che con il loro impegno e lavoro assicurano crescita e benessere alle proprie famiglie e all’intera comunità valdostana, oltre a garantire che molti territori di montagna non si spopolino”.

Presidente degli albergatori che aggiunge: “Ora più che mai chiediamo al governo nazionale che l’istituzione ed erogazione di adeguati ristori alla montagna diventi una priorità assoluta, in quanto, nostro malgrado, questa rimane l’unica strada per la sopravvivenza del comparto turistico e del suo indotto. Abbiamo provato sino all’ultimo a riavviare le nostre attività, abbiamo assunto i nostri collaboratori, abbiamo ordinato le derrate alimentari presso i nostri fornitori, ma da ieri sera tutto è risultato vano. Contestualmente invitiamo la nostra amministrazione regionale a mettere in campo nuove misure anticrisi pesanti, con iniziative di sostegno agli investimenti, di ulteriore proroga della sospensione dei mutui Finaosta (oltreché di rinegoziazione dei debiti residui per le aziende maggiormente in difficoltà e di ristrutturazione del debito tramite consolidamento per i mutui contratti con il sistema bancario privato), di incentivazione delle assunzioni per compensare le attuali difficoltà del mercato del lavoro e di sostegno al comparto agroalimentare regionale tramite i voucher già previsti nelle precedenti misure”.

I Sindacati: “Completa disattenzione verso un settore che occupa migliaia dei lavoratori”

“È a dir poco inaccettabile l’atteggiamento avuto dal Ministro della salute Speranza nei confronti delle realtà montane – scrive il Savt -. Dopo mesi di rinvii e di confronti per poter arrivare finalmente alla partenza in sicurezza della stagione dello sci, la sera prima viene firmata un’ordinanza che rinvia il tutto al 5 marzo. Praticamente si è messa una pietra tombale sulla stagione invernale dei territori montani, con delle conseguenze sull’economia, in particolare della Valle d’Aosta, incalcolabili”.

A prendere posizione è però soprattutto l’intero comparto sindacale dei trasporti a fune. In una nota Filt CgilFit-Cisl e Savt-Trasporti scrivono: “Dopo mesi di riunioni e tavoli tecnici per arrivare finalmente all’apertura degli impianti di risalita, con l’approvazione di specifici protocolli di sicurezza, è arrivata come una mazzata l’ordinanza firmata dal Ministro della salute proprio alla vigilia della data prefissata per la riapertura. Questa decisione mette in luce una completa disattenzione verso un settore che occupa migliaia dei lavoratori, molti dei quali rischieranno addirittura di rimanere senza nessun tipo di ammortizzatore sociale. Oltretutto come Organizzazioni Sindacali avevamo già sottoscritto con le società di risalita e l’Avif appositi contratti di solidarietà per permettere a tutti gli stagionali di poter essere assunti , con il principio del lavorare un po’ meno ma lavorare tutti. A questo punto non sappiamo che fine faranno questi lavoratori”.

Sindacati che chiedono anche “un confronto urgente con il Presidente della Regione anche in qualità di prefetto e gli assessori competenti”, per far luce sulla questione.

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