Il popolo dei forconi, ad Aosta, è composto da 20-30 persone. A Verrès i manifestanti una settantina. La protesta del coordinamento 9 dicembre, nel capoluogo regionale, si è concentrata in via Roma, dalla rotonda con svincolo per Porossan fino a 100 metri più in là, in direzione dell’ospedale. Le auto non vengono bloccate, ma rallentate, in modo tale che possano prendere il volantino che recita: “L’Italia si ferma dal 9 dicembre 2013, ribellarsi è un dovere”.
“Il nostro è un presidio, non un blocco, non vogliamo arrecare disturbo ai cittadini, ma invitarli ad unirsi a noi” racconta Federica, 30 anni e macchina fotografica al collo. Una scelta particolare: di solito il volantinaggio avviene nelle strade pedonali, e non su una delle strade a più alta percorrenza. Gli automobilisti non appaiono comunque infastiditi, abituati alle code del rientro. A fianco della statale, un gazebo con striscione: “Il prossimo disoccupato? dev’essere un deputato”, tutto attorno qualche bandiera italiana e altri teli decorati con slogan dedicati principalmente alle tasse.“Qui non abbiamo pagato l’occupazione di suolo pubblico, voglio vedere domani il comune che viene a chiederci qualcosa” sostiene un manifestante.
Una dozzina i poliziotti. “Ci hanno fatto gli auguri, comprendono il nostro disagio” prosegue Federica. Non esiste un identikit-tipo di manifestante, assicura. “Siamo italiani, cittadini,c’è un po’ di tutto, ognuno con il suo percorso, la sua storia“. Non si sentono parte di un movimento politico: “Siamo stufi dei politici, il nostro obiettivo è farli dimettere tutti. La gente si è disaffezionata alla politica, non ne possiamo più”. Eppure manifestano per un cambio di rotta nella gestione della cosa pubblica, il che per molti rientrerebbe nel fare politica. “Destra o sinistra è lo stesso, secondo me, personalmente sono apolitica, per il resto, ognuno pensa con la propria testa”. I manifestanti hanno in programma di manifestare ad oltranza, e mantengono come obiettivo “tutti a casa”. E dopo? Non è stato ancora stabilito, anche se nel programma che circola in internet si parla di una sorta di una commissione retta dalle forze dell’ordine. “Per ora pensiamo a mandarli via, il resto dovremo deciderlo tutti insieme”.
Come è arrivato il movimento in Valle? “Avevo sentito parlare del 9 dicembre, ho cercato informazioni, come tanti altri. Così sono finita su una pagina facebook generale, con le pagine di tutti i coordinamenti regionali già imbastite, come delle scatole vuote in attesa che qualcuno se ne prendesse cura. Neanche due ore dopo sono stata contattata dal coordinamento nazionale, abbiamo costituito il gruppo valdostano. Ci hanno detto di avere avuto molte richieste dalla Valle d’Aosta, che fino a quel momento avevano smistato a Biella o Torino. Ora come gruppo regionale siamo sempre in contatto con il nazionale”. I negozianti non sono stati costretti ad abbassare la saracinesca. "Qui ad Aosta non abbiamo chiesto a nessuno di chiudere, però alcuni negozianti del centro hanno chiesto il nostro volantino e l’hanno appeso, e messo a disposizione dei clienti”.
Sotto il gazebo, Serena accusa l’inefficienza del servizio pubblico. “Con un’invalidità del 100% mi spetta una cifra irrisoria, e devo attendere ben 3 mesi per ritirarla. Siamo tartassati, eppure tutto continua come sempre. Manifesteremo ad oltranza, dobbiamo renderci conto che facciamo parte dell’Italia, non viviamo in un’isola felice. Se penso che 14mila valdostani hanno votato una certa persona, dopo tutto quello che è successo, mi chiedo se non abbiano il salame sugli occhi”. Il “basta” è rivolto a tutti, a chi è al governo come all’opposizione, senza preferenze. E non solo: Pierantonio auspica un “cambio di mentalità dell’amministrazione, che deve creare benessere per tutti. L’apparato amministrativo è un grosso problema, e la magistratura non fa niente”.

