"Lo dicono tutti che sono matto". Emilio Grivon, classe 1933, scherza volentieri sul meravigliato apprezzamento che suscita, in chi lo conosce o sente parlare di lui, la sua futura impresa.
La prossima settimana, tempo permettendo, salirà in vetta al Monte Bianco, accompagnato dalla guida alpina di Courmayeur Luca Argentero. Il fisico asciutto e tonico, unito a un'energia e ad una forza d'animo non comuni, gli consentono di arrivare dove tanti altri, ben più giovani, non oserebbero neppure.
Grivon, unico valdostano ad essersi guadagnato il titolo di Alpino dell'anno, nel 2007, si presenta all'intervista in completo da ciclista, ancora deluso per avere dovuto rimandare, essendosi svegliato con un'ora di ritardo, la pedalata mattutina fino a Courmayeur che aveva in programma. Con un cenno indica sorridendo le sue gambe di due colori differenti, che sbucano dai calzoncini della tuta aderente. Quella destra è di legno, per via di un infortunio sul lavoro. La protesi che porta non gli impedisce di spingersi a immaginare sempre nuovi traguardi, anche a 76 anni. Non sorprende quindi che l'Inail lo sponsorizzi, e che promuova, attraverso di lui, il proprio centro protesi nazionale.
Intanto Grivon si allena pedalando e andando in montagna. Solo un paio di settimane fa ha scalato il Gran Paradiso, assieme a una guida di Verrès, e ha raggiunto la punta del Piccolo Tournalin. Undici ore di marcia effettuate in un solo giorno. Lo racconta senza accenni di vanteria, ma con amabile leggerezza. Evita di indugiare sui dettagli, e sorvola con un sorriso sulla fatica e la preparazione che tutto questo sicuramente richiede.
La conversazione presto si concentra su ciò che da un po' di tempo è il suo principale centro di interesse, ovvero la Tanzania. "Non sono uno di molte parole – confessa – preferisco i fatti". La salita al Monte Bianco, infatti, altro non è che un modo per catturare l'attenzione dei media affinché puntino i riflettori su un progetto che l'ex alpino porta avanti da quasi dieci anni. In un Paese dove mancano le infrastrutture di base, Emilio Grivon, collaborando in particolar modo con le suore missionarie della Consolata, ha messo a disposizione della popolazione le proprie risorse e capacità organizzative. E' un argomento sul quale si dilunga volentieri, snocciolando una serie di nomi di località remote per chi ascolta, ma per lui evidentemente molto familiari: Kibiti, Dar el Salaam, Mbeja, Bungiu, Mbagala, Iringa, Yombe.
"Il primo progetto è stato con il Don Bosco, a Iringa, dove abbiamo costruito una scuola" ricorda. "E' stato solo l'inizio. Sempre a Iringa, abbiamo progettato e realizzato un grosso gazebo da 400 posti. Lo abbiamo intitolato a suor Raffaella Gerbore, di Saint Nicolas, e agli Alpini della Valle d'Aosta. Invece a Kibiti, accanto alla maternità, è sorta una struttura con dei posti letto per accogliere le donne che hanno appena partorito, e che vengono dimesse appena sono in grado di reggersi in piedi. Prima, se non potevano raggiungere subito la propria casa, si accasciavano praticamente lì davanti, con i loro neonati".
Tra le varie iniziative, grandi e piccole, spicca il "Villaggio Valle d'Aosta", a Mbeja. E' un complesso che per ora ospita 320 alunni, ma dovrebbero diventare 600 entro la fine dell'anno. Per ora sono stati completati quindici edifici, tra cui quattro scuole, dei laboratori per insegnare le materie scientifiche, due dormitori, vari uffici. Un salone è stato intitolato agli organizzatori della rouletta di Chambave, che da due anni devolvono il ricavato della sfida a bocce al progetto.
"Abbiamo in programma la costruzioni di altri sei edifici" afferma Grivon. "E' incredibile pensare che fino a qualche anno fa i ragazzi non avevano neppure i quaderni, ed erano costretti a imparare tutto a memoria. Ora, anche grazie alle nuove direttive, hanno libri e quaderni. Sono ragazzi dai 10 ai 15 anni, in media, e hanno veramente voglia di studiare. Laggiù, se si va da un bambino con una caramella in una mano, e una matita nell'altra, si può essere certi che il bambino sceglierà la matita".
Emilio Grivon, inoltre, quando è in Tanzania, dedica molte energie a formare impresari locali. Alcuni hanno già raccolto il testimone, e si sono organizzati in piccole società di costruzioni. "Quando sono laggiù mi sembra di avere vent'anni di meno, vedere crescere sotto i miei occhi tante iniziative concrete è entusiasmante. Inoltre si può fare tutto molto in fretta, i progetti degli edifici nascono dall'oggi al domani, e si realizzano senza perdite di tempo". I costi economici, coperti inizialmente da Grivon stesso, che per fare fronte alle spese ha venduto alcuni terreni di suo possesso, sono coperti da donazioni. Il ricavato è interamente utilizzato a questo scopo, anche perché Grivon rifiuta di farsi rimborsare i biglietti dei voli con cui periodicamente raggiunge la Tanzania. "Continuo a bussare ad ogni porta possibile per trovare chi sponsorizzi e promuova queste iniziative, contribuendo anche economicamente. Servono 150 mila euro per completare il Villaggio Valle d'Aosta e altri edifici, perciò mi auguro che la salita sul monte Bianco serva a raccoglierne almeno una piccola parte".
L'appuntamento è alle Aguilles du midi, punto di partenza della scalata, molto probabilmente la settimana prossima.
