Il Governo impugna, in quanto “incostituzionale”, la norma regionale che sancisce l’ineleggibilità dei professori e ricercatori universitari

?Evidentemente qualche professore della nostra università regionale ha delle conoscenze a Roma?. Questo il commento del presidente della Regione, Luciano Caveri, durante la conferenza stampa di Giunta, alla notizia secondo...
Società

?Evidentemente qualche professore della nostra università regionale ha delle conoscenze a Roma?. Questo il commento del presidente della Regione, Luciano Caveri, durante la conferenza stampa di Giunta, alla notizia secondo cui il Governo avrebbe impugnato la legge approvata dal Consiglio regionale che disciplina le cause di ineleggibilità e di incompatibilità con la carica di consigliere regionale, nella parte che riguarda l’esclusione dall’elettorato passivo del mondo accademico e scolastico.
Secondo quanto stabilito dal Consiglio, infatti, i docenti ed i ricercatori universitari che si intendono candidare alla carica di consigliere regionale devono mettersi in aspettativa a partire dal momento dell’accettazione della candidatura, mentre il Rettore deve dimettersi.

Secondo la presidenza del Consiglio dei Ministri questo particolare aspetto della legge viola gli articoli 51 e 3 della Costituzione.

L’articolo 3 stabilisce che ?è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese?.

Quanto all’articolo 51, ?garantisce a tutti i cittadini il diritto di accedere alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza?, e stabilisce inoltre che ?chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro?.
Infine, si legge nell’impugnativa, ?la legge Costituzionale ha in numerose sentenze ribadito che l’eleggibilità è la regola, l’ineleggibilità l’eccezione?, e bisogna comunque ?accertare che la non candidabilità sia proporzionata al fine e non finisca piuttosto per alterare i meccanismi di partecipazione dei cittadini alla vita politica?.
Detti limiti, sottolinea il documento, ?devono essere osservati anche dalle regioni a statuto speciale?.

“E’ stupefacente – ha commentato il presidente della Regione, Luciano Caveri – la rapidità, frutto di un’azione lobbystica, con cui è stata impugnata la legge. Si tratta di un attacco alle competenze legislative della Valle d’Aosta.
A maggior ragione stupisce il fatto che Roberto Louvin, che si appella spesso e volentieri all’autonomismo regionale, in quanto avversario delle leggi di riforma elettorale si trovi alla fine schierato proprio con chi mette in discussione la nostra autonomia legislativa?.

Pronta la replica di Roberto Louvin, leader del movimento regionale Vallée D’Aoste Vive.
?Non poteva che andare a finire così, poiché – ha affermato – l’incostituzionalità di questa norma era palese, frutto di un grave abuso da parte del Consiglio regionale.
Quanto a Caveri
– ha concluso – dovrebbe smettere di giustificare ogni sciocchezza nascondendosi dietro il pretesto che l’autonomia sarebbe in pericolo?.

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