Ferrovia: con il Covid le fermate dovevano aumentare non diminuire!

Le riflessioni di un nostro lettore sul nuovo orario invernale deciso da Trenitalia.
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La vicenda dei nuovi orari elaborati da Trenitalia sulla tratta Torino-Chivasso-Ivrea-Aosta, merita alcune riflessioni che vanno al di là della mera questione del pessimo tabellone che ne è scaturito. Celano una prefigurazione dell’utilizzo del mezzo pubblico e collettivo, nonché una visone della nostra società.

Partiamo dal fatto che la mobilità è diventata un servizio essenziale, al pari di sanità e istruzione. Sebbene questi ultimi due siano stati bistrattati negli ultimi anni, rimangono in buona parte gratuiti. I trasporti, invece, sono a pagamento, anche se lo Stato, nelle sue varie articolazioni, interviene finanziando il TPL e il trasporto su rotaia. A mio vedere è come se lo Stato, non potendolo svolgere direttamente tale servizio, l’abbia delegato ad altre società, che prima erano interamente controllate o interne.

Vi sono poi i bandi, le gare d’appalto, sempre più agguerrite e a volte internazionali, per aggiudicarsi il servizio. Ma ciò non toglie che il gestore, non solo attraverso la gestione del contratto di servizio, debba operare consapevole di svolgere una funzione pubblica e non privatistica.

Ecco, io credo che nella predisposizione degli orari di cui sopra, vi sia stata, da parte di Trenitalia, la perdita di vista di tale funzione per una serie di ragioni:
1. L’orario non è stato concertato con l’utenza
2. Ottempera al contratto di servizio, cioè realizza il numero di corse richieste, senza interrogarsi se queste siano funzionali alle esigenze dei cittadini
3. Svilisce e depaupera i territori, privandoli di una ricchezza come la stazione con le opportunità di mobilità che queste possono offrire, se ben gestite e curate
4. L’orario è stato pubblicato il giorno prima che entrasse in vigore senza dare tempo all’utenza di potersi organizzare e senza informare i primi cittadini e le associazioni dei pendolari degli importanti cambiamenti prodotti

La situazione climatica che stiamo attraversando ci impone la riduzione delle emissioni di Co2. Un modo per raggiungere gli obiettivi di riduzione che l’Unione Europea e i singoli stati si stanno fissando è quello di incentivare l’utilizzo del trasporto pubblico e collettivo, convertendosi anche sull’utilizzo di fonti rinnovabili, come l’energia elettrica.

La politica che Trenitalia ha adottato, togliendo e riducendo le fermate nei centri più piccoli, va nella direzione opposta: rendendo difficile la fruizione del mezzo pubblico, incentiva gli utenti a servirsi del mezzo privato o per raggiungere direttamente la sede di lavoro o per raggiungere un’altra stazione collocata in un centro più servito.

In tempi di Covid, poi, dove un problema è quello di evitare gli assembramenti, soprattutto nei luoghi chiusi, si sarebbero dovute aumentare le opportunità e non ridurle! La ripresa delle scuole porterà nuovamente ed inevitabilmente a treni affollati anche perché poco frequenti e poco capienti.

In questa fase di emergenza le fermate alle stazioni avrebbero dovute essere intensificate e differenziate, riaprendo anche quelle dismesse e non andando a chiudere o a depotenziare quelle ancora attive. (vale la pena ricordare come, negli anni, nella tratta Ivrea-Aosta, si siano chiuse le stazioni di Quart, St Marcel, Chambave, Montjovet, Quincinetto, Settimo/Tavagnasco, Montalto Dora). Per non parlare della dolorosa chiusura della linea Aosta/Prè St. Didier!

Massimo Giugler

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