Ha vissuto gli ultimi anni combattendo una salute cagionevole con la tenacia che l’ha sempre contraddistinto. E con grande dignità. La stessa che ha praticato e insegnato per tutta la vita, dentro e fuori i campi di gara.
Ci ha lasciato Roberto Boano, a settantasei anni, di cui all’incirca sessanta dedicati alla passione di tutta un’esistenza: la moto. Ma alla passione affiancava altresì una finezza tecnica non comune. E anche una solidità mentale costruita con un’attenzione in anticipo sui tempi.
Scopre l’Africa e se ne innamora, lui che veniva da Caraglio, dalla Provincia Granda, non solo come estensione territoriale. Siamo negli anni d’oro delle competizioni motoristiche, anni di sfide romantiche, al limite – ma direi anche oltre – delle possibilità proprie e del mezzo. Lo scenario è la “Parigi – Dakar”, la prova per antonomasia. Un tuffo nell’inesplorato, diciamo pure nella follia.
Boano interpreta la bicilindrica a modo suo, mettendoci le caratteristiche personali cui ho accennato: caparbietà, passione e quello spirito concreto e positivo della sua terra. Diventa un riferimento, un personaggio rappresentativo di un modo di correre, di una filosofia di gara e di vita.
La sua compagna, la Honda “Africa Twin”. Partecipa alla classica del deserto per cinque volte, di cui due come pilota ufficiale della Honda: suo migliore risultato l’undicesimo posto nel 1991. Il richiamo delle sfide africane lo porta a frequentare il Rally “Faraoni” per dieci edizioni, vincendone una.
La carriera, un lungo cursus honorum, inizia già negli anni sessanta del secolo scorso, nel Motocross. Ottiene successi numerosi, in campo nazionale e internazionale, in quell’epoca, in quell’epopea fatta di Ostorero e Cavallero.
Trasforma la passione in lavoro, fortuna che non arride a molti, e crea nel 1976 con la moglie Silvana la “Boano Moto”, un’attività che dopo cinque anni di onorato servizio gli varrà la concessionaria Honda.
Chiude la parabola come Istruttore di Motocross per la Federazione Motociclistica Italiana. Roberto diviene anche il primigenio di una dinastia. I suoi due figli, Jarno e Ivan, fanno messe di medaglie alle “Sei Giorni”, ai Campionati Mondiali, Europei e Italiani: Enduro la loro disciplina.
E continuano l’opera del padre anche a livello imprenditoriale, istituendo inoltre il “Costa Ligure Beta Boano”, scuderia che regala sei titoli iridati. Roberto Boano lascia un grande vuoto come pilota e come uomo, ma anche un patrimonio di esperienze e insegnamenti. Per chi li vorrà raccogliere.
