Una strategia per il rilancio turistico della Valle d’Aosta

Presentato al Billia il piano di marketing strategico regional. L’analisi contiene numerosi suggerimenti, che coinvolgono tutti gli aspetti legati alla comunicazione, alla valorizzazione dei prodotti e delle filiere, all’organizzazione dell’accoglienza.
Da sx Morelli, Mus, Marguerettaz, Landi
Economia

"Non credo di sbilanciarmi troppo se affermo che la Valle d'Aosta potrebbe
aumentare del 30 per cento il fatturato legato al turismo. Dipende da voi, e
dalla vostra capacità di cogliere le sfide del mercato". E' in termini
incoraggianti che Stefano Landi, presidente della SL&A, società di ricerca e
consulenza in tema di ospitalità e turismo, ha presentato,
al Grand hotel Billia, a Saint Vincent, il Piano di marketing strategico
della Valle d'Aosta. Si tratta di un corposo documento, curato dalla SL&A in
concerto con la Regione, che ridefinisce il ruolo del turismo nell'economia
valdostana, adattandolo a un mercato sempre più esigente. Erano presenti
anche Claudio Mus, coordinatore regionale del dipartimento turismo, sport e
commercio, Gabriella Morelli, direttore regionale della direzione promozione
e marketing, e l'assessore al turismo, sport, commercio e trasporti Aurelio
Marguerettaz. La prima parte del testo analizza il potenziale attrattivo
della regione, in termini abbastanza lusinghieri.

"La nostra indaginedimostra che la Valle d'Aosta è in grado di giocare alla pari con la concorrenza, in termini di immagine, di capacità di accoglienza e di flussi
turistici. Il livello di partenza è abbastanza buono, ma il margine di
miglioramento è eccellente". In seguito il documento disegna una mappa dei
mercati turistici, suddivisi in quattro fasce, a seconda della vicinanza
geografica rispetto a un ipotetico epicentro dell'interesse, la nostra
regione.

Il fenomeno delle microvacanze e l'emergenza di nuovi stili di
consumo sono altri fattori determinanti per lo sviluppo del potenziale
turistico locale. Il principale interesse del piano di marketing strategico,
però, risiede nella terza parte dell'opera, che suggerisce una visione
differente e più integrata, a livello regionale, dello sviluppo
dell'"industria dell'accoglienza". L'idea trainante è quella di rafforzare
il brand Valle d'Aosta, facendo confluire in un'unica direzione le tante
energie e risorse esistenti, che attualmente si disperdono in troppi rivoli.
Ad esempio, è inutile investire risorse nella comunicazione, promuovendo un
prodotto, senza accertarsi dell'effettiva commerciabilità, fruibilità e
disponibilità dello stesso. Altre necessità individuate dal Piano e
sottolineate da Stefano Landi sono la riconversione del mercato immobiliare,
ampiamente sottoutilizzato, alle esigenze turistiche, una formazione
adeguata degli operatori turistici, la firma di accordi e convenzioni con il
settore dei traporti, vero e proprio tallone d'Achille, e l'adozione di un
rigoroso sistema di valutazione dei risultati.

Tra i filoni più promettenti,ovvero di forte richiamo internazionale, ma spesso non adeguatamente sfruttati, lo studio indica la filiera del lusso, legata all'esclusività e
al presitigio di alcune offerte, la bicicletta di montagna, lo sci alpino e
lo sci alpinismo, l'alpinismo, il trekking e i rifugi, la traversata del
Monte Bianco in funivia e il volo libero. "Il Piano – ha concluso Landi –
è una sorta di canovaccio, di partitura da suonare di comune accordo, con
gli strumenti adeguati, che qui non mancano. Esistono partiture impossibili
da eseguire, ma non è questo il caso. Occorre però una politica regionale
capace di fare da direttore d'orchestra e raccogliere e dare forma agli
sforzi congiunti di tutti i musicisti, sapendo anche improvvisare per
adattarsi alle fluttuazioni del mercato".

 

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