Che l’Italia fosse il Paese più bello che ci sia, Daniele Vallet l’aveva già capito in occasione del suo viaggio attraverso l’Europa, raccontato nel suo libro Il viaggio sbagliato. Nella sua recente traversata a due ruote dell’Italia, il cicloviaggiatore valdostano, noto per i suoi progetti di mobilità sostenibile, ne ha avuto un’ulteriore conferma.

Esattamente un anno fa, Vallet è partito da Aosta per un viaggio supportato da Avis, Turisti per Caso e Italian Slow Tour, in cui ha percorso l’Italia prima sul lato tirrenico per poi risalire da quello adriatico. L’obiettivo, diffondere la cultura del dono, dell’accoglienza e di quella che Vallet chiama la ‘sorellanza’. “Sono stato ospite di molte sedi dell’Avis in giro per l’Italia, dove ho incontrato le persone per parlare della cultura del dono e della solidarietà”, racconta Vallet.

“Quando qualcuno dice che l’Italia è il Paese più bello del mondo, credeteci. Percorrendola in modo lento, metro dopo metro, ho fatto una vera e propria iniezione di bellezza. Per fortuna grazie alla bicicletta ne ho potuto godere in modo graduale, unendo idealmente nel mio itinerario un’Italia troppo spesso frammentata e divisa, grazie a un viaggio che promuove valori condivisibili da tutti”.

Valori che Vallet ha voluto racchiudere nel libro scritto al momento del ritorno a casa, dopo quattro mesi e mezzo e 6200 chilometri pieni di emozioni — ma anche di tanta fatica, soprattutto nella traversata del Meridione italiano in piena calura estiva. “L’obiettivo è di mettere nero su bianco la bellezza di questo viaggio e anche di ringraziare le tante persone che mi hanno accolto nelle varie località italiane”.
Tra queste, ci sono anche tante famiglie, tra le quali Vallet tiene a ricordare soprattutto quella di Sofia e dei suoi genitori. “A Paestum, mi è capitato di essere ospitato da due genitori che mi hanno chiesto di insegnare alla loro bambina di sei anni ad andare in bicicletta. È stata per me una gioia bellissima riuscire, in poche ore, a insegnarle a pedalare da sola, senza le rotelle”.
Il libro, l’ottavo di Vallet, si apre con un titolo significativo per l’autore, che è noto, oltre per i suoi progetti di mobilità sostenibile, anche per promuovere stili di vita alternativi. “L’ho intitolato Nel flusso della vita perché pedalando sembra di entrare in un flusso di bellezza, riflessione, pace e silenzio. Accanto al flusso della vita, in realtà, c’è anche il flusso del sangue nel corpo, che è legato all’obiettivo condiviso con l’AVIS di promuovere il dono volontario del sangue”.

Il sottotitolo, Non tutti quelli che vagano sono perduti, è invece una citazione dello scrittore Tolkien: “Mi piace questa frase perché, in un certo senso, dà nuova dignità a un modo di viaggiare simile al vagare, al non avere una meta. Il che è una bella metafora per la nostra esistenza, che non ha una vera e propria meta”.
Dopo le prime presentazioni a metà aprile a Fidenza e Salsomaggiore, Vallet presenterà il suo libro anche in Valle d’Aosta, in collaborazione con l’AVIS locale. Nel frattempo, chi vuole può già acquistare il libro, il cui ricavato andrà a sostegno di un progetto per finanziare lo studio di ragazze povere della Papua Nuova Guinea.
