Le tredici di oggi, mercoledì 4 marzo, sono passate da pochi minuti quando il presidente Giuseppe Colazingari, con i colleghi del collegio Marco Tornatore e Maurizio D’Abrusco, rientra in aula per leggere la sentenza. Per il Tribunale di Aosta, il 58enne di Caltanissetta accusato di violenze sessuali sul padrone della casa che affittava in un comune valdostano è colpevole. Gli infliggono 7 anni e 6 mesi di carcere. I giudici hanno riconosciuto all’imputato le attenuanti e hanno stabilito la continuazione tra gli episodi di abuso contestati.
La sentenza include, inoltre, l’obbligo, per l’uomo a giudizio, di risarcire la parte civile costituitasi nel processo (l’uomo che lo aveva denunciato per le violenze). L’importo andrà stabilito in un giudizio civile a parte, ma il collegio giudicante ha intanto stabilito una provvisionale di 30mila euro. Il condannato dovrà anche versare oltre 4mila euro allo Stato per il compenso dell’avvocato della persona offesa, oltre ad essere interdetto in perpetuo dai pubblici uffici.
In aula è presente la moglie della vittima, che ha seguito tutte le udienze, dalla prima, in cui era stata chiamata a testimoniare sui fatti. Una presenza silenziosa, misurata e composta, com’era stata la sua deposizione, priva anche del minimo accenno di stizza o di rabbia. Lo scorso 14 gennaio, il pm Manlio D’Ambrosi aveva concluso la sua requisitoria chiedendo una condanna ad 11 anni di carcere. Oggi, prima che i giudici si ritirassero in camera di consiglio, è stata la volta del difensore dell’imputato, l’avvocato Massimiliano Bellini, di arringare, chiedendo di assolvere il suo cliente.
Una difesa accorata, in cui il legale è arrivato letteralmente ad urlare in aula. Dapprima ha voluto palesare la “sensazione che questo processo andasse a senso unico, ignorando tutte le istanze difensive”. Un processo “caratterizzato dall’inizio dalla pancia: condannatelo perché ha commesso il reato!”. Un giudizio in cui sarebbe stata ignorata, per l’avvocato, “la lettura alternativa che noi abbiamo dato fin da subito”, imperniata “sulla patologia di cui soffre l’imputato, piaccia o non piaccia”.
Anche perché, secondo Bellini, “abbiamo tantissimi dati processuali” e se “andiamo a condannare quest’uomo malato, schizofrenico, morirà in carcere”. Il legale ha anche ricordato il suicidio in cella della moglie dell’imputato, arrestata con lui con l’accusa di concorso nei reati ipotizzati a seguito delle indagini dei carabinieri, e che si era tolta la vita nel carcere di Torino il 23 maggio 2024.
L’accusa ha sostenuto la sua tesi con dei video, realizzati dall’affttuario dell’alloggio, che aveva trasformato la casa in una sorta di set cinematrografico, con telecamere in grado di registrare anche l’audio. Per la difesa, i video offrivano la prova dell’innocenza del 58enne, perché riprendevano anche momenti dai quali si sarebbe potuta evincere la natura consenziente dei rapporti sessuali (tesi sostenuta sin dall’inizio del processo). Però, ha sottolineato l’avvocato Bellini, sono stati selezionati “i video di mero interesse investigativo”, in una lettura univoca.
L’altro elemento su cui il difensore ha puntato è stata la differenza di conclusioni tra i professionisti che hanno esaminato l’imputato, per stabilirne la capacità di intendere e di volere e di restare in giudizio. Se il consulente della difesa aveva concluso per un “disturbo a prevalente manifestazione psicotica di tipo delirante”, che si concretizza nella “convinzione di essere al centro di un complotto”, per il perito del Tribunale l’imputato era in grado di stare a proceso..
Al riguardo, il difensore ha tuonato che il professionista nominato dai Giudici, lo psichiatra Francesco Cargioli, “vi ha scritto la sentenza di condanna. Ha fatto l’analisi dei video, della persona offesa, ma il periziando” era l’imputato. Per l’avvocato Bellini, l’uomo a giudizio “non si rendeva conto del disvalore dei suoi comportamenti, per la sua patologia, non perché è un killer di Cosa Nostra”. Da qui, l’appello finale: “se vi resta qualche dubbio, allora il dubbio è l’assoluzione”.
L’avvocato, contestando anche il numero degli episodi ricostruiti dalla procura (non 12, ma 6/7), l’ha chiesta principalmente perché “al momento dei fatti” l’imputato “era incapace di intendere e di volere”. Per farlo, ha riletto anche il passaggio della consulenza di parte in cui la psicologa e psicoterapeuta Angela Valdarnini scrive “è lui stesso vittima della sua patologia”. Una tesi cui i giudici non hanno aderito, punendo però la responsabilità dell’imputato in misura minore rispetto alla richiesta della Procura. Le motivazioni della sentenza sono attese entro 75 giorni.
Violenze sul padrone di casa, l’accusa chiede 11 anni di carcere
14 gennaio 2026, ore 13

11 anni di reclusione. E’ la pena che, al termine della sua requisitoria, il pm Manlio D’Ambrosi ha chiesto per il 58enne di Caltanissetta accusato di violenze sessuali sul padrone della casa che affittava in un comune valdostano. L’udienza con l’inizio della discussione tra le parti si è svolta oggi, mercoledì 14 gennaio, dinanzi al Tribunale collegiale di Aosta. Il rappresentante dell’accusa ha ricordato come gli episodi contestati siano stati ripresi da telecamere installate in casa dall’imputato, circostanza “di interesse investigativo”.
In aula, il pubblico ministero ha ricordato alcune delle frasi rivolte dall’imputato alla vittima captate dal sistema di ripresa video, ricostruendo almeno 12 occasioni di violenze, dall’estate 2023 e per circa sei mesi. “Non ci sono dubbi – ha detto D’Ambrosi – sull’elemento oggettivo del reato. In quasi tutti gli episodi c’è tirare per i capelli, o cingere con forza la vittima, affinché non possa liberarsi dalla morsa del suo violentatore”.
Quanto all’aspetto soggettivo, “tutte le dichiarazioni che l’imputato rivolge” al padrone di casa sono il “segnale evidente della volontà di costringere la volontà sessuale” dell’uomo, per “raggiungere piacere” e “non curandosi” del consenso della vittima. In una delle sequenze video, ha ricordato il Pubblico ministero, l’uomo alla fine del rapporto addirittura sviene e “viene deriso, dicendogli di non fare la ‘sceneggiata’”.
Una ricostruzione che ha portato il rappresentante dell’accusa a definire “fantasiose” le dichiarazioni spontanee rese in una precedente udienza dall’imputato (che aveva insistito sul fatto che il locatore fosse consenziente). Dichiarazioni che “erano un suo diritto”, ma quanto al valore processuale, per l’accusa, “è come se non fossero state rese”. Proprio per la condotta del 58enne a giudizio, sia durante gli episodi, sia durante il processo, D’Ambrosi ha chiesto al collegio giudicante di non applicare le attenuanti generiche.
Richieste durante le quali l’imputato è rimasto impassibile, appoggiato con i gomiti sul banco dietro cui era seduto, le mani a sorreggere la testa sotto il mento. Sulla gravità delle condotte ha messo l’accento anche l’avvocata di parte civile, che assiste la vittima. “Se fossimo negli Stati Uniti – ha affermato – il comportamento dell’imputato sarebbe definito di malvagità”.
“Non c’è altro che possa aver motivato una condotta del genere. Lo si dimostra non solo attraverso i video, ma dalla condotta successiva. Mai un segno di resipiscenza, mai una offerta di risarcimento. Anzi, calunnie su calunnie. Nel momento in cui l’imputato afferma che questa sia una condotta di ritorsione per questioni civilistiche legate al contratto d’affitto, va oltre. La malvagità non si è limitata agli atti, ma si è protratta anche in quest’aula”. L’udienza è stata quindi rinviata al prossimo 4 marzo, quando la parola andrà all’avvocato difensore dell’imputato.
Processo per gli abusi sul padrone di casa, la persona offesa non sarà risentita in aula
12 novembre 2025, ore 17.14

Non sarà risentito l’uomo che avrebbe subito violenze sessuali dal 58enne siciliano cui affittava una casa in un comune valdostano. Lo ha deciso, nell’udienza di oggi del processo, il Tribunale di Aosta in composizione collegiale. La richiesta di chiamare nuovamente a testimoniare la parte civile nel giudizio era stata rinnovata dal difensore dell’imputato, l’avvocato Massimiliano Bellini. Il rigetto è stato motivato dai giudici considerando completo l’esame già svolto in sede di incidente probatorio completo e attinente tutti gli aspetti del giudizio.
Stamane, il legale ha avanzato anche altre richieste ai giudici Giuseppe Colazingari (presidente), Maurizio D’Abrusco e Marco Tornatore (a latere). Tra queste, quella di una perizia collegiale sulla capacità di intendere e di volere dell’imputato all’epoca dei fatti. L’accertamento di tale condizione era già stato affidato dal Tribunale allo psichiatra Francesco Cargiuoli, che nell’udienza del 24 settembre scorso aveva riferito le conclusioni raggiunte, vale a dire di non aver rilevato disturbi psichici di rilevanza, tali da inficiare la capacità dell’imputato di sostenere il processo.
Secondo il difensore – che in subordine ha chiesto al collegio di voler acconsentire a un confronto tra il professionista precedentemente incaricato e il consulente di parte – nella perizia già svolta “c’è molta confusione”, perché “si parte dal presupposto che l’imputato sia colpevole”. “Lo volete condannare, fatelo, – ha tuonato in aula l’avvocato – ma con i crismi e le prove”.
Su questa richiesta, come su quella di far testimoniare nuovamente la persona offesa, il pm Manlio D’Ambrosi, si è opposto. Il Collegio ha deciso, in via preliminare, di acquisire la cartella clinica dell’imputato da un Centro per la salute mentale di una località siciliana da cui sarebbe seguito. L’udienza è stata quindi rinviata al prossimo 14 gennaio, per la valutazione del materiale trasmesso.
Quest’oggi, con brevi dichiarazioni spontanee, anche il 58enne a giudizio è tornato a far sentire la sua voce. Lo ha fatto per ribadire che “la persona che mi ha denunciato era molto consenziente, tanto è vero che io conosco molte cose della persona che mi ha denunziato”.
Secondo l’accusa (ad indagare sono stati i Carabinieri), l’imputato si era trasferito in Valle nel giugno 2023 ed avrebbe costretto l’uomo da cui affittava casa a subire atti sessuali, con vessazioni di vario genere e la minaccia di diffondere i video degli stessi. Stando all’inchiesta dell’Arma, tale minaccia era motivata dalla volontà di disporre dell’alloggio senza pagare.
Nessun disturbo mentale nel 58enne imputato di abusi sul padrone di casa
24 settembre 2025 – Ore 10.27

Nel 58enne imputato di violenza sessuale sull’uomo da cui affittava una casa in un comune valdostano non sono stati rilevati disturbi psichici di rilevanza, tali da inficiare la sua capacità di sostenere il processo.
È l’esito della perizia disposta dal Tribunale, illustrato nell’udienza di oggi, mercoledì 24 settembre, dallo psichiatra Francesco Cargioli, in servizio all’Usl della Valle D’Aosta.
L’accertamento è stato effettuato attraverso l’acquisizione di documentazione medica, somministrazione di test psico-diagnostici all’imputato e una valutazione finale. Alla stessa conclusione ha aderito il consulente tecnico nominato dalla parte civile.
Il collegio – presieduto da Giuseppe Colazingari e con giudici a latere Marco Tornatore e Maurizio D’Abrusco – ha rinviato quindi, per la prosecuzione del processo, all’udienza del prossimo 12 novembre.
Secondo le indagini dei Carabinieri, l’imputato – trasferitosi in Valle nel giugno 2023 – avrebbe costretto l’uomo da cui affittava un’abitazione a subire atti sessuali, con vessazioni di vario genere e la minacciò di diffondere i video degli stessi.
Nell’indagine dei Carabinieri, la minaccia era motivata dalla volontà di disporre dell’alloggio senza pagare. L’imputato ha sostenuto si trattasse di rapporti liberi e consenzienti. L’accusa è rappresentata dal pm Manlio D’Ambrosi.
Violenze sul padrone di casa, disposta perizia psichiatrica sull’imputato
14 maggio 2025
Sarà una perizia psichiatrica a dover stabilire se il 58enne di Caltanissetta accusato di violenze sessuali sul suo padrone di casa, durante un periodo di residenza in Valle d’Aosta nel 2023, era capace di intendere e di volere all’epoca dei fatti. A disporla, il Tribunale in composizione collegiale (presidente Giuseppe Colazingari, giudici a latere Marco Tornatore e Maurizio D’Abrusco), nella seconda udienza del processo, iniziato lo scorso 26 marzo.
Per l’esame è stato individuato il perito Francesco Cargiuoli, che sarà incaricato il prossimo 4 giugno: dovrà determinare, oltre alla sua capacità di intendere e di volere, se l’imputato sia in grado di partecipare al processo e, qualora incapace, se sia pericoloso socialmente. La richiesta di perizia è stata avanzata dal difensore del 58enne, l’avvocato Massimiliano Bellini, e vi si è associato il pm Manlio D’Ambrosi. Ad opporsi era stata invece l’avvocata di parte civile, che rappresenta l’uomo che ha denunciato gli abusi.
Durante l’udienza di oggi è stata anche ascoltata la testimonianza della psicologa e psicoterapeuta Angela Valdarnini, consulente nominato dalla difesa dell’imputato. Stando alla sua diagnosi, l’uomo a giudizio soffre “di un disturbo a prevalente manifestazione psicotica di tipo delirante”, che “non compromette il funzionamento di tipo sociale della persona, ma è caratterizzato da deliri che hanno un aspetto persecutorio” e che si concretizza nella “convinzione di essere al centro di un complotto e quindi che ci sia dietro tutto un piano per sabotarlo, mettergli i bastoni tra le ruote e questo crea degli agiti di difesa”.
Subito prima, aveva reso delle dichiarazioni spontanee l’imputato, ribadendo che “i rapporti erano più che consenzienti. Io non l’ho mai costretto a fare niente e lui sapeva delle telecamere” installate nell’abitazione dall’affittuario, dalle quali – dopo la denuncia ricevuta – i Carabinieri hanno ricavato i filmati che hanno condotto alle accuse all’uomo.
Il 58enne siciliano ha anche raccontato di aver conosciuto il padrone di casa nel 2018, quando soggiornava, in affitto, nella mansarda della sua abitazione, solo per il periodo natalizio. Un affitto per vacanze che si è ripetuto negli anni fino al 2023, quando poi è stata affittata l’altra abitazione, dall’inizio dell’estate. L’imputato era stato arrestato lo scorso marzo, assieme alla moglie, poi la donna si era tolta la vita in carcere.

2 risposte
Mi dispiace molto per la persona offesa.
Solo brutte parole per l’imputato.
Strana vicenda