Dennis Berthod “Re di Spagna”: vince la Liga di futsal con il Jimbee Cartagena

Al suo primo anno in Spagna il portiere valdostano ha esordito in Primera Division in una stagione storica per i suoi, con Supercoppa e Scudetto. "Qui il livello è altissimo, sei trattato da professionista. I tifosi ti chiedono l'autografo per strada, le partite sono da pelle d'oca".
Dennis Berthod Jimbee Cartagena
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È bastato meno di un anno a Dennis Berthod per ambientarsi in Spagna. Ormai parla con accento e parole spagnoli (“quando sento i miei parliamo in dialetto, l’italiano lo sto un po’ perdendo”), e ha scalato le preferenze dell’allenatore del Jimbee Cartagena, Eduardo Sao Thiago Lentz, arrivando ad essere convocato ed esordire nella Primera Division del calcio a 5 spagnolo in una stagione storica per i murciani. Domenica 23 giugno 2024, infatti, il Jimbee Cartagena ha vinto per la prima volta il titolo, superando ElPozo Murcia per 5-2 in gara-4 della finale, dopo aver già portato a casa la Supercoppa Spagnola a gennaio.

“Davvero non me l’aspettavo, per me era già un sogno andare a giocare in Spagna”, racconta Dennis Berthod, approdato al Cartagena dopo una vita all’Aosta Calcio 511 e due anni ad Avellino nella Sandro Abate. “Ho sempre creduto che avevamo la possibilità di vincere, ma tra crederci e riuscirci ce ne passa”.

La stagione regolare forse non faceva presagire questo percorso: il Cartagena aveva chiuso al 5° posto con 49 punti, a 14 lunghezze dal Barça e 12 dal Murcia, secondo. Dal 2005/06, a parte quello del 2007/08, il titolo della Primera Division (chiamata Division de Honor dal 1989 al 2011) è stato sempre e solo un affare di ElPozo Murcia, Barcelona e Inter Movistar, dominatori assoluti del futsal spagnolo ed europeo. Tre squadre che il Jimbee Cartagena ha trovato lungo il suo cammino ai playoff, superandole sempre. La prima a soccombere è stata l’Inter, sconfitta 4-2 fuori casa e 2-1 in casa ai quarti. Poi è toccato in semifinale al Barça, battuta 3-2 fuori casa e 2-1 a Cartagena. La finale con ElPozo Murcia, al meglio delle cinque, è stata quasi a senso unico: il Jimbee Cartagena ha vinto gara-1 e gara-2 per 2-1 fuori casa, perdendo ai rigori gara-3 e dominando 5-2 la partita che ha regalato lo scudetto.

“Mi sono trovato subito benissimo, la gente mi ha accolto molto bene”, racconta ancora Berthod, che a Cartagena ha ritrovato Gabriel Motta, suo compagno di Nazionale. “Ho avuto la fortuna di potermi allenare con la prima squadra e giocare con la seconda. Ci ho messo un po’ ad ambientarmi perché qui il livello è altissimo, ho notato molta differenza con l’Italia. Quello che mi ha colpito di più è soprattutto la professionalità delle squadre, è come giocare in una serie A di calcio. Cartagena è una città relativamente piccola, circa 200mila abitanti, e questo ha i suoi pro ed i suoi contro: i tifosi per strada ti chiedono foto e autografi, ma se le cose andassero male hai gli occhi puntati addosso per qualsiasi cosa tu faccia fuori dal campo”.

Berthod però non ha dubbi su quale sia la tifoseria migliore: “Tutte le partite sono da pelle d’oca, ci sono 5-6 mila persone che tifano e cantano per tutta la partita, ma i nostri sono i migliori, un ambiente fantastico, una cosa mai vista”.

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