Shani Meynet, da Châtillon a Uppsala in Svezia per un futuro da ricercatore in Fisica

Shani Meynet, classe 1993 di Châtillon, da sei mesi vive in Svezia, dove sta per iniziare un Postdoc in Fisica Teorica presso l’Università di Uppsala.
Shani Meynet
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Il suo percorso inizia alle scuole superiori: Shani, fin da ragazzino appassionato dalle materie scientifiche, frequenta il Liceo Scientifico di Saint-Vincent, dove viene introdotto alle materie che segneranno il resto dei suoi studi, fisica e matematica. Una volta diplomato si trasferisce a Torino, dove consegue dapprima la laurea triennale in Fisica, poi quella magistrale in Fisica con indirizzo Teorico. Concluso il percorso universitario, Shani decide di proseguire la sua esperienza nel contesto accademico e presenta quindi domanda per un dottorato: “L’ammissione al dottorato è il primo ostacolo che si incontra nel percorso nel mondo della ricerca – racconta – all’Università ci si iscrive, si pagano le rette e si frequentano le lezioni, senza grosse selezioni, almeno nel mio ambito. Per il dottorato la strada si complica: ci sono pochi posti e devi superare un esame o colloquio per poi essere selezionato e, se ciò non avviene, è molto difficile continuare in quella direzione. Fortunatamente sono stato ammesso alla Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste”.

Si tratta, per lui, di un’esperienza lunga 4 anni, che rappresenta l’occasione per trasferirsi in una nuova città e fare le prime esperienze nell’ambito dell’Accademica. Trascorso questo periodo, Shani si scontra con il secondo ostacolo: il Postdoc. “Se essere selezionati per il dottorato è difficile, per il Postdoc lo è ancora di più. Generalmente solo il 20/25% dei candidati supera la selezione”. I Postdoc sono contratti di lavoro, successivi al dottorato, di durata compresa tra uno e tre anni, offerti dai centri di ricerca di tutto il mondo, che valutano studenti e ricercatori sulla base di curriculum, pubblicazioni e referenze da parte di professori e collaboratori. La funzione principale è quella di preparare i giovani ricercatori al mondo accademico, dando loro maggiore autonomia e responsabilità nella gestione del lavoro, e di conoscere e farsi conoscere dalla comunità scientifica internazionale. Questi sono gli aspetti fondamentali per riuscire nella carriera di ricercatore.

La fortuna di Shani è stata quella di passare un semestre nel centro di ricerca svedese alla fine del suo dottorato. Lì si è fatto conoscere dai professori dell’Istituto, dai quali ha poi ricevuto un’offerta per un contratto di due anni. Grazie alla vittoria parallela di una borsa di studio italiana, Shani ha potuto anticipare l’inizio della collaborazione con l’Università di Uppsala, trasferendosi già da gennaio 2022, anticipando di sei mesi l’inizio del contratto di Postdoc. “Oggi lavoro con un giovane Professore italiano che, come me, ha iniziato il suo percorso a Trieste. Lavoriamo su modelli Fisici costruiti a partire dallo studio di oggetti Matematici chiamati “varietà di Calabi-Yau. In particolare ci occupiamo di quelle che in gergo si chiamano “higher-form symmetries”, un tipo di simmetria molto utile in moltissimi contesti: dalla fisica delle particelle subatomiche alle “grandi” scale dei semiconduttori”.

Con il trasferimento in terra svedese, oltre ai cambiamenti lavorativi, Shani deve confrontarsi con una cultura e un territorio nuovo: “Trovo che qui ci sia “poca” gente rispetto alle nostre città. Uppsala conta più di 150.000 abitanti, ma l’effetto che fa è di una piccola cittadina, mi ricorda un po’ Courmayeur, con la sua via centrale e tutte le attività che vi gravitano attorno. La gente è molto silenziosa e il grosso delle abitazioni si trova lontano dal centro. Tutti si muovono in bici, è davvero raro vedere del traffico per le strade. Il clima è molto simile a quello valdostano, anche se più che il freddo, quello che colpisce qui è la durata delle giornate. Mentre d’inverno il sole rimane sempre all’orizzonte, con 4/5 ore di luce, d’estate non tramonta fino alle 3/4 del mattino. Qui, poi, è tutto molto moderno, sembra che ogni cosa sia stata costruita al massimo 20 anni fa, anche gli edifici più vecchi. Le persone sono molto silenziose e riservate, cosa che non mi dispiace avendo trascorso anni in città piuttosto caotiche. Non ho ancora iniziato a studiare la lingua, ma non è un grosso problema: tutti parlano inglese in modo fluente, comprese le persone più anziane”.

Anche grazie alla libertà di organizzazione concessa dal suo lavoro, Shani si è adattato molto bene sin da subito a questa nuova realtà: “La città mi piace molto, ha un bel fiume che l’attraversa, con vari bar lungo le rive dove spesso mi ritrovo con i colleghi e, a mezz’ora di treno, c’è Stoccolma, città stupenda dove, per puro caso, sono finiti a lavorare alcuni miei amici conosciuti tra Torino e Trieste. Inoltre, il lavoro mi permette una gestione autonoma, per cui riesco a ritagliarmi diversi momenti per fare dello sport e godermi il territorio”.

Essendo ad inizio carriera, Shani non ha progetti definiti per il futuro: “non posso permettermi il lusso di rinunciare a nessuna offerta o trasferimento necessario se voglio proseguire nel mondo della ricerca. È un mondo che cambia velocemente e le cose possono variare in ogni momento. Mi piace la Valle d’Aosta, lì ho la mia famiglia e molti amici e vi rientro sempre volentieri, ma vista la carriera che ho deciso di perseguire non penso avrò modo di tornare a viverci nel breve periodo”.

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