Trent’anni di comunità minorili in Valle

Un convegno ad Aosta ha puntato i riflettori sulla situazione delle comunità per minori. In Valle d’Aosta sono tre, una quarta si occupa dei ragazzi dai 18 ai 21 anni, gli ospiti sono una trentina. Numerose sono le famiglie disponibili ad ospitare.
Il logo disegnato dai ragazzi
Società

Trent’anni fa, per rispondere alle necessità dei bambini e dei giovani in difficoltà, nascevano le prime comunità per minori valdostane. In questi anni la società è mutata profondamente, e perciò anche le strutture residenziali e di accoglienza per i minori hanno bisogno di essere “tarate” nuovamente.

Per fare il punto della situazione e discutere del futuro delle comunità minorili è stato organizzato ad Aosta un convegno dedicato ad educatori, formatori, docenti, psicologi e direttori di strutture, valdostani ma non solo. Nella nostra regione sono quattro le comunità attive, una delle quali “Primo volo”, segue i ragazzi dai 18 ai 21 anni, traghettandoli verso l’autonomia.

Le comunità valdostane ospitano una trentina di minori, mentre circa quindici ragazzi vivono nelle strutture d’accoglienza fuori Valle, in quanto è stato ritenuto necessario allontanarli maggiormente dalla loro situazione familiare. Esistono anche molte famiglie che si dichiarano disponibili all’accoglienza temporanea dei minori.

Il venerdì è stato dedicato ai dibattiti e ai gruppi di lavoro, mentre sabato la giornata è stata fitta di conferenze. Il logo dell’iniziativa è stato disegnato dai minori stessi, reduci da un laboratorio grafico in compagnia di Franco Balan. Le varie opere, compresa quella che ha vinto, sono state esposte all’Hostellerie du Cheval blanc, dove si svolto il convegno.
Un momento di alta riflessione l’ha regalato il video “Passo il tempo stringendo i pugni sul cuore” di Gabor Palotas. Il film documentario presentava varie interviste a ragazzi e ragazze con difficoltà comportamentali ed emotive, usciti dopo anni dalle comunità per minori. Ha chiuso il convegno la lectio magistralis del professor Jean Pierre Pourtois, della facoltà di psicologia e scienze dell’educazione dell’Università di Mons-Hainaut, in Belgio.
 

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