Premio Saint Vincent della Montagna: riflettori puntati sui professionisti dell’alta quota

Una serata per ringraziare coloro che quotidianamente consacrano le proprie energie alla salvaguardia della montagna e dei suoi valori, e che hanno realizzato le imprese alpinistiche internazionali più interessanti del 2007.
Il campo
Società
Sono tanti coloro che hanno legato la propria vita professionale alla montagna, affascinati da territori aspri e spesso difficili da raggiungere, ai quali accostarsi rispettosamente e in silenzio. Il Premio Saint – Vincent per la Montagna, alla sua prima edizione, nasce per rendere omaggio ai professionisti della montagna, che lontano dai clamori, perpetuano la passione per l’alta quota. I promotori della manifestazione, ovvero la Regione Valle d’Aosta, Grivel Mont Blanc, Casino della Vallée e Forte di Bard, hanno individuato due categorie di partecipanti, quella composta da chi accompagna dei clienti alla scoperta della montagna, come le guide alpine, e quella composta dai “professionisti in divisa”, ovvero tutti coloro che, come ad esempio gli uomini delle Forze Armate, del Corpo Forestale, del Soccorso alpino e i guardaparco, proteggono il territorio di montagna e i suoi abitanti.

Il prossimo 7 marzo, a partire dalle 20,30, presso la sala Gran Paradiso del centro congressi del Grand Hotel Billia, a Saint Vincent, saranno premiati coloro che, a livello mondiale, si sono maggiormente messi in luce nel 2007. Nel corso della serata saranno inoltre proiettati dei filmati che faranno da cornice, con immagini di paesaggi di rara bellezza, ai racconti dei protagonisti della serata.  
A segnalare i vincitori dell’edizione 2008 è stata una giuria semplificata, composta dai presidenti della Regione e dell’Uvgam, (unione valdostana guide alpine di montagna), dal comandante del Centro Addestramento Alpino, dai rappresentanti della fondazione Montagna Sicura e del Soccorso alpino valdostano e infine da un membro della famiglia Gobbi, responsabile del marchio Grivel.

La “Grolla d’oro alla migliore realizzazione alpinistica internazionale come guida alpina” sarà consegnata al russo Valery Babanov,  per la salita della nuova via sul pilastro Ovest dello Jannu, nel massiccio dell’Himalaya, compiuta assieme a Sergey Kofanov, ed effettuata con uno stile impeccabile. La “Grolla d’oro alla migliore realizzazione alpinistica internazionale come guida alpina valdostana” spetta invece a Hervé Barmasse, per la prima salita in solitaria, e prima ripetizione della scalata, della via direttissima sulla parete sud del Cervino, aperta dal padre Marco Barmasse. Il premio evidenzia il valore di un impegno e una passione che si trasmettono da una generazione all’altra, grazie a un efficace passaggio di testimone.

La terza grolla, la “Grolla d’oro alla migliore realizzazione professionale legata al mondo dell’alpinismo di “professionisti in uniforme”, se l’è aggiudicata con merito il Centro Addestramento Alpino, e in particolare i marescialli Ettore Taufer e Giovanni Amort, il maresciallo ordinario Elio Sganga e il caporale Marco Farina. Il quartetto, in piena autonomia, ha affrontato le cime dell’Antartide, coprendo, sci ai piedi, 270 Km in sci fino al Monte Vinson, il più alto del continente, per poi raggiugerne la vetta (4.897 metri).  

Infine, la giuria ha deciso di assegnare il “Premio Toni Gobbi alla più significativa realizzazione alpinistica internazionale come guida alpina con cliente” a Christophe Profit, che per ben dieci volte ha accompagnato degli alpinisti sulla temibile parete nord dell’Eiger, nelle Alpi Svizzere, compiendo un’impresa che richiede abilità professionali fuori dell’ordinario.

Infine, il “Premio Forte di Bard” assegnato a chi, con la sua opera nell’ambito delle professioni legate alla montagna, ha saputo testimoniare alti valori etici e solidali, sarà attribuito alla memoria di Pemba Doma Sherpa, scomparsa durante una spedizione nel 2007, prima donna nepalese ad avere affrontato varie imprese, tra le quali il raggiungimento della vetta l’Everest da nord e da sud. Pemba Doma Sherpa ha sempre cercato di migliorare le condizioni di vita del popolo Sherpa, fondando, ad esempio, un’associazione no-profit  che si occupa dell’educazione dei giovani e della salvaguardia del patrimonio culturale locale.

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