Il cielo di maggio, tra la “luce cinerea” della Luna e le “figlie” della Cometa di Halley

Cosa dobbiamo aspettarci dal cielo di maggio? Ce lo spiegano, come sempre, i ricercatori della Fondazione Clément Fillietroz-ONLUS. Ad esempio, con il buoi possiamo vedere ad est la gigante arancione Arturo, ma anche la costellazione zodiacale del mese che è anche la più estesa di tutte.
La galassia M104 nella costellazione della Vergine. Crediti: NASA and the Hubble Heritage Team (STScI/AURA) (https://www.nasa.gov/feature/goddard/2017/messier-104-the-sombrero-galaxy)
Un, due, tre stella!

Cosa dobbiamo aspettarci dal cielo di maggio, passando un po’ di tempo “con il naso all’insù”? A spiegarcelo, come di consueto, sono i ricercatori della Fondazione Clément Fillietroz-Onlus che propone al pubblico spettacoli al Planetario e visite guidate notturne in Osservatorio Astronomico, in programma al sabato con prenotazione online obbligatoria. Per informazioni, è possibile consultare il nsito web https://www.oavda.it/.

La Luna

Le fasi della Luna

Luna piena venerdì 5 maggio 2023, Ultimo quarto venerdì 12, Luna nuova venerdì 19, Primo quarto sabato 27.

La luce cinerea

Il 22 e il 23 maggio a partire dalle ore 21.30 circa, quando il cielo comincia a scurire, è possibile osservare a fianco della sottile falce di Luna (illuminata direttamente dai raggi del Sole) anche il resto della sua superficie debolmente rischiarata dalla luce solare riflessa su di essa dalla Terra. Questo fenomeno, chiamato luce cinerea, è ben visibile all’inizio e alla fine del ciclo lunare, quando l’angolo compreso tra Luna, Terra e Sole è di pochi gradi e vi sono quindi le condizioni affinché il nostro pianeta possa illuminare la Luna con una luce diffusa e diafana, idealmente color grigio chiaro, appunto “cinerea” (dal latino “cinis”, “cenere”). È una buona occasione per immortalare fotograficamente questo suggestivo fenomeno verso l’orizzonte ovest, magari insieme a qualche elemento naturale del paesaggio e i pianeti Venere (assai brillante) e Marte (decisamente debole, ma comunque visibile) che, a pochi gradi dal nostro satellite naturale, renderà ancora più prezioso il tutto!

Il fenomeno della luce cinerea. Credit: Paolo Calcidese per la Fondazione C. Fillietroz-ONLUS
Il fenomeno della luce cinerea. Credit: Paolo Calcidese per la Fondazione C. Fillietroz-ONLUS

Congiunzioni tra la Luna e pianeti

Sabato 13 maggio la Luna e Saturno, prima dell’alba, sono vicini nel cielo con una separazione di poco più di tre gradi, nella costellazione dell’Acquario. Mercoledì 17 abbiamo una seconda congiunzione mattutina: il nostro satellite naturale avvicina Giove a meno di un grado di distanza angolare. Il fenomeno è visibile nei Pesci, costellazione tipicamente autunnale che è possibile prima dell’alba verso est. Martedì 23 sarà il turno di Venere, in congiunzione a poco più di due gradi dalla Luna nella costellazione dei Gemelli. Infine ancora una congiunzione serale: Marte sarà avvicinato dalla Luna mercoledì 24 all’interno della costellazione del Cancro.

I pianeti

I due pianeti Mercurio e Giove all’alba del 29 maggio, attorno alle 5.30. Immagine generata con il Software Stellarium (http://stellarium.org)
I due pianeti Mercurio e Giove all’alba del 29 maggio, attorno alle 5.30. Immagine generata con il Software Stellarium (http://stellarium.org)

Mercurio in congiunzione inferiore con il Sole

Il 2 maggio Mercurio è alla congiunzione solare inferiore e quindi risulta invisibile in quanto molto vicino al disco del Sole. Questo evento segna il termine dell’apparizione serale del piccolo pianeta e il passaggio alla visibilità mattutina. A fine mese (il giorno 29) il piccolo pianeta si trova in una condizione davvero favorevole, alla massima elongazione ovest e quindi ben visibile al mattino presto verso l’orizzonte orientale, nella costellazione dell’Ariete.

Venere, luminosa stella del pastore alla sera

Il pianeta continua a essere visibile, luminosissimo, al tramonto, sopra l’orizzonte ovest, tramontando diverse ore dopo il Sole. Si sta avvicinando alla cosiddetta “dicotomia”, ossia quando del pianeta è visibile metà della metà, ossia… un quarto, fase che raggiungerà il 4 giugno prossimo. A inizio maggio nella costellazione del Toro, Venere l’8 maggio passerà in quella dei Gemelli ove rimarrà per tutto il mese.

Marte sempre più debole

Il 30 maggio Marte raggiunge l’afelio, ossia il punto sulla sua orbita più lontano dal Sole, in cui, a causa dell’ellitticità della sua orbita, riceve oltre il 30% in meno di luce rispetto a quando si trova al perielio, più vicino alla nostra stella. A maggio, per questo motivo, il pianeta rosso, visto dalla Terra, appare poco brillante. Il 17 passa dalla costellazione dei Gemelli a quella del Cancro.

Giove

Dopo la congiunzione con il Sole del mese scorso il pianeta gigante sta lentamente guadagnando alcuni gradi di separazione angolare dalla nostra stella. È quindi possibile osservarlo a fine mese al mattino presto, entro le 5.30, ora in cui si trova a una decina di gradi di altezza sopra l’orizzonte est nella costellazione dell’Ariete.

Saturno

Per tutto il mese resta all’interno dei confini della costellazione dell’Acquario, dove sarà visibile al mattino presto dalle 5.30 (ora in cui sorge) fino alle 6.30, quando il cielo si fa chiaro.

Urano

Risulta praticamente inosservabile dato che all’inizio di maggio è prossimo alla congiunzione con il Sole, che avviene tra il 9 e il 10 del mese. Pur trovandosi a quasi una ventina di gradi a est di Giove, nella costellazione dell’Ariete, potrebbe essere cercato al mattino presto ma, data la bassa luminosità del pianeta, consigliamo di cercarlo all’alba a partire dal mese prossimo.

Nettuno

Nella costellazione dei Pesci, può essere cercato con un telescopio a partire dalle 5.00 del mattino, a pochi gradi sopra l’orizzonte est.

Gli sciami meteorici di maggio: le Eta Aquaridi, le “figlie” della Cometa di Halley

La scia di una meteora delle Eta Aquaridi. Crediti: Noriaki Tanaka (https://www.flickr.com/photos/dtana/14117255812/in/photostream/)
La scia di una meteora delle Eta Aquaridi. Crediti: Noriaki Tanaka (https://www.flickr.com/photos/dtana/14117255812/in/photostream/)

Tra il 4 e il 6 maggio si verificherà l’attività massima delle Eta Aquaridi, lo sciame di  “stelle cadenti” (o meteore) visibili ogni anno dal 20 aprile al 28 maggio. Il nome deriva dalla zona del cielo da cui appaiono irradiarsi, il radiante, che per questo sciame meteorico si trova nell’Acquario, vicino alla stella Eta.

Dal punto di vista storico, ciò che rende speciali le Eta Aquaridi è la loro origine: sono infatti generate dalle polveri della famosa cometa 1P/Halley, la prima di cui storicamente fu accertata la natura periodica. L’astronomo britannico Edmond Halley (1656 – 1742) nel 1682 previde infatti il ritorno della cometa per il 1758, cosa che si verificò puntualmente 16 anni dopo la sua morte: grazie a questa brillante scoperta il suo nome venne associato per sempre all’astro chiomato.

Il radiante delle Eta Aquaridi alto una ventina di gradi alle 5.00 (ora civile) del 5 maggio. Immagine generata con il software Stellarium (http://stellarium.org)
Il radiante delle Eta Aquaridi alto una ventina di gradi alle 5.00 (ora civile) del 5 maggio. Immagine generata con il software Stellarium (http://stellarium.org)

Purtroppo quest’anno la visione delle Eta Aquaridi sarà resa ardua dalla presenza del chiarore lunare, che sarà Piena proprio il 5 maggio. Ma potrebbe lo stesso valere la pena provare a osservarle dato che l’International Meteor Organization (IMO) cita una ricerca (Egal et al. 2020 –  https://www.aanda.org/articles/aa/full_html/2020/08/aa38115-20/aa38115-20.html) in cui si riporta la possibilità di un’attività maggiore di questo sciame (possibilità presente anche per il 2024). Il fenomeno è di norma meglio visibile nelle ultime ore della notte, meglio se alcune ore prima dell’alba, a partire dalle 4.30, in quanto con un radiante più alto sull’orizzonte possiamo osservare un numero maggiore di meteore.

Stelle e costellazioni visibili nelle serate di maggio

All’inizio della notte astronomica, attorno alle 22.00, nei primi giorni di maggio possiamo ammirare verso sud l’inconfondibile sagoma del Leone che apparirà via via più bassa e spostata verso sudovest al crepuscolo con l’avanzare del mese. A inizio maggio verso le 21.45 la sua stella Denebola (la “piccola coda”) raggiunge la massima altezza passando sul meridiano celeste locale (l’arco sulla volta celeste che congiunge tre punti: il sud, lo zenit – il punto sopra la nostra testa – e il nord).

Con l’arrivo del buio ad est, alta sull’orizzonte, si nota la gigante arancione Arturo che, situata alla base della grande losanga irregolare che caratterizza la costellazione di Bootes o Bovaro, brilla vistosa con la sua luce tinta di giallo-arancione.

Come si vede dalla cartina qui sotto, tratta dal “Manuale per il riconoscimento delle costellazioni” [scaricabile cliccando qui  http://docenti.unimc.it/manlio.bellesi/teaching/2015/15206/files/lezioni-del-corso/Manuale%20per%20il%20riconoscimento%20delle%20costellazioni.doc/at_download/file ], è possibile individuare Arturo utilizzando le tre stelle del timone del Grande Carro e prolungandole in basso, seguendo la curvatura che sembrano suggerire. Proseguendo è possibile trovare anche la stella Spica e la costellazione del Corvo, a cui dedichiamo un paragrafo più avanti. Allo stesso modo, si possono usare anche le stelle Merak e Dubhe (rispettivamente l’Alfa e la Beta dell’Orsa Maggiore) per identificare le stelle del Leone.

Ecco la procedura per trovare Arturo, Spica e il Corvo utilizzando le tre stelle del timone del Grande Carro. Dal “Manuale per il riconoscimento delle costellazioni” di cui si parla nel testo
Ecco la procedura per trovare Arturo, Spica e il Corvo utilizzando le tre stelle del timone del Grande Carro. Dal “Manuale per il riconoscimento delle costellazioni” di cui si parla nel testo

Il Corvo e l’Idra

La costellazione del Corvo si staglia alla fine del filare di stelle che abbiamo delineato. La possiamo ammirare (inconfondibile con le sue quattro stelle di luminosità simile) per tutto il mese a partire dalle ore 22.00, in basso a destra rispetto a Spica.

Se il cielo da cui osserviamo non è troppo illuminato dalle luci artificiali, possiamo anche tentare di scorgere il sinuoso zig-zag, visibile fino all’orizzonte, delle stelle dell’Idra, con Alphard che risplende non molto alta sull’orizzonte sud ovest; in prima serata facilmente individuabile a sinistra della brillante stella Procione del Cane Minore. L’Idra è anche, nel mito greco, il mostruoso serpente della città di Lerna, la cui uccisione costituì una delle 12 fatiche di Ercole. Possiamo ammirare anche la costellazione dedicata al forzuto semidio a mezzo cielo, verso est, attorno alla mezzanotte, a partire da questa stagione.

Verso le 22.30 la stella Vega, astro principale della costellazione della Lira, è già ben osservabile a nord est. Il suo intenso colore azzurro è da confrontare con quello giallo-arancio di Arturo, ma dal punto di vista della luminosità apparente sono simili: Arturo è solo leggermente più brillante.

A fine serata si cominciano a notare a sud est le deboli stelle della Bilancia, la costellazione zodiacale di cui parleremo il prossimo mese.

Durante tutta la serata anche i neofiti potranno riconoscere senza difficoltà l’asterismo del Grande Carro, che culmina a nord, e osservare la magnifica Orsa Maggiore… a zampe in su!

La costellazione zodiacale del mese: la Vergine

Occupando sulla volta celeste quasi 1.300 gradi quadrati, è la costellazione zodiacale più estesa di tutte. Il Sole, nel suo moto apparente lungo lo Zodiaco, passa dal vicino Leone alla Vergine il 16 settembre (tenendo conto dei confini astronomici delle costellazioni ufficiali, definiti dall’International Astronomical Union nel 1929).

Una curiosa rappresentazione della Vergine in un francobollo della Repubblica Di San Marino.
Una curiosa rappresentazione della Vergine in un francobollo della Repubblica Di San Marino

Se per gli Assiri la Vergine rappresentava una delle loro principali divinità femminili, Ishtar, la maggior parte delle culture mediterranee antiche nelle sue stelle ha voluto celebrare una figura femminile sacra legata all’agricoltura e alla fertilità, conferendole gli attributi della spiga di grano e della foglia.

La Vergine nella classica rappresentazione di Cerere. Immagine generata con il software Stellarium (https://stellarium.org)
La Vergine nella classica rappresentazione di Cerere. Immagine generata con il software Stellarium (https://stellarium.org)

Per i Greci l’attribuzione andava a Demetra e alla figlia Persefone, mentre i latini tributavano le loro invocazioni a Cerere e Proserpina, sua figlia, anch’essa legata ai cicli stagionali. Il patto tra Plutone e Cerere, in seguito al rapimento di Proserpina (e la sua trasformazione nella regina degli inferi) consisteva nel liberarla in superficie solo per sei mesi all’anno, non a caso i più soleggiati e caldi: quelli che vanno dalla primavera all’autunno, i più favorevoli per la lavorazione della terra, la produzione e il raccolto del cibo.

Ecco perché la stella più luminosa della Vergine si chiama Spica, in latino “la spiga”, da cui l’appellativo spicifera, “colei che porta la spiga”, conferito alla costellazione che la ospita. Come già anticipato, per trovarla nel cielo basta prolungare la semicurva descritta dalle stelle del timone del Grande Carro fino ad Arturo e proseguire oltre fino a trovare la stella, inconfondibile grazie alla sua luminosità e al suo intenso colore azzurro.

A metà maggio alle 23.20 Spica culmina a sud passando in meridiano.

Dal punto di vista astrofisico questa stella è un sistema binario di stelle in orbita reciproca, con un periodo di poco superiore ai quattro giorni. La coppia si trova a una distanza da noi di circa 260 anni luce. In realtà, da osservazioni approfondite risultano altre tre componenti, facendo di Spica un sistema quintuplo.

In questa costellazione il riferimento all’agricoltura è presente anche nel nome di un’altra stella, Vindemiatrix (Epsilon Virginis), e qui naturalmente ci si riferisce alla coltivazione della vite. In Ovidio, Plinio, Vitruvio e altri autori latini troviamo per questo astro l’appellativo di Vindemiator o Vindemitor.

Tornando alle scoperte scientifiche della moderna astronomia, la costellazione ospita anche M104, chiamata anche Galassia Sombrero per via della sua curiosa conformazione, con le polveri disposte attorno al nucleo che ricordano la tesa del largo cappello messicano. Dista da noi circa 30 milioni di anni luce e, pur avendo un diametro di circa 50.000 anni luce, la metà della Galassia a cui apparteniamo, contiene almeno 800-1.000 miliardi di stelle, da confrontare con i 300-400 miliardi della nostra.

Le costellazioni che non tramontano mai: il Drago

Tra le due Orse (Maggiore e Minore) si snoda una costellazione molto antica, dalla forma assomigliante alla lettera S rovesciata: il Drago celeste (Draco è il suo nome ufficiale).

Ne parliamo questo mese in quanto la sua testa (un quadrilatero formato dalle stelle indicate con le lettere dell’alfabeto greco Beta, Gamma, Nu e Xi) è visibile via via più alto in prima serata proprio da maggio in poi.

Uno dei due “occhi” è Eltanin (o Etamin), la stella Gamma che curiosamente, pur contrassegnata dalla terza lettera dell’alfabeto greco, è la più brillante della costellazione. Si tratta di una gigante arancione a circa 150 anni luce da noi, poco distante dalla sopracitata Vega.

La stella Alfa è Thuban, e l’attribuzione della prima lettera greca si spiega probabilmente con il fatto che era la stella polare nell’anno 3.000 a.C., fatto che poi si è tramandato nelle epoche successive. Lo sarà ancora nell’anno 23.000 d.C., come mostriamo durante gli spettacoli al Planetario di Lignan (https://www.oavda.it/spettacoli-planetario).

La costellazione del Drago come si può osservare a metà maggio attorno alle 22.30. Immagine generata con il Software Stellarium (http://stellarium.org)
La costellazione del Drago come si può osservare a metà maggio attorno alle 22.30. Immagine generata con il Software Stellarium (http://stellarium.org)

 

A cura di Paolo Recaldini, Andrea Bernagozzi e Davide Cenadelli

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