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Ultima modifica: 16 Maggio 2019 16:10

Giù dalla Parete Nord della Becca di Nona con gli sci: l’impresa di due valdostani

Charvensod - Alessandro Letey e Yari Pellissier, saliti con Edoardo Camardella e Pierre Lucianaz, hanno compiuto una “prima” sulla scia della prima assoluta di Davide Capozzi e Julien Henry con lo snowboard nel 2013.

Yari Pellissier e Alessandro LeteyYari Pellissier e Alessandro Letey

È la montagna che tutti gli aostani – e non solo – vedono ogni giorno, senza neanche il bisogno di dover alzare troppo lo sguardo. Nonostante i suoi “soli” 3.142 metri è in grado di oscurare i 3.559 metri del Mont Emilius. Dopo l’alluvione del 2000 aveva fatto spaventare, ma ora è sfidata di corsa ogni due anni da mille persone. Non c’è dubbio che la Becca di Nona, pur non essendo tra le montagne più alte della Valle d’Aosta, abbia un’altissima importanza simbolica.

Vederla tutti i giorni deve aver solleticato la voglia di sfida di chi è abituato a vivere la montagna in maniera più “adrenalinica”, ed è quello che è successo ad Alessandro Letey, Yari Pellissier ed Edoardo Camardella che, seguiti da Pierre Lucianaz che ha scattato foto e girato riprese col drone che finiranno in un video, il 29 aprile hanno sceso – quasi sicuramente per primi – la Parete Nord con gli sci. L’hanno fatto sulle orme di quella che forse è stata la prima assoluta, fatta da Davide Capozzi e Julien Henry nel 2013 con lo snowboard.

“Davide è mio amico e ne abbiamo parlato spesso”, racconta Alessandro Letey. “Mi aveva fatto vedere delle foto e, tenendo sotto controllo la situazione della neve ogni giorno con il binocolo, siamo riusciti a trovare il momento giusto”. Come spiega Alessandro, la difficoltà di scendere la Parete Nord con gli sci sta proprio nella necessità che ci sia molta neve per collegare i diversi pendii, cosa non facile per una montagna poco alta come la Becca di Nona. Ed è curioso che le condizioni giuste si siano presentate proprio in un’annata povera di precipitazioni nevose.

“È una discesa che guardo da quando scio, e mi sono detto: “Prima o poi mi piacerebbe farla”. È stata una bella soddisfazione. Ci abbiamo messo circa sei ore a salire, facevamo fatica a trovare il passaggio più adatto ed abbiamo dovuto assicurarci con la corda. Una volta su, abbiamo deciso di scendere solo io e Yari perché non c’era abbastanza neve”, spiega ancora Letey.

Meno di un’ora per scendere, ma una sciata ricca di significato ed emozione. Con la voglia di cercare nuove sfide.

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