La Croix noire si prepara ad ospitare le sue regine. Domenica la finale

Meno due giorni alla finale della Bataille des Reines, in programma per domenica 18 alla Croix Noire di Aosta dove verrà incoronata la “reina des reines”. L’appuntamento è la festa degli allevatori, il “superball” delle pezzate valdostane.
Ph. Daniele Ronc - Bataille
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Il mondo degli allevatori valdostani è in fermento. Meno due giorni all’appuntamento più atteso dell’anno: la finale della Bataille des Reines. L’appuntamento è per domenica 18 ottobre, alla Croix Noire di Aosta. Altro che Superball, altro che Coppa Davis o Coppa dei Campioni. L’evento sportivo per eccellenza, in Valle, è la finale delle regine delle stalle e dei pascoli. Raccontare quest’appuntamento ad una persona che abita fuori dai confini regionali è assai difficile. Mucche che si prendono a cornate? No, c’è molto di più. Il “superball” delle pezzate valdostane è innanzitutto un momento di incontro tra gli allevatori, sono loro, assieme alle mucche, i veri protagonisti. E’ la loro festa. Negli anni lo stile di vita degli allevatori ha fatto enormi passi in avanti, in loro soccorso sono arrivati i trattori, le mungitrici e le falciatrici. Tutti strumenti che hanno semplificato e alleggerito il loro lavoro. Ma i ritmi rimangono quelli di sempre. Un allevatore vive in funzione delle mucche che ha in stalla. I vecchi delle vallate non si stancano di sottolinearlo: “E’ una vita dura, non c’è Natale o domenica che tenga”.
 Sveglia quotidiana all’alba, poi in stalla a dare il buongiorno alle mucche. D’estate si espatria sulle vette delle Alpi valdostane, negli alpeggi, i ritmi cambiano, il lavoro si moltiplica. Sveglia, pascolo, ruscelli da rifare, mungitura, caseificio, prati da falciare, fieni da mettere a riparo. Tutto per loro, le mucche, che in Valle sono coccolate come fossero piccoli Buddha. Se sono reines le si vizia più che i propri figli.
 
La domenica è il loro momento, tutte sul camion per raggiungere il luogo della Bataille. Gli allevatori si incontrano e passano la giornata ad ammirare la loro passione in mezzo a un’arena. La finale della Battaille des Reines va vista in questo senso. Non è solo e tanto una manifestazione sportiva unica nel suo genere. E’ un premio, una pacca sulle spalle, un riconoscimento per il lavoro svolto tutti i giorni. Una ricompensa e una gratificazione per le levatacce mattutine, per il caldo patito nel fare i fieni, per il sudore e il mal di schiena. Vincere la finale per gli allevatori valdostani non ha prezzo. Basta guardare negli occhi il proprietario della Reina di turno. Anche il più burbero dei valdostani si scioglie e scoppia in un pianto liberatorio. “E’ il mio sogno da sempre, è il giorno più bello dopo il mio matrimonio”, ha detto un vincitore di qualche edizione fa.
Ed è proprio questo l’aspetto più vero e genuino delle Batailles des Reines, quello che le ha fatte sopravvivere al nuovo millennio, al cambiamento dei tempi. E’ la Passione con la “P” maiuscola. E quindi poco importa se la finale diventa spesso anche una vetrina pre-elettorale, gli agricoltori, con il bastone in mano e la camicia a quadri, non si lasciano infinocchiare tanto facilmente.
Quella di domenica arriva dopo le 20 Batailles che si sono tenute dalla primavera in poi, una lunga serie di eliminatorie che ha selezionato le potenziali regine. Le bovine vengono divise in tre categorie, in base al loro peso. Ogni categoria una Reina. Ma la “reina delle reines”, la regina di tutte le regine è quella che sbaraglia tutte le concorrenti in prima categoria.

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