Le ragioni del “Sì” e del “No”, il faccia a faccia sul referendum tra gli avvocati Jorioz e Curtaz

Il confronto tra gli avvocati Alberto Jorioz del Comitato VdA per il "SÌ" e Carlo Curtaz, sostenitore delle ragioni del "NO", era in programma ieri nella sede della Stella Alpina, in vista del referendum costituzionale sulla giustizia del 21 e 22 marzo.
Referendum Giustizia
Politica

Mancano ormai pochi giorni al referendum costituzionale sulla giustizia del 21 e 22 marzo. Dopo le numerose iniziative della società civile per dibattere sul tema, si è svolto ieri l’unico momento di approfondimento organizzato interamente da partiti politici valdostani. A dare il benvenuto — accompagnato da un omaggio al defunto amico Claudio Viale — sono stati il presidente di Rassemblement Valdôtain Davide Bionaz e il sindaco di Charvensod Ronny Borbey, portavoce di Stella Alpina e moderatore della serata. A esporre le ragioni del “Sì” e del “No” sono stati invitati rispettivamente gli avvocati Alberto Jorioz e Carlo Curtaz, che hanno dapprima illustrato in un breve “glossario” alcuni concetti fondamentali per capire i quesiti referendari. 

Dopo questa breve introduzione, i due avvocati sono stati invitati da Borbey a spiegare le misure principali previste dalla riforma: la separazione delle carriere dei magistrati, l’istituzione di due distinti Csm con il sorteggio dei componenti togati, e la creazione di un’Alta Corte disciplinare.

Davide Bionaz
Davide Bionaz e Carlo Curtaz

La separazione delle carriere

Secondo Jorioz, “la riforma non fa che attuare l’articolo 111 della Costituzione, secondo il quale ogni cittadino ha diritto a essere giudicato da un giudice terzo e imparziale. Non viene assolutamente modificato l’articolo 104 sull’autonomia della magistratura: per farlo bisognerebbe indire un’altra riforma e un altro referendum. Questa riforma non fa altro che allineare la Costituzione del nostro Paese alla struttura delle principali democrazie europee, dove la separazione è già in atto da tempo”. 

Curtaz, invece, ha avvertito che “il nocciolo della riforma è poco tecnico e molto politico”, a partire dal primo punto, quello della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. In base alla riforma, i magistrati dovranno scegliere all’inizio della carriera se svolgere la funzione giudicante o quella requirente e non potranno più passare da una funzione all’altra durante il loro percorso professionale. Secondo Curtaz, questa separazione “di fatto esiste già. Fino a qualche anno fa il passaggio da una funzione all’altra accadeva molto più spesso, ma per mettere fine a questa cosa è già intervenuta la riforma Cartabia, che ha previsto che solo i giovani magistrati possano cambiare il proprio ruolo una sola volta nella vita, trasferendosi di sede”.

Oltre a sottolineare l’esiguità dei trasferimenti — mediamente 40 all’anno su circa 9.400 magistrati italiani — secondo Curtaz il cambio di carriera non è necessariamente negativo: “Se un magistrato arrivato 270esimo al concorso è piemontese e, finito a Caltanissetta, può ricongiungersi alla sua famiglia solo passando all’altra funzione, non vedo perché dovremmo impedirglielo”. Anche rispetto alla vicinanza dei luoghi di lavoro e della presunta intimità tra giudici e pm Curtaz, facendo riferimento anche alla sua esperienza professionale e ai dati, nega una commistione di interessi: “Se, come si dice, vanno a bere il caffè insieme tutti i giorni, allora i giudici dovrebbero essere molto condizionati dai pm, eppure il tasso di assoluzione è del 52-54 per cento”. 

Per Jorioz, invece, la separazione delle carriere è essenziale “per rendere la magistratura più credibile e indipendente agli occhi del cittadino. Come può essere imparziale un giudice”, ha proseguito l’avvocato, facendo riferimento al problema delle correnti e al noto caso Palamara, “quando ha condiviso la propria formazione e carriera con un pm, che eventualmente dovrà anche esprimersi sulla sua assegnazione?”.

Ronny Borbey Alberto Jorioz
Ronny Borbey e Alberto Jorioz

I due Consigli Superiori della Magistratura (Csm)

Secondo Jorioz, il problema delle correnti politiche sarebbe eliminato anche grazie a un’ulteriore misura prevista dalla riforma, ovvero l’istituzione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, in sostituzione dell’attuale Csm unico. “Le correnti politicizzate sono in grado di drogare il sistema della giustizia, garantendo promozioni e assegnazioni per questioni politiche e non di merito. È vero che aumenterebbero i costi per mantenere questi organismi, ma la giustizia è un sistema di pesi e contrappesi e bisogna cercare il beneficio migliore”. Concludendo con una battuta, Jorioz ha spiegato che “anche un dittatore costerebbe di meno dei parlamentari, ma non per questo sarebbe meglio”. 

Non ha negato il problema delle correnti Curtaz che però, oltre a ricordare che a essere iscritto a una corrente è solo il 20 per cento dei magistrati italiani, ha spiegato che “le correnti sono libere associazioni di cittadini privati e non sono per forza un male. Ci sono stati fior fiore di magistrati che hanno partecipato attivamente alla vita delle correnti, a partire da Borsellino e Falcone. E poi non vedo come l’istituzione di due Csm possa eliminare il problema: non c’è un discorso di causa-effetto, le correnti continueranno a esistere tali e quali”. 

Carlo Curtaz
Carlo Curtaz

L’Alta Corte Disciplinare

Se oggi i procedimenti disciplinari sono trattati all’interno della sezione disciplinare del Csm, la riforma prevede anche la creazione di un’Alta Corte Disciplinare, di rango costituzionale, competente per i procedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati, composta da membri togati estratti a sorte e membri laici. 

Secondo Curtaz, i dati negano che ci sia un problema nell’attuazione da parte del Csm dei provvedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati. “Nell’ultimo anno, la sezione disciplinare del Csm ha pronunciato 199 sentenze di carattere disciplinare, eseguendo 82 condanne e 94 assoluzioni. Su 94 assoluzioni, il ministro della giustizia nell’ultimo anno ne ha impugnate nove, quindi significa che 85 erano corrette. Fra i soggetti che possono avviare procedimenti c’è anche il guardasigilli: se non ci sono abbastanza aperture di provvedimenti disciplinari, allora il ministro stesso sarebbe dovuto e potuto intervenire”. 

Jorioz ha esposto dati contrastanti rispetto a quelli di Curtaz e ha affermato che “la creazione di un organismo indipendente è l’unica via per un controllo imparziale sulla magistratura”. L’imparzialità sarà garantita, sempre secondo Jorioz, anche dalla composizione dell’Arta Corte Disciplinare, che sarà formata da 15 membri: tre nominati dal Presidente della Repubblica, tre estratti a sorte da un elenco di giuristi qualificati compilato dal Parlamento in seduta comune, sei estratti a sorte tra i magistrati giudicanti con 20 anni di attività e con esperienze in Cassazione, tre sorteggiati tra i magistrati requirenti con vent’anni di attività ed esperienza in Cassazione. “La scelta e il sorteggio dei componenti avverranno sempre nell’ambito di soggetti altamente qualificati”, ha affermato Jorioz. 

Alberto Jorioz
Alberto Jorioz

Il sorteggio dei membri dei Csm

Anche il nuovo sistema previsto per la costituzione dei due Csm è a detta di Jorioz garanzia di imparzialità. Essi saranno composti per un terzo da membri laici e per due terzi da togati. I componenti non saranno più eletti, ma sorteggiati: i membri laici da un elenco di giuristi predisposto dal Parlamento in seduta comune, i membri togati invece saranno estratti a sorte tra tutti i magistrati – giudicanti o requirenti – che avranno i requisiti stabiliti da una legge ordinaria successiva. “Il sorteggio è garanzia di imparzialità e di un accesso a questi organismi libero da condizionamenti politici. È un sistema che mira ad allineare la giustizia italiana alla maggior parte delle democrazie europee e a risolvere, a caduta, gli altri problemi della giustizia”. 

Curtaz si è dimostrato invece del tutto contrario al sistema del sorteggio, che “non esiste da nessun’altra parte in queste misure. Penso poi che sia in contrasto con l’articolo 1 della Costituzione: l’Italia è una Repubblica democratica. Se è democratica, significa che chi è eletto deve garantire e assumere la responsabilità di essere rappresentante di chi l’ha eletto o nominato. Il sorteggio è invece una tombola natalizia: tra 9.400 magistrati, magari può essere eletto uno che è magistrato da due giorni o uno che non ha per nulla voglia di assumere quel ruolo”.

Inoltre, secondo Curtaz quello per i membri togati sarebbe un sorteggio vero e proprio, mentre quello per i membri laici “sarebbe un sorteggio finto, perché la lista sarebbe stilata dal Parlamento. Ecco perché il fronte del ‘No’ sostiene che questa riforma ha un solo scopo, ovvero limitare la rappresentatività e l’importanza del ruolo della magistratura, aumentando quello della politica”. 

Entrambi gli avvocati, in ultima battuta, hanno concordato sull’esistenza di altri problemi che gravano sulla giustizia italiana, a partire dalla durata dei processi, per l’insufficienza del numero di magistrati e la mancanza di personale ausiliario, e dal sovraffollamento delle carceri. Se secondo Jorioz “questa riforma tratta altre tematiche ma risolve a catena questi problemi”, a detta di Curtaz “questi sono i veri problemi della giustizia, su cui la riforma, che ha ben altri interessi di natura squisitamente politica, non interviene”. 

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