Il recupero del patrimonio architettonico alpino sposa l’efficienza energetica

Architettura alpina, tradizione, energia e innovazione sono le parole cardine sulle quali si è incentrato il convegno promosso nell'ambito del progetto europeo AlpHouse, che punta recupero sostenibile del proprio patrimonio edilizio.
Convegno Alphouse
Società

Il consumo medio italiano degli edifici si attesta su 17 litri di gasolio a metro quadro in un anno. Il 45% del fabbisogno energetico è legato al patrimonio edilizio, ciò significa che il risparmio energetico è direttamente proporzionale alle perdite degli involucri degli edifici stessi: mura, solaio e tetto. Le dispersioni termiche sono il vero grande neo cui bisogna far fronte attraverso isolamenti efficaci, non impattanti. Oggi esistono già edifici a dispersione zero, anzi edifici che producono energia grazie alle nuove tecnologie e allo sfruttamento delle energie rinnovabili. Queste sono alcune riflessioni emerse nel pomeriggio di martedì 5 ottobre nel corso del convengo dal titolo “Architettura alpina ed energia. Sostenibilità tra innovazione e tradizione” promosso nell’ambito del progetto europeo AlpHouse dall’Assessorato Attività produttive in collaborazione con il COA Energia Finaosta. Il tema del convegno ha interessato  molto non solo i professionisti accorsi in molti, complice anche il credito formativo che l’incontro garantiva, ma anche privati cittadini. L’incontro ha rappresentato infafti un momento privilegiato di riflessione e confronto sull’architettura alpina alla luce delle nuove attenzioni in materia che, staccando dal passato, si concentrano oggi su interventi più sobri ed equilibrati cercando di non snaturare, nel recupero delle strutture, l’essenza delle stesse.

I relatori che si sono alternati hanno presentato i nuovi approcci e le nuove filosofie nel campo dell’architettura, in questo caso alpina, accanto ad esempi di realizzazioni concrete di ottimizzazione e recupero di edifici esistenti. L’innovazione ha ricoperto un capitolo fondamentale, attraverso nuove tecniche e approcci, che ha dimostrato come si possa intervenire sul patrimonio edilizio per renderlo energeticamente efficienti. Proprio l’efficienza energetica ben si inserisce in questa nuova visione rappresentando quella chiave di volta capace di mantenere un legame più attento con il passato, la storia, la via di un edificio da recuperare. “In questo approccio nuovo l’architettura alpina deve fare spazio alle categorie dell’esistenza dell’uomo – ha commentato Darko Pandakovic, professore associato di Architettura del paesaggio al Politecnico di Milano – che sempre più entrano in gioco attraverso le nuove sensibilità del singolo, del gusto personale e della memoria storica dei luoghi. E’ necessario capire cosa è necessario e cosa transitorio ed il pericolo è che manuali di intervento “paralizzati”, Sovrintendenze dei beni culturali “bloccate” e un certo manierismo, equivoco sulle forme della cultura antica, producano un’architettura standardizzata che non ha più quegli elementi di sobrietà, essenzialità, povertà e silenzio che caratterizzavano le costruzioni un tempo”.

Karlheinz Valtl della Camera di Commercio e dell’Artigianato di Monaco e dell’Alta Baviera, capofila del progetto di Cooperazione Territoriale in ambito Spazio Alpino AlpHouse di cui la Valle d’Aosta ‘Il recupero del patrimonio architettonico alpino secondo criteri di efficienza energetica e la sua salvaguardia non sono in contraddizione. Dobbiamo prendere spunto dall’architettura vernacolare per tradurre antichi modelli costruttivi in progetti che si adeguino al vivere contemporaneo nel rispetto della tradizione’‘.

In questo senso il progetto AlpHouse “rappresenta una grande possibilità – hanno puntualizzato gli architetti Chiara Bertolin e Erika Favre, del Coa Energia, coinvolte nel progetto transnazionale – per le piccole e medie imprese che vogliono accrescere le loro competenze nell’ambito dell’efficienza energetica degli edifici e un’opportunità economica’.

Il progetto europeo AlpHouse, inserito nel programma spazio alpino 2007-2013 si pone quale obiettivo la crescita della competitività e dell’attrattività delle regioni coinvolte attraverso il recupero sostenibile del proprio patrimonio edilizio. Centrale in questo senso la formazione delle piccole e medie imprese su cui si concentra parte del progetto. I primi edifici sui quali si interverrà con il progetto Alphouse si trovano nei comuni di Avise, Champorcher, Gressoney Saint Jean e Gressoney La Trinité.

Vuoi rimanere aggiornato sulle ultime novità di Aosta Sera? Iscriviti alla nostra newsletter.

Articoli Correlati

Società
Società

Fai già parte
della community di Aostasera?

oppure scopri come farne parte