Tarcisio Navillod completa il doppio Tor: “Questa gara non esisterebbe senza i valdostani”

Partito da Courmayeur martedì 2 settembre, all’alba, vi ha fatto ritorno domenica 14 settembre alle 8: poche ore dopo l’arrivo degli ultimi partecipanti “ufficiali”. Una passeggiata di 664km e 48mila metri di dislivello completata in 269 ore e 16 minuti.
L'arrivo di Tarcisio Navillod a Courmayeur
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Il suo nome non compare nella lista dei finisher di quest’anno, insieme a quello dei 444 atleti che hanno tagliato il traguardo di Courmayeur, ma lui il Tor des Géants l’ha finito eccome. E per ben due volte di fila, senza fermarsi. Due giri di giostra, una passeggiata di 660km e 48mila metri di dislivello completata in 289 ore e 16 minuti. L’eroe, o il folle a seconda dei punti di vista, è Tarcisio Navillod, 65 anni di Antey, guida alpina in pensione e inventore del Cervino X Trail con Enzo Scipioni. Partito da Courmayeur martedì 2 settembre, alle 7 di mattina, vi ha fatto ritorno domenica 14 settembre alle 8.24, sempre di mattina, poche ore dopo l’arrivo degli ultimi partecipanti “ufficiali”.

“Sia ben chiaro – spiega Navillod al telefono, con una voce finalmente riposata – il mio viaggio non vuole affatto sminuire chi ha concluso un Tor solo, anzi, nutro profonda stima anche solo per chi ci ha provato. La mia è stata in primis una scelta personale, di crescita interiore: un lungo momento di riflessione, diciamo”. Lungo e faticoso, soprattutto il secondo giro. “Tutto bene fino al primo giro di boa – racconta – poi a Champorcher sono scivolato, per la pioggia, e mi sono procurato una distorsione al ginocchio. Ho pensato di mollare tante volte ma ho tenuto duro: se sono arrivato in fondo, e per scendere dal Bertone ho fatto veramente molta fatica, è solo merito di chi mi ha rimesso in sesto e di chi mi ha supportato in queste due settimane”. D’altronde, come scritto sullo stricione gigante che lo ha accolto al traguardo, "con gli amici a fianco nessuna strada è troppo lunga".

A lui nessuno potrà contestare un taglio di percorso, un mancato passaggio a un punto di controllo o altre irregolarità: la via, sia durante il primo che il secondo giro, non era segnata. E poi, d’altronde, non era iscritto ufficialmente alla corsa. Già finisher al Tor nel 2010, con il 33° posto, e nel 2013, con l’83°, dopo due ritiri nel 2011 e nel 2012, Navillod non ha potuto prendervi parte quest’anno perché il regolamento gliel’ha impedito. “Al fine di garantire un “ricambio” progressivo dei corridori – si legge sul sito internet della gara, sotto la voce “Iscrizioni” – l’Organizzazione ha deciso che a partire dal 2014 i concorrenti che saranno stati regolarmente iscritti per tre edizioni consecutive del Tor des Géants non potranno partecipare alla quarta edizione seguente, ad esclusione dei Senatori”. Quindi niente Tor. O forse sì, perché la delusione di rimanere tagliati fuori si trasforma subito in una sfida incredibile.

“Non ce l’ho con l’organizzazione – sostiene Navillod – anche se alla partenza qualcuno con tre Tor consecutivi c’era: il regolamento è ben scritto ma purtroppo lo si applica solo ogni tanto”. Insomma, qualche sassolino dalla scarpa alla fine se l’è tolto. “Sono grato a chi ha ideato e organizzato questa gara, alla Regione che ha sistemato al meglio i nostri splendidi sentieri – premette Navillod – ma sulle iscrizioni avrei qualcosa da ridire. Capisco l’esigenza delle quote paese per gli italiani e gli stranieri – sottolinea – ma credo che per i valdostani non dovrebbe esserci limite: senza di loro questa gara non esisterebbe”.

Sulle polemiche che hanno investito la gara quest’anno Navillod preferisce non entrare troppo nel merito delle singole questioni, anche se in qualche modo riapre il dibattito sull’utilizzo di farmaci durante la competizione. “Ben vengano il Gps e l’antidoping – commenta – anche perché qualcosa di sospetto si è già visto gli scorsi anni: ad esempio in alcune basi vita sono state trovate fialette e scatole vuote di anfetamine. Io non so dire se queste due soluzioni, indicate da tutti, possano risolvere i problemi del Tor, ma so che potrebbero farlo i partecipanti stessi con un po’ più di buon senso. Commettendo irregolarità e falsando le proprie prestazioni si fa male prima di tutto a sé stessi”. 

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