Per Albert Cerise, presidente del Consiglio regionale, etica e morale devono guidare l’azione degli amministratori perché “per avere meno burocrazia è necessario il rispetto della legalità”. “Per avere meno regole – ha aggiunto Cerise – sono necessarie da parte della classe politica una maggiore preparazione, la conoscenza e la determinazione per evitare che gli apparati burocratici non sovraccarichino di obblighi le nostre leggi ed i nostri regolamenti". Aggiungendo che tuttavia "Esiste una buona burocrazia che garantisce i cittadini e gli operatori socio-economici nel rispetto dei loro diritti, e per contro vi è una cattiva burocrazia che è quella autoreferenziale che vuole acquisire dei poteri che non ha".
L’informatizzazione è la strada privilegiata per snellire e sburocratizzare l'apparato amministrativo della Regione. Per il presidente della Regione, Augusto Rollandin, è una certezza, ma per far questo è necessario anche un cambio di mentalità e di abitudini della dirigenza: “Spesso, il problema non è tanto nella modifica delle norme per semplificare le procedure quanto nel cambiare le abitudini comportamentali di chi deve seguire l'iter delle pratiche" ha affermato Rollandin. Altro assioma del presidente è il riferimento al federalismo: “è alla base della semplificazione burocratica perché determina competenze precise tra Stato, Regione e enti locali, ma a livello nazionale nulla si muove”.
Sull’utilizzo delle nuove tecnologie quale strumento per rendere la macchina amministrativa più efficiente è convinto anche il consigliere regionale e membro del Comitato delle Regioni, oltre che responsabile della Struttura Programmi della Rai Valle d'Aosta, Luciano Caveri. Anche per Caveri, che ha insistito sull’importanza della partecipazione democratica, è necessario fare una distinzione tra burocrazia buona e negativa: la prima intesa quale fondamento dell'Amministrazione, anche nel quadro dell'Autonomia speciale, la seconda invece legata agli sprechi, alle lentezze e ai privilegi.
L’appuntamento annuale non ha messo a tacere i malcontenti che si sono manifestati nella voce di Piera Diémoz, che senza troppi giri di parole ha rotto la via tracciata dagli interventi precedenti affermando chiaramente: “Non ci vendere a Berlusconi” riferendosi alla dirigenza UV, e rincarando la dose ha avvertito che molti iscritti al movimento, secondo quanto a lei raccolto, non si “riconoscono più in questa UV”, dove il “collante sembrano siano diventati i soldi e l’ottenimento di una carica, e non più gli ideali”. La voce della base, fuori dal coro, ha raccolto il plauso della platea presente.
A chiudere la giornata di lavori del Congresso è stata l’approvazione del documento finale che ha più riprese si è concentrato su proposte, a tutti i livelli, di snellimento burocratico e incentivazione del mezzo informatico.

