I binari luogo e simbolo di un incontro con i giovani per “non dimenticare”

L’Amministrazione comunale di Aosta ha organizzato un momento di riflessione e ricordo per le celebrazioni della “Giornata della Memoria”. La stazione di Aosta, da cui partirono tanti deportati valdostani, luogo simbolo della memoria.
Società

Sono i binari il simbolo e il luogo scelto dall’Amministrazione comunale di Aosta per ricordare e celebrare la memoria dei giorni della deportazione . L’iniziativa si è svolta questa mattina alla Stazione di Aosta di fronte agli alunni di alcune classi di terza media delle Istituzioni scolastiche di Aosta 4 e Saint-Roch. Una testimonianza privilegiata doveva essere portata da chi ha vissuto direttamente quei tragici periodi, Ida Désandré, ormai nota in Valle per le sue testimonianze. Un’assenza dovuta a motivi di salute non ha impedito tuttavia di riportare alle giovani generazioni presenti alcune vicende e testimonianze di allora.

L’incontro ha visto infatti gli interventi dello storico e consigliere comunale Paolo Momigliano Levi, del presidente del Consiglio Ettore Viérin e del sindaco Bruno Giordano. Il primo racconto, dopo l’introduzione dell’incontro a cura del Presidente dl Consiglio comunale Ettore Viérin, è stata fatta dal Sindaco che ha ricordato la deportazione del padre, all’età di 17 anni, la salita su un carico bestiame per arrivare in ad Auschwitz  e poi il “fortunato” ritorno a casa su esili gambe che sostenevano 41 chili.  

Oggi è importante essere qui – ha detto Giordano – perché una società senza memoria è una società senza futuro. Da qui partirono i nostri concittadini per i campi di sterminio e di concentramento”.

La disumanità dei campi di concentramento e l’organizzazione nazista del genocidio sono state ripercorse da Momigliano Levi che ha raccontato del piccolo campo di concentramento esistente ad Aosta, della deportazione di giovani, donne, neonati e anziani verso i campi di sterminio, dell’iniziale confusione e incapacità di comprendere cosa stesse succedendo e dell’altrettanto immediata presa di coscienza e consapevolezza dei deportati non appena arrivati, dopo giorni senza cibo e acqua, serrati nei vagoni peggio di animali, nei campi di stermonio. “Il ritorno dei superstiti era altrettanto tragico – ha detto Momigliano – i trasferimenti duravano mesi e quando si arrivava a casa bisognava ricostruire quanto accaduto, cercare i familiari  e amici se sopravvissuti”.

Chi è tornato non ha potuto dimenticare nemmeno per un attimo quello che è successo e molti cominciarono a raccontare quanto loro accaduto: inizialmente molti non furono creduti”. Oggi ben conosciamo invece le pagine di storia più nere dell’umanità, scritte con il sangue di milioni di persone. Il tema della “memoria” diventa ogni giorno più importante perché se nel tempo ci lasciano i testimoni diretti di allora, quello che non si può cancellare è l’assurdità e l’atrocità dei campi di sterminio e quanto accaduto al loro interno. “Nell’Europa unita di oggi per un giovane è difficile immaginare tutto questo e i motivi che portarono alla guerra – ha concluso Momigliano Levi – La memoria serve però a rintracciare sintomi e segnali per evitare fenomeni di esclusione che oggi possiamo intercettare”.

Gli studenti hanno infine chiuso la celebrazione con la visita alla mostra di Stefano Sarti allestita nella Biblioteca regionale di Aosta.

 

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