Società di Alice Dufour |

Ultima modifica: 24 Aprile 2019 16:19

Uno scatto all’ombra del buco nero: il contributo della valdostana Elisabetta Liuzzo

Aosta - Divisa tra Aosta e Bologna, la ricercatrice Elisabetta Liuzzo ha contribuito all’acquisizione della prima immagine di un buco nero. Il risultato, annunciato lo scorso 10 aprile, è considerato un importante traguardo per l’intera comunità scientifica.

La ricercatrice valdostana Elisabetta Liuzzo e l'immagine del buco neroLa ricercatrice valdostana Elisabetta Liuzzo e l'immagine del buco nero

“È paragonabile alla risoluzione che ci vorrebbe per distinguere una pallina da tennis sulla Luna”. Le parole della scienziata Elisabetta Liuzzo, riferibili alla risoluzione angolare necessaria ad osservare un buco nero, suggeriscono la difficoltà dell’impresa che l’ha vista protagonista.

È dello scorso 10 aprile l’annuncio della prima acquisizione dell’immagine di un buco nero. Tra i ricercatori coinvolti nel progetto, anche Elisabetta, laureata in Astrofisica e Cosmologia all’Università di Bologna, attualmente ricercatrice dell’INAF – Istituto Nazionale di Astrofisica.

“L’idea di osservare il buco nero, o meglio dire la sua ombra, è nata circa vent’anni fa“. Ma è soltanto nel 2013 che cominciano le campagne osservative, inizialmente effettuate con tre telescopi. Numero che è passato a otto nel 2017, anno in cui sono stati ottenuti i primi risultati. Dati dalla cui analisi e pulizia, tra il 2017 e il 2019, è derivata una prima immagine.

Non un semplice scatto. Bensì più telescopi sparsi intorno al mondo con l’obiettivo di creare un telescopio virtuale grande come il diametro della Terra, dotato di un altissimo potere risolutivo.
Lo strumento ha potuto ‘fotografare’ l’ombra di M87, buco nero presente nella costellazione della Vergine distante dalla Terra 55 milioni di anni luce. Un anello luminoso contornato dall’energia della materia in caduta libera verso il centro del buco. In una zona dove “ciò che entra, non esce più”. Zona chiamata “orizzonte degli eventi”. Da qui il nome Event Horizon Telescope, consorzio internazionale che ha portato avanti il progetto e di cui fa parte la costola europea Black Hole Cam. Tra i duecento ricercatori di Event Horizon Telescope, anche Elisabetta Liuzzo, entrata nel team nel 2018 grazie alle sue competenze di riduzione e calibrazione dei dati del telescopio Alma, la cui esistenza è fondamentale per il funzionamento dello strumento di osservazione.

Se le prove precedenti erano indirette, questa “è la prima prova diretta dell’esistenza di un buco nero”. La scoperta smentisce in parte alcune teorie alternative e ne avvalora altre. Prima fra tutte, quella della relatività di Albert Einstein, precursore dei buchi neri.

Il progresso avanza. Quell’immagine per un astronomo osservativo è un grande successo. Abbiamo uno strumento che riesce a osservare a risoluzioni angolari prima inaccessibili” afferma oggi la valdostana Elisabetta Liuzzo con l’orgoglio di chi ha avuto un ruolo nel raggiungimento di un risultato davvero importante per l’intera comunità scientifica.

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