Società di Redazione AostaSera |

Ultima modifica: 22 Agosto 2011 0:00

Facebook e l’abolizione delle Regioni a statuto speciale

Aosta - Il social forum consente di farsi un'idea, senza pretese statistiche, della popolarità delle autonomie speciali in tempi di tagli. Gli iscritti a Facebook creano molte pagine contro le Regioni dotate di statuto speciale.

Può essere interessante scoprire cosa pensano gli italiani che vivono oltre le colonne d’Ercole di Pont Saint Martin della nostra Tsenta Vallaye, specialmente riguardo all’autonomia speciale, materia che in tempi di tagli e riorganizzazione di province ed enti locali diventa incandescente.
Facebook è un’arena pubblica, una piazza virtuale dove chiunque esprime la sua opinione in libertà. “Scripta manent”, però: ciò che si scrive o si pubblica sul noto social forum resta a futura memoria. Grazie a Facebook, che conta venti milioni di iscritti in Italia, possiamo tastare il polso della situazione. Il risultato è interessante:
Scrivendo in alto nella barra della Ricerca “Regioni a Statuto speciale” ecco i primi dieci risultati:
i primi due sono “pagine”, che si intitolano entrambe “Aboliamo le regioni a statuto speciale”. Sul terzo gradino del podio troviamo un gruppo “Veneto a Statuto Speciale”. Seguono vari gruppi, in ordine: “No a regioni a statuto speciale”, “Abolizione delle regioni a statuto speciale”, “Regioni a statuto speciale, privilegi assurdi!”, “Aboliamo le regioni a statuto speciale”, poi la doppietta “Veneto a statuto speciale” e “Puglia a statuto speciale”, e in chiusura “Per l’abolizione delle regioni a statuto speciale”. Curiosamente, il desiderio di abolire le autonomie regionali è associato a sporadiche tentazioni di allargamento del numero delle Regioni a statuto speciale.
In undicesima posizione troviamo, controcorrente, un “Anche io amo le regioni a statuto speciale”, con 23 membri, seguito dal “Movimento per l’abolizione delle regioni a statuto speciale”.
Abolendo lo statuto speciale (solo dalla barra Ricerca) e cercando “Regioni speciali” incappiamo nei primi due risultati, in “Tutti uguali, no alle regioni speciali”, poi “Stop alle regioni a statuto autonomo dette “speciali” in Italia”. Nessuna voce pro nelle successive tre pagine di ricerca.
 

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