Nasce “Sentirsi a casa”, il progetto per sviluppare l’autonomia in 20 donne straniere

Il progetto, finanziato con fondi ministeriali, è stato avviato dal Comune di Aosta. Nel tavolo di co-progettazione anche due assessorati regionali e cinque cooperative sociali. L'obiettivo è mettere a disposizione un appartamento al JB Festaz per donne sole o con figli, per cercare poi un inserimento lavorativo e sociale.
Società

Un appartamento a disposizione, un percorso di integrazione che passa attraverso il lavoro – esprimendo le proprie potenzialità -, la partecipazione alla vita della comunità. Il Comune di Aosta ha presentato questa mattina la sua adesione al progetto del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali “Sentirsi a casa”, finanziato con 500mila euro in due annualità dal fondo nazionale per le Politiche migratorie.

Il progetto si rivolge alle donne straniere, sole o con figli, con l’obiettivo di “sprigionare” le proprie potenzialità per entrare nel mondo del lavoro e diventare così parte integrante della società. Voluto dal Comune su sollecitazione del Ministero, a sostenere l’Amministrazione cittadina – nel tavolo di co-progettazione – l’Assessorato regionale alle Politiche sociali e quello al Lavoro e formazione, assieme a cinque cooperative sociali: La Sorgente (in qualità di capofila), L’Esprit à l’envers, La Libellula, Indaco e Enaip Vallée d’Aoste.

“Il progetto si chiama ‘Sentirsi a casa’ perché non dà una casa a chi ne ha bisogno ma vuole far sì che le persone si sentano accolte, è un progetto di inclusione – ha spiegato l’assessora alle Politiche sociali di Aosta Clotilde Forcellati -. Si rivolge alle donne sole, con figli o senza, straniere, che sono in un momento di difficoltà. E che hanno sì delle fragilità ma anche delle potenzialità che vanno fatte emergere e accompagnate in un percorso di inclusione, di socializzazione, di inserimento lavorativo nella nostra società. E che così potranno davvero sentirsi a casa, accolte e parte attiva della nostra comunità”.

L’appartamento messo a disposizione è stato allestito all’interno del JB Festaz. Ed è composto da una cucina, il soggiorno, tre camere da letto e due servizi. Dice Forcellati: “Non ci sarà una permanenza costante nell’alloggio, sebbene il programma duri due anni. In questi mesi, con una rotazione importante, il progetto coinvolge 20 donne e 30 bambini. Con la possibilità di un passaggio a mano a mano che le persone, con propri figli, si rinforzino e possano uscire. Crediamo nella dipendenza dai servizi in un primo momento, che diventi però un percorso che porti all’autonomia della persona. E questa è la strada che vogliamo perseguire”.

“Abbiamo pensato ad una permanenza nell’appartamento di circa sei mesi – chiude l’assessora -. Si deve mettere un termine ma anche essere flessibili e disponibili ad ampliare i tempi dipendentemente dalle persone e dalle loro capacità di essere autonomi”.

Ad ospitare fisicamente le persone sarà, come detto, il JB Festaz. Il presidente del cda Ruggero Meneghetti spiega: “È un progetto che ha una valenza evidente, sotto gli occhi di tutti. Posso solo ricordare che la nostra azienda vi ha aderito con impegno per un dovere soprattutto etico: siamo l’ente che da tre secoli e mezzo si occupa di assistere malati e bisognosi. E proprio in quest’ottica il JB Festaz si è reso disponibile e ha fatto la sua parte. Conto che, al di là della durata biennale, il progetto possa proseguire in futuro”.

Chi invece accompagnerà le ospiti nell’inserimento sarà il Terzo settore, come racconta Tiziana Gagliardi della cooperativa Enaip Vallée d’Aoste e referente di “Sentirsi a casa”: “Sentirsi parte di una rete è il punto centrale del progetto. C’è la rete che si è composta dalla chiamata del Comune con le cooperative a mettere assieme il proprio know-how, ma anche le beneficiarie del progetto, affinché si sentano parte attiva della comunità. Questo è l’unico modo per creare economia sociale. Ci sarà l’appartamento, ma soprattutto l’accompagnamento, affinché le persone possano trovare una soluzione abitativa, un luogo protetto e sicuro, nel quale stare”.

Ma, dice ancora Gagliardi, “per arrivarci è necessario pensare alla valutazione dei talenti di queste donne, spesso sopiti dal progetto migratorio, e trovare il modo di valorizzarli. Non solo: è importante anche la rete informale che queste persone portano con sé, attraversando un percorso importante, anche sul nostro territorio, appoggiandosi ai servizi. Per noi, il compito sarà quello di valorizzare i servizi per non sovrapporci. Si può così fare rete con tutto il territorio, gli Enti, i servizi. È l’unica via per fare parte davvero di qualcosa”.

“È un progetto di umana solidarietà ma anche di economia sociale – ha spiegato infine il sindaco di Aosta Gianni Nuti -. Nasce dalla sollecitazione dell’Amministrazione pubblica centrale ma ricade in modo sistemico sul nostro territorio, coinvolgendo gli Enti r creando quei progetti di rete che rendono virtuoso un luogo come e fanno ben pensare per il futuro. È un modello di collaborazione e cooperazione che cerchiamo di estendere e che merita un’attenzione particolare e prospettive di sviluppo ulteriori”.

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