WildAosta di Luca Benedet |

Ultima modifica: 8 Novembre 2019 13:02

Un breve esame di coscienza a tre anni di distanza

La Magdeleine - No, le cose non le cambio, i vuoti non li colmo e i demoni non li sconfiggo.

mont tantanémont tantané

Ok, ci sono. Tutto è al suo posto, il posacenere, il bicchiere e il tabacco in bocca. Ora accendo. Non ce la facevo più a guardare quella serie su Charles Manson, i Black Panthers e quella Los Angeles desaturata, la preferivo con altri toni. Avete presente quando non date retta a quel gorgoglio che vi prende lo stomaco? Come quando arriva la fame, ecco, ne avevo il cazzo pieno, dovevo alzare il culo da quel divano e mettermi qui a scrivere, nelle orecchie una sorta di best of di Manson, Marylin questa volta, e giù a digitare. So che i tasti fanno rumore ma con le cuffie non sento niente se non quel lamento volutamente diabolico. Sento e penso.

A cosa?

A chi?

Sento rumori fuori dalle cuffie, rumori fatti di silenzio e di porte che si aprono, penso che sono già tre anni di assenza coatta e vaffanculo anche.

Penso che: vaffanculo.

Direi che ci sta in questo caso, in questo come in tantissimi altri, ma quando si ha a che fare con la morte quell’esclamazione prende un significato altissimo, qualcosa di incontrollabile si prende gioco di me, come quando urlo contro gli avversari allo stadio, come quando penso di avere il potere di cambiare le cose. No, le cose non le cambio, i vuoti non li colmo e i demoni non li sconfiggo. Magari li eludo per qualche ora, ci faccio una bevuta insieme o uso altri vizi per distarli, per distrarmi, ma quelli stanno lì come coccodrilli nel fiume, pronti a mangiarmi anche se non hanno fame, solo perchè il loro istinto è quello di annientarmi, ma io, al contrario della preda in questione sopravvivo, altro che fine rapida, sono le cazzo di montagne russe più alte del mondo e per quanto possa essere divertente sapere che il trenino resta sulle rotaie, dall’altra parte, bè dalla cazzo di altra parte vorrei che quella picchiata finisse al centro della terra, giù, dritta all’inferno. Per una volta la vorrei provare quella sensazione, consapevole che sarebbe l’unica, desiderata e odiata allo stesso tempo, ostentata come il peggior seduttore farebbe con un cuore spezzato. Ma non succederà, almeno non ora che non riesco nemmeno a capire la direzione in cui andare, che scasso diamanti come fossero rami e lascio andare appigli sicuri con la stessa facilità con cui il tuo fidanzato scrive alle altre tipe su Instagram.

Ho finito.

Un commento su “Un breve esame di coscienza a tre anni di distanza”

Commenta questo articolo

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

You may use these HTML tags and attributes:

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>