Escursioni in Valle d'Aosta di Orlando Bonserio |

Ultima modifica: 12 Agosto 2020 11:02

Camminata al Col de Malatrà da Saint-Rhémy-en-Bosses (Rosière)

Saint-Rhémy-en-Bosses - Il Col de Malatrà è sicuramente uno dei luoghi più iconici delle Alte Vie valdostane. Vi raccontiamo come arrivarci in "Escursioni in Valle d'Aosta".

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La camminata al Col de Malatrà è una delle nostre “Escursioni in Valle d’Aosta”: relativamente faticosa, ma la soddisfazione è enorme.

SCHEDA TECNICA 

Punto di partenza: Rosière (Saint-Rhémy-en-Bosses) – 1.675 m
Punto di arrivo: Col de Malatrà – 2.925 m
Dislivello totale: circa 1.400 m
Lunghezza totale (dati Garmin): 8,7 km
Sentiero: Alta Via 1
Tipologia: Escursionistico
Durata andata: 4h05’ (da segnaletica) – 2h30’-3h (camminata effettiva con passo medio)
Durata ritorno: 2h-2h30’
Possibili itinerari: Traversata verso Rifugio Bonatti-Rifugio Bertone-Courmayeur
Scarica qui la traccia GPX (da Garmin)
Punti esposti: il tratto finale
Adatta a famiglie con bambini: sì, eccetto l’ultimo tratto
Fontane lungo il percorso
: all’Alpe Merdeux Inferiore (1.950 m slm, circa 30’ dopo la partenza) e Tza Merdeux  (2.273 m slm, circa 1h30’ dopo la partenza)
Esposizione al sole: quasi totale

Camminata al Malatrà
Camminata al Malatrà

DESCRIZIONE

Il Col de Malatrà è sicuramente uno dei luoghi più iconici delle Alte Vie valdostane: la sua particolare forma è una cornice sulla catena del Monte Bianco, e per gli eroi del Tor des Géants il Malatrà rappresenta l’ultimo sforzo – anche se rimangono da percorrere ancora circa 20 km – prima del sospirato traguardo di Courmayeur.

È possibile arrivarci sia da Courmayeur che da Rosière e Crevacol (Saint-Rhémy-en-Bosses) dopo una camminata impegnativa (4 ore il tempo di percorrenza indicato dalle paline) ma al cui termine la soddisfazione è sicuramente tanta sia per la vista di cui si gode che per lo sforzo fatto. Partendo da Rosière anziché dagli impianti di risalita di Crevacol si inizia subito in pendenza ma si evita un lungo tratto di poderale, che si raggiungerà poi in seguito.

Lasciata l’auto nel parcheggio, passare sotto il viadotto autostradale ed imboccare l’Alta Via numero 1, prima su una poderale e poi su un sentiero sempre molto pulito ed agevole, caratterizzato da una terra più scura di quella che si è abituati a vedere. Si attraversano grandi prati fino a raggiungere dapprima l’alpe Devies, per poi svoltare a destra e, dopo circa 30 minuti dalla partenza, incontrare le case dell’Alpe Merdeux Inferiore a quota 1.950 metri, dove è possibile fare approvvigionamento di acqua.

Dopo poco, il sentiero si fa più pianeggiante e, nei punti a mezzacosta, ombreggiato, con una vista che spazia dai pascoli e prati fioriti alle montagne della vallata. Si riprende a salire e, dopo circa un’ora dalla partenza, la vista si allarga e l’occhio non può fare a meno di notare l’alpeggio di Tza Merdeux ed il Rifugio Frassati in lontananza. Dopo una decina di minuti di ulteriore salita si incontra la strada poderale che partiva da Crevacol da seguire verso sinistra e che ci porta, dopo un’altra ventina di minuti e ad un’ora e mezza di camminata effettiva alla partenza, a Tza Merdeux, a 2.273 metri. Una pausa qui è d’obbligo, sia per riempire la borraccia che per studiare i cartelli della segnaletica: poco più di mezz’ora al Rifugio Frassati, circa due ore per il Malatrà.

Finita la poderale, inizia lo sforzo vero: il sentiero sale, spesso attraversando ruscelli, senza quasi mai spianare, fino a che non si arriva ad un bivio ben segnalato. Proseguendo a destra, in cinque minuti si arriva al Rifugio Frassati ed al Malatrà, ma noi consigliamo di prendere a sinistra, anche se non ci sono indicazioni, per tagliare di qualche metro ed eventualmente soffermarsi al Frassati o a bordo lago al ritorno.

Lo sguardo ora non può fare a meno di cercare l’obiettivo, incastonato in mezzo ad altre punte rocciose. Viene quasi da chiedersi come ci si possa arrivare: finita la salita, si arriva ad un pianoro verde da cui si vede la lunga diagonale rocciosa a sinistra, per poi dare l’impressione che il sentiero si interrompa. Non resta che scoprirlo.

Sono passate poche decine di metri dai prati su cui abbiamo camminato finora, ma la pietraia su cui ci troviamo ora ha un’aria lunare. Il sentiero è comunque sicuro, anche se sulla sinistra c’è un salto di qualche metro. Finito il falsopiano roccioso, ci si inerpica su un ripido sentiero sabbioso ed irregolare, prima di pochi gradini in ferro con una corda per tenersi. Ancora qualche metro, e la bellezza di Sua Maestà il Monte Bianco è lì in posa per la classica foto di rito.

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