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Ultima modifica: 9 Marzo 2020 17:28

Scuole, biblioteche e balere chiuse, ma i CEA rimangono aperti: è paradossale

Aosta - Riceviamo la lettera di un nostro lettore relativa preoccupato per i ragazzi che frequentano i CEA della Regione che non sono in grado, vista la loro disabilità, di prendere in autonomia le basilari misure di precauzione per il contenimento del contagio del Coronavirus.

Gentilissimi,

scrivo queste righe per sottoporvi e denunciare una situazione che, nell’emergenza nazionale in cui stiamo versando, pare paradossale.

Sono un familiare di un ragazzo affetto da grave disabilità, che frequenta il CEA di Aosta. In questi giorni, in cui a tutta l’Italia viene chiesto grande senso di responsabilità nel tentativo di contenere l’epidemia, in cui vengono chiuse scuole, balere, biblioteche, bar, in cui viene richiesto di rimanere nelle proprie abitazioni, i CEA di tutta la Regione rimangono aperti (ndr: sono i centri educativi assistenziali che accolgono in regime diurno persone con disabilità adulte)

I ragazzi che li frequentano fanno parte della cosiddetta fascia debole della società, ragazzi che non sono in grado di prendere in autonomia le basilari misure di precauzione per il contenimento del contagio: molti non sono autosufficienti, non sono in grado di lavarsi spesso le mani, altri non deglutiscono, altri ancora non si mettono le mani davanti alla bocca per tossire e starnutire. In più, vengono prelevati dalle loro abitazioni e  trasportati nei vari CEA con i mezzi di trasporto messi a loro disposizione, in un momento in cui ci viene spiegato in tutti i modi possibili da tutti i mezzi di comunicazione che non è utile prendere mezzi pubblici, uscire dalle abitazioni, rimanere nello stesso luogo chiuso per troppo tempo.

Sembra surreale che sia stata  tralasciata, dalle varie misure di sicurezza messe in atto, proprio questa categoria di persone deboli e a rischio maggiore. Molte famiglie si sono già organizzate lasciando a casa i loro figli, con grande senso di responsabilità, ma altre continuano a mandare al centro i loro cari, perché nessuno si è occupato di salvaguardare questa realtà. E, di fatto, questi spostamenti con i mezzi di trasporto, oltreché la loro permanenza in luoghi chiusi e senza possibilità di mettere in pratica le basilari regole igienico/comportamentali con consapevolezza e in autonomia, mette a rischio una parte della popolazione che si sta occupando di loro, dagli educatori ai vari operatori, i quali continuano a lavorare per spirito di servizio e ai quali va tutta la nostra stima.

Ma, inutile dirlo, in questo momento va considerata come prioritaria la salute di questi ragazzi e riteniamo che continuare a mantenere aperte tali strutture vada esattamente nella direzione opposta.

Lettera firmata

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