Lo sport come momento di incontro, di acquisizione di regole, di rispetto, di passione e divertimento. Così dovrebbe essere. Oggi non sempre questi requisiti sono al centro dell’attività sportiva e certi atteggiamenti e comportamenti di genitori, piuttosto che allenatori o altre figure che lavorano a stretto contatto con i ragazzi, degenerano.
E’ in sintesi la riflessione che, a seguito di alcuni atteggiamenti e situazioni emerse in gara, Riccardo Borbey, presidente del Comitato FISI – Asiva, affida ad una lettera inviata lo scorso 30 gennaio ai presidenti degli sci club, delle commissioni tecniche Asiva, al Consiglio direttivo e ai giudici di gara. Lettera che ha creato qualche malumore e “scaldato” l’ambiente dello sci.
Quello di Borbey è un chiaro invito a maggiore educazione, rispetto dei ruoli ma soprattutto al “fair play” “lo sport deve cercare di riprendere il suo ruolo educativo, che sempre più si sta perdendo – commenta il presidente Asiva – come Comitato cerchiamo di trasmettere le tecniche legate allo sci, ma non solo, anche regole importanti di vita: abbiamo recuperato ragazzi che avevano preso una brutta strada e oggi sono diventati bravi atleti”. Borbey è chiaro su questo tema “Questo è l’atteggiamento che va seguito, riportare lo sport sui giusti binari” e non è detto che non possano scattare azioni di richiamo là dove certi atteggiamenti persistano.
“In queste prime settimane del 2008 alcune situazioni, venutesi a creare durante le gare di sci, mi hanno molto amareggiato. Fortemente amareggiato come Presidente ASIVA e come genitore – si legge nella lettera – Credo da sempre che la buona educazione, sportiva e non, debba essere la base fondamentale su cui costruire ogni successo personale e di gruppo. Per questo motivo prendo le distanze da quei dirigenti, genitori, allenatori, organizzatori, atleti che spesso dimenticano il proprio ruolo e che si rivolgono agli altri con presunzione e in taluni casi con arroganza, senza riflettere sull’aspetto più realistico di tutta l’attività sportiva: passione e divertimento. Lo sport può essere inquinato da varie situazioni negative, ma per la valenza che esso assume sul piano sociale, sono infatti convinto che vada difeso con tutta la determinazione possibile, convinzione che ho sempre portato avanti in questi anni di presidenza. Lo sport DEVE avere un linguaggio universale che ha la potenzialità di riunire le persone e non di DIVIDERLE". Per evitare quindi di dimenticare le più basilari regole etiche, a chiusura della lettera il presidente Asiva riporta i punti fondamentali inseriti nella carta del Fair Play del 1975, che definiscono gli impegni del “vero sportivo”.
Proprio sul tema del “fair play” si svolgerà un’iniziativa che sarà presentata a fine mese e che coinvolgerà il Comitato Asiva e il Panatlhon Valle d’Aosta, l’associazione che da anni concetra la propria attività sull'affermazione dell'ideale sportivo e dei suoi valori morali e culturali quale strumento di formazione ed elevazione della persona e di solidarietà tra gli uomini e i popoli. L’iniziativa si inserisce nell’ambito del Cinquantenario del Panathlon Valle d’Aosta che ricorre quest’anno, e per Riccardo Borbey "sarà un momento importante per evidenziare nuovamente i veri valori dello sport.
