Violenza sulle donne: “le mani che uccidono sono armate da tutti noi”

L'avvocato Rosa Pepe nel suo intervento questa mattina al convegno dal titolo "Violenza o conflitto? Come riconoscere la differenza” ha evidenziato le criticità di molti soggetti che si occupano, a diverso titolo, del fenomeno violenza sulle donne.
Rosa Pepe - Conferenza Donne contro la violenza
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“In Italia viene uccisa una donna ogni 72 ore e non abbiamo un Ministro delle Pari Opportunità né un movimento politico che abbia dedicato due righe nel suo programma al contrasto della violenza sulle donne” E ancora: “le mani che hanno ucciso queste donne le abbiamo armate un po’ tutti noi”.

Le frasi, sicuramente forti, le ha pronunciate questa mattina Rosa Pepe, avvocato e Presidente di Artemide, un’associazione di Napoli che fornisce supporto legale e psicologico alle donne vittime di violenza, nel suo intervento all’incontro dal titolo “Violenza o conflitto? Come riconoscere la differenza”.

Quel noi si riferisce ai tanti soggetti che nel salone di Palazzo regionale stavano ascoltando la sua testimonianza. Quel noi riguarda, in particolare, coloro che si occupano, a diverso titolo, del fenomeno violenza sulle donne: i magistrati, le forze dell’ordine, i rappresentanti istituzionali, gli operatori sociali, gli avvocati e i giornalisti.

“La violenza viene percepita ancora come una questione che deve risolvere la famiglia senza invadenze esterne, mentre è una violazione dei diritti umani”. Rosa Pepe, che con il dramma della violenza sulle donne è alle prese tutti i giorni, come avvocato e come promotrice di progetti sociali di riscatto delle vittime, nel suo intervento denuncia la distrazione e l’arretratezza del nostro paese sul tema.

A partire dalle forze dell’ordine spesso poco formate ad accogliere le vittime che scelgono di denunciare, agli stessi magistrati “che impongono il modello della bigenitorialità anche con il provvedimento dell’affido condiviso sulla base dell’assunto, spesso errato, che un uomo anche se violento può essere un buon padre”. Non risparmia neanche i giornalisti e i loro titoli sensazionalisti, letti da milioni di persone, che non rispettano la realtà. “Siamo stufe di leggere espressioni come raptus di follia associate ad un femminicidio, la violenza in famiglia è spesso un’escalation e le parole hanno un peso ancora più grave quando sono usate da chi ne conosce il senso e lavora con il linguaggio”.

La strada indicata da Rosa Pepe per un impegno congiunto sul tema comprende la sensibilizzazione nelle scuole, il lavoro sul disagio maschile, sul corretto uso del linguaggio e per l’indipendenza economica alle donne vittime di violenza.

Al convegno, organizzato dal Centro Donne contro la violenza in collaborazione con l’Assessorato regionale alla Sanità, Salute e Politiche sociali, in mattinata è intervenuto anche Fabio Roia, giudice e pm di punta del pool famiglia della Procura di Milano. “Gli uomini che commettono violenza sulle donne spesso sono recidivi e non hanno la piena consapevolezza che stanno commettendo dei crimini”. Una convinzione che viene rafforzata dai messaggi e dalle immagini veicolate dalla comunicazione e pubblicità.

 

0 risposte

  1. Certo esistono casi di violenza maschile e femminile ma si tratta di uno o due su un milione! Oltretutto in Italia, Grecia e Giappone sono i più bassi al mondo! Spesso casi psichiatrici. In Austria e Finlandia già il tasso è TRIPLO. Sono dalle 10 alle 20 volte superiori i suicidi, gli incidenti stradali e quelli sul lavoro. E questi si mi preoccupano per le mie figlie! Perfino i TRATTORICIDI ( morti alla guida di un trattore ) sono di più.
    In realtà in un tempo di vacche magre psicologhe e avvocatesse dei c.d. centri antiviolenza cercano di difendere il loro posto di lavoro gonfiando le cifre. Cercando facile e populistico consenso. Chi non è contro gli omicidi in particolare delle donne?

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