Pesca, attesa deroga del Ministero per riaprire le riserve

"Siamo fiduciosi, perché non ci sono particolari rischi per le nostre riserve” sottolinea il Presidente del Consorzio Pesca, Gianfranco Teggi. L'apertura della stagione della pesca è in programma il 2 aprile.
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Dopo aver tenuto chiuse l’anno scorso le riserve di pesca, il Consorzio Pesca Valle d’Aosta spera oggi, a poche settimane dall’apertura della stagione, prevista per il 2 di aprile, di poter consentire nuovamente l’accesso agli appassionati.

“Nel 2021 il consorzio regionale pesca in collaborazione con la Struttura flora e fauna dell’amministrazione regionale ha predisposto lo studio del rischio avvalendosi di esperti del settore” ha spiegato in Consiglio regionale l’Assessore all’Agricoltura Davide Sapinet, rispondendo a due iniziative presentate dai consiglieri della Lega Vda Denis Brunod e di Forza Italia Mauro Baccega. “Il 20 gennaio 2022 si è svolto un confronto tecnico sul documento e nell’ambito di questo confronto Ispra ha evidenziato la necessità di effettuare alcuni approfondimenti e alcune integrazioni, che sono state ultimate in questi giorni. La nuova documentazione verrà inviata entro la metà del mese di marzo. La risposta favorevole di Ispra consentirà l’ottenimento dell’autorizzazione ministeriale al fine di permettere il regolare svolgimento della stagione di pesca”.

Con il via libera del Ministero, il Consorzio pesca potrà nuovamente fare delle semine di specie non autoctone. “Trote fario del ceppo atlantico e le iridee” spiega il Presidente del Consorzio Gianfranco Teggi. “Dovranno essere tutte femmine e sterili per non interferire con le specie autoctone”.

Nell’aprile del 2021 era arrivata, infatti, l’applicazione della Direttiva Habitat 92/43/CEE, che limita l’immissione nelle acque di specie ittiche non autoctone. Una tegola per il Consorzio Pesca, costretto l’anno scorso a tenere chiuse le riserve, vista l’indisponibilità di materiale ittico autoctono (marmorate, temoli o mediterranee), con una perdita di introiti di 200mila euro, su un bilancio di poco più di un milione di euro. La normativa “stringente” ha comportato anche un “contenutissimo” calo degli iscritti, inferiore al 10%.

“Se l’anno scorso nulla è cambiato per le acque libere, nelle quali abbiamo potuto fare le immissioni in primavera, ma saltato quelle dell’autunno, per le riserve, non sapendo cosa metterci dentro, abbiamo dovuto tenerle chiuse. Ora abbiamo chiesto una deroga per tutti i torrenti e le riserve, una volta ricevuta la risposta, faremo analoga richiesta anche per i laghi alpini, che l’anno scorso non sono stati ripopolati. Siamo fiduciosi, perché non ci sono particolari rischi per le nostre riserve e siamo, quindi, sicuri di poterle riaprire”.

Accanto alle deroghe ministeriali, il Consorzio si è fatto promotore di uno studio condotto dall’università delle Marche, che potrebbe riconoscere come specie autoctona la trota fario del ceppo mediterraneo. “Vorremmo puntare su questa produzione – prosegue Teggi – con lo stabilimento di Morgex”.

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