Eccoci giunti, come ogni anno, al consueto periodo che possiamo definire della “montagna assassina”. Questa definizione purtroppo circola già da tempo, non più usata come titolo di singoli servizi, ma passata direttamente ad indicare una categoria di notizie, che vede invariabilmente gli stessi protagonisti: c’è il colpevole (chi provoca l’incidente), la vittima (chi ne è coinvolto) e, sullo sfondo, questa entità oscura e minacciosa che infligge morte. Questo genere di semplificazione produce solitamente due tipi di reazione nel pubblico: il timore da una parte, il disprezzo dall’altra. C’è chi accetta incondizionatamente il concetto della montagna invernale come luogo mortale ed al contempo condanna a prescindere l’escursionista irresponsabile che vi si avventura. C’è poi chi reagisce nel modo opposto, liquidando con fare sprezzante quelli che considera ridicoli allarmismi fatti da gente che le montagne le ha sempre solo viste in cartolina. Ovviamente nessuna di queste due posizioni è produttiva. Come non è produttiva la posizione che i media e parte dell’opinione pubblica hanno nei confronti del problema.
Il punto fondamentale sta nello sviluppare una cultura della montagna svincolata dal concetto di divieto e proibizione, cercando di favorire la conoscenza, e quindi la valutazione e la prevenzione, dei rischi e dei pericoli. Sempre di più su media specializzati appaiono dossier e campagne sulla sicurezza in montagna, sull’uso dell’ARVA e del kit di sicurezza. In diverse destinazioni alpine vengono organizzati dalle guide alpine locali veri e propri camp sulla sicurezza in cui, oltre alle escursioni con sci o ciaspole, si compiono esercitazioni pratiche di utilizzo dell’ARVA .
Vocazione free-ride
Questi fenomeni sono indice di come anche in Italia, che storicamente è uno dei paesi meno orientati verso la pratica dello sci fuori pista, si stia recentemente affermando la cultura dello sci al di là dei tracciati battuti (soprattutto del freeride, in quanto lo scialpinismo ha sempre contato una buona base di appassionati). L’incremento di incidenti rispetto allo scorso anno (ma bisognerebbe valutare sulla base di una serie storica e non solamente sul raffronto di due anni) può essere determinato da diversi fattori, primo fra tutti le condizioni ambientali meno stabili, ma potrebbe anche essere diretta conseguenza di questa tendenza.
In nord America la maggior parte dei comprensori sciistici dispone di interi versanti o addirittura montagne appositamente dedicati al fuoripista, dove gli impianti servono terreni vergini e le principali linee di discesa vengono indicate sulle mappe e controllate dal soccorso alpino. Ma anche in Europa si trovano numerosi esempi di questo tipo. In Francia la principale è La Grave, vera e propria mecca degli sciatori fuoripista, inizialmente considerata l’alternativa “selvaggia” a Chamonix, ma ormai anch’essa soggetta, con l’affermarsi della reputazione e il crescere della fama, agli stessi problemi di affollamento e “massificazione” della sua controparte più famosa. Chamonix stessa, seppure sia una destinazione di vacanza a 360 gradi, fa della sua atmosfera da “capitale dell’estremo” uno dei cardini della sua offerta turistica.
Sulle Alpi ci sono poi destinazioni che, pur non essendo esclusivamente dedicate al freeride (ed anzi disponendo di comprensori di sci alpino molto sviluppati), fanno di questa disciplina e/o delle attività di alta montagna uno degli elementi trainanti della propria offerta e, soprattutto, del loro marchio. Esempi sono la citata Chamonix, Les Arcs, La Plagne in Francia, Verbier, Zermatt e Andermatt in Svizzera, St Anton in Austria.
In Italia il freeride è sempre stato considerato un’attività di nicchia, a metà tra l’eccentrico ed il fuorilegge, ma anche qui si è assistito al riposizionamento di diverse stazioni considerate “minori” attraverso la promozione del freeride e del freestyle (sia sci che snowboard) e soprattutto l’organizzazione di una molteplicità di eventi, gare e concorsi dedicati a queste discipline. In particolare la strategia è finalizzata a svecchiare l’immagine di località ritenute superate, obsolete o semplicemente poco attrezzate, comunicando un’immagine di stile attraverso questi eventi, che proiettano la loro carica innovativa sull’immagine di marca “appannata” di tali destinazioni.
Le opportunità
Occorre dire che non si tratta necessariamente di un’operazione di marketing fine a sé stessa: la valorizzazione di discipline alternative allo sci alpino tradizionale premette a volte di valorizzare le specificità di destinazioni che non hanno le condizioni ambientali e le infrastrutture per competere con i grandi comprensori, ma che dispongono di altre risorse ambientali (grandi dislivelli, isolamento, ambiente di alta montagna non adatto al proliferare di impianti e piste-autostrada) dal potenziale dirompente se sfruttato per attività maggiormente legate alla scoperta-avventura-sfida. Il caso di Alagna è emblematico, e riguarda anche l’ambito della Valle d’Aosta, dal momento che la stazione piemontese, considerata la capitale italiana del freeride, è inserita nel comprensorio del Monterosa Ski. L’unica competizione della Val d’Aosta dedicata al freeride, il Mystic Experience, viene organizzata proprio qui, a cavallo tra Alagna e Gressoney, naturalmente con il supporto ed il coordinamento delle guide locali per garantire uno standard minimo di sicurezza.
Paradossalmente, il fatto di orientare la propria offerta sul freeride, permetterebbe di diminuire i rischi di incidenti, dal momento che più risorse verrebbero impiegate nella sicurezza. Anche qui per le buone pratiche basta guardare all’estero: ad esempio l’istituzione di un servizio di pattugliamento fisso o isolando e mettendo in sicurezza (tramite l’esplosione di cariche) le zone divenute a rischio dopo determinati eventi atmosferici.
Dal punto di vista dell’offerta turistica poi, il riposizionamento verso il freeride e lo scialpinismo permetterebbe, come già sottolineato in precedenza, la valorizzazione dell’offerta turistica sia di località minori (come ad esempio Champorcher e Crevacol) sia dei centri maggiori come Cervina o Courmayeur che potrebbero così vantare una proposta turistica più varia e vicina alle loro controparti di oltralpe.
Rubrica di approfondimento a cura di
TURISMOK
Ph – P.Celesia -Archivio Pila
Snowboarder in neve fresca – Ph. Corsorzio Valle Monte Bianco