C’è chi dice “No” anche in Valle d’Aosta. Il 51,81% dei valdostani ha respinto la riforma costituzionale della Giustizia, voluta dal Governo Meloni. Rispetto al dato nazionale, dove il No è avanti con circa il 54%, nella regione la distanza è più contenuta, con uno scarto di circa 2000 voti circa.
In 29.456, pari al 51,81% dei valdostani hanno bocciato la riforma, mentre 27.395, pari al 48,19% si sono espressi per il Sì.
In molti comuni, soprattutto a vocazione turistica, ha invece prevalso il Sì. Il No ha però trionfato nel capoluogo regionale, Aosta, risultando decisivo per l’esito finale. In linea con il nazionale qui il No ha stravinto con il 55,78%, mentre il Sì si è fermato a 44,22%.
Il Sì prevale nei comuni di Antey-Saint-André, Ayas, Bionaz, Brusson, Challand-Saint-Anselme, Challand-Saint-Victor, Chamois, Champdepraz, Chatillon, Cogne, Courmayeur, Doues, Étroubles, Gaby, Gressoney-La-Trinité, Issime, La Magdeleine, La Salle, La Thuile, Lillianes, Montjovet, Morgex, Oyace, Pollein, Pré-Saint-Didier, Saint-Denis, Saint-Rhémy-en-Bosses, Saint-Vincent, Torgnon, Valgrisenche, Valtournenche, Verrayes, e Verrès.
Il No vince ad Allein, Arvier, Avise, Aymavilles, Bard, Brissogne, Champorcher, Charvensod, Donnas, Emarèse, Fénis, Fontainemore, Gressan, Gignod, Hône, Introd, Issogne, Jovençan, Nus, Ollomont, Perloz, Pontboset, Pontey, Quart, Roisan, Rhêmes-Notre-Dame, Rhêmes-Saint-Georges, Saint-Christophe, Saint-Marcel, Saint-Nicolas, Saint-Pierre, Saint-Oyen, Sarre, Valpelline e Villeneuve.
Il comune dove il Sì ha ottenuto la percentuale più alta è La Thuile con il 69,64%, mentre il No ha dilagato ad Avise con il 67,97% e Valpelline 67,73.
L’affluenza alle urne è stata da record anche in Valle d’Aosta. In 57.390 si sono recati alle urne in Valle d’Aosta, pari al 58,59% dei votanti.
Alle regionali e comunali dello scorso settembre l’affluenza era stata del 62,98%, mentre agli ultimi due referendum, quello confermativo del 10 agosto scorso si era recato alle urne il 52,14% e ai referendum abrogativi dell’8 e 9 giugno appena il 29%.
Il comune dove si è registrata l’affluenza più alta è stato Chamois con il 79,62% , mentre quello con il minor numero di votati è stato Bionaz con il 47,467%.
Referendum costituzionale, seconda giornata di voto: affluenza alle 23 al 44,25% in Valle d’Aosta
23 marzo ore 7
Seconda e ultima giornata di voto per le per il referendum costituzionale in Valle d’Aosta. Dopo la prima giornata di consultazione, svoltasi ieri, l’affluenza 23 alle urne ha raggiunto il 44,25%.
Ad Aosta l’affluenza è stata del 47,04%. Il comune con l’affluenza più alta è stato Saint-Oyen con il 59,87%, mentre quello con la più bassa percentuale di votanti è stato Allein con il 31,40%.
Secondo quanto comunicato dalla Presidenza della Regione, alle ore 23 di domenica 22 marzo erano 43.340 i cittadini che si erano recati ai seggi, su un totale di 97.949 aventi diritto al voto.
Le operazioni elettorali riprendono questa mattina: i seggi sono aperti dalle ore 7 e resteranno accessibili fino alle ore 15.00. Al termine della giornata sarà resa nota l’affluenza definitiva.
Subito dopo la chiusura delle urne prenderanno il via le operazioni di scrutinio, che porteranno alla definizione dei risultati del referendum. I dati ufficiali saranno resi disponibili sul sito della Regione nella sezione dedicata ai risultati elettorali.
Referendum giustizia: alle 19 affluenza sfiora il 38 percento
22 marzo ore 19.35
Sono 37.200 pari al 37,98 per cento degli aventi diritto i valdostani che si sono recati alle urne entro le 19 per votare il referendum popolare confermativodella legge costituzionale sulle “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”, il cosiddetto “referendum sulla giustizia”.
Il dato valdostano è in linea con quello nazionale con molti comuni che superano, per affluenza, il 40 per cento tra cui Aosta in cui hanno votato in 10.665, il 40,56%.
Il comune con più affluenza è, Saint-Oyen con il 55,41% mentre ad Oyace con il 27,75% si registra la percentuale più bassa alle 19.
Alle 12 la percentuale di affluenza al voto in Valle d’Aosta è stata del 14,80%, con 14.494 votanti sui 97.949 cittadini chiamati al voto.
Domani lo spoglio potrà essere seguito online direttamente sul sito della Regione.
Il quesito che gli elettori troveranno sulla scheda recita:
“Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare? ”
Per votare
Per votare è necessario presentarsi al proprio seggio con un documento di identità valido e con la tessera elettorale. Nei giorni che precedono il voto i Comuni di residenza prevedono aperture straordinarie degli uffici per il rilascio della nuova tessera elettorale, per i duplicati in caso di smarrimento o furto, per la sostituzione delle tessere con spazi esauriti e per il cambio del documento cartaceo.
Il referendum
Si tratta di un referendum confermativo. Ai cittadini viene quindi richiesto di approvare o meno – confermando con un “sì” o bocciando con un “no” – una legge costituzionale per modificare alcuni articoli della nostra “Carta”.
Trattandosi di un referendum costituzionale – quindi non di un referendum abrogativo –, non è richiesto il raggiungimento di un quorum. Perché la consultazione sia valida, non è necessario quindi che voti più del 50 per cento degli aventi diritto. Il risultato sarà determinato dalla maggioranza dei voti espressi, indipendentemente dal numero complessivo dei votanti.
Le modifiche previste dalla legge

Nel dettaglio, la riforma riguarda gli articoli 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110 della Costituzione.
Tra i principali cambiamenti introdotti c’è la cosiddetta separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e magistrati requirenti (ovvero i pubblici ministeri), con la costituzione di due distinti organi di autogoverno: il Consiglio superiore della magistratura giudicante ed il Consiglio superiore della magistratura requirente. Attualmente, il Csm è uno solo.
Secondo le disposizioni di legge, il presidente della Repubblica conserverebbe la presidenza di entrambi i nuovi organi.
Con l’approvazione della riforma, i componenti dei due Csm saranno scelti tramite sorteggio: per un terzo da un elenco di professori universitari in materie giuridiche e avvocati con almeno 15 anni di esercizio, compilato dal Parlamento; e per i restanti due terzi tramite estrazione a sorte tra i magistrati delle rispettive carriere separate.
Oggi, i 30 membri dell’unico Consiglio superiore della magistratura – sono esclusi il Capo di Stato, il primo presidente ed il procuratore generale della Corte suprema di Cassazione, membri di diritto che portano il numero complessivo a 33 – sono eletti per due terzi (quindi 20, i cosiddetti membri togati) da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti ad ogni componente della magistratura e per un terzo (quindi 10, i cosiddetti membri laici) dal Parlamento riunito in seduta comune, definiti tra professori universitari in materie giuridiche e tra gli avvocati che esercitano la professione da almeno quindici anni.
La riforma, se votata, istituirà una nuova giurisdizione disciplinare, ovvero l’Alta Corte disciplinare, a cui viene attribuita in via esclusiva la competenza sui magistrati, sia giudicanti sia requirenti. Quindi, il potere disciplinare attualmente esercitato dal Csm verrebbe trasferito al nuovo organismo, composta da 15 membri nominati in parte dal presidente della Repubblica, in parte tramite sorteggio tra professori, avvocati e magistrati con almeno vent’anni di esperienza. Il presidente dell’Alta Corte verrebbe eletto tra questi componenti.
Questa, nel dettaglio, la composizione:
- tre membri saranno nominati dal presidente della Repubblica, tra professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati con almeno vent’anni di esercizio;
- tre membri saranno estratti a sorte da un elenco, stilato dal Parlamento in seduta comune, di professori ordinari di università in materie giuridiche e di avvocati con almeno vent’anni di esercizio;
- sei membri estratti a sorte tra i magistrati giudicanti (quindi i giudici) con almeno vent’anni di esercizio delle funzioni giudiziarie e che svolgono o hanno svolto funzioni di legittimità;
- tre membri estratti a sorte tra i magistrati requirenti (quindi i pubblici ministeri) con almeno vent’anni di esercizio delle funzioni giudiziarie e che svolgono o hanno svolto funzioni di legittimità.
Sono, inoltre, previste norme per l’impugnazione delle sentenze disciplinari davanti alla stessa Alta Corte in composizione diversa mentre altri aspetti, come la definizione degli illeciti disciplinari, delle procedure, dei collegi e delle sanzioni, saranno invece rimessi ad una futura legge ordinaria.
Gli obiettivi del governo
In più occasioni il governo, con il ministro della Giustizia Carlo Nordio e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha presentato la riforma come un passo verso la separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri, una maggiore trasparenza e imparzialità nella scelta dei componenti del Csm; un modo per contrastare le correnti interne negli organi di autogoverno della magistratura e l’affermazione del diritto dei cittadini a un giusto processo.
Le principali posizioni nel dibattito pubblico
La campagna referendaria ha polarizzato il dibattito tra sostenitori del sì e del no:
- Per il sì: il centrodestra compatto – Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Noi Moderati – e parte del mondo giuridico (ad esempio l’Associazione tra gli studiosi del processo penale Aspp), che vedono nella riforma uno strumento per rafforzare l’autonomia del giudice e la terzietà del processo penale, attraverso nuove regole di composizione e funzionamento degli organi di autogoverno.
- Per il no: il Partito democratico, il MoVimento 5 Stelle e l’Alleanza Verdi-Sinistra, che ritengono che la riforma possa compromettere l’indipendenza della magistratura e indebolire i meccanismi costituzionali di garanzia. Anche l’Associazione nazionale magistrati ha espresso forte contrarietà, criticando in particolare i meccanismi di sorteggio e la possibile autoreferenzialità dei pubblici ministeri.
Il fronte giuridico, invece, è più frammentato: alcuni esperti sostengono la separazione come principio auspicabile, altri criticano il testo e le modalità di attuazione previste.
La campagna in Valle d’Aosta
La campagna referendaria ha preso il via anche in Valle d’Aosta. Si sono costituiti, infatti, il Comitato per “no” – al quale hanno aderito Cgil VdA, Anpi, Arci VdA, Libera VdA, Attac Aosta, Sunia VdA, Federconsumatori, Cittadinanza attiva, Valle d’Aosta aperta (Ambiente diritti uguaglianza, Area democratica – Gauche autonomiste, MoVimento 5 Stelle, Rifondazione comunista e Risorgimento socialista), Partito democratico VdA e Alleanza Verdi Sinistra (Europa Verde, Rete Civica, Sinistra italiana); e, dall’altra parte il Comitato per il “sì” presieduto dall’avvocata Corinne Margueret assieme a diverse colleghe e colleghi (Claudia Tomiozzo, Katia Guidi, Salvatore Cavallaro), lo studente di Giurisprudenza Patrick Raso ed il collaboratore amministrativo Umberto Spalla.
A stretto giro, sono nati altri comitati favorevoli alla riforma approvata dal governo Meloni. Si tratta del Comitato “Sì Riforma” – presieduto dal professor Nicolò Zanon, già vicepresidente della Corte costituzionale ed ex componente del Consiglio superiore della magistratura, il cui portavoce nazionale è il giornalista Alessandro Sallusti – coordinato dall’avocata Stefania Vincenzetti del Foro di Aosta con l’avvocato Carlo Laganà e del quale fanno parte anche Ester Fonte, Walter Musso e Maurizio Mappelli.
A questo si aggiunge il Comitato dei Cittadini Indipendenti per il Sì al Referendum costituzionale guidato dall’avvocato Alessio Cerniglia del Foro di Novara con referente regionale per la Valle d’Aosta l’avvocato Orlando Navarra; il Comitato DemocraziaViva fondato in Valle dal medico e già dirigente della Direzione generale Welfare della Lombardia e del Ministero della Salute Michele Tringali assieme a Paolo Bonino, già responsabile della Geriatria nell’Usl della Valle d’Aosta, con il funzionario amministrativo regionale Roberto Bonturi e la psichiatra Giuliana Mina.
Il Comitato “Valle d’Aosta per il SÌ”, invece, vede alla presidenza l’avvocato Corrado Bellora affiancato da un direttivo composto dai legali Alberto Jorioz e Nicoletta Spelgatti e dal professore dell’UniVdA Alessandro Stanchi.
Il voto per corrispondenza dei cittadini italiani all’estero

Sul sito web del Ministero degli esteri vengono illustrate le modalità di voto per corrispondenza dei cittadini italiani all’estero e l’opzione per il voto in Italia. Nello specifico, i cittadini italiani residenti o temporaneamente all’estero, iscritti nelle liste elettorali, possono votare per posta, ricevendo il plico elettorale al proprio indirizzo di residenza.
Per questo, viene raccomandato di controllare ed eventualmente regolarizzare immediatamente la propria situazione anagrafica e di indirizzo all’Ufficio consolare competente, contando che, per legge, i plichi elettorali devono essere spediti quasi un mese prima della data del voto in Italia. Per farlo, è preferibile utilizzare preferibilmente il portale online dei servizi consolari Fast It.
In alternativa al voto per corrispondenza, gli elettori iscritti all’Aire – l’Anagrafe italiani residenti all’estero – possono scegliere di votare in Italia nel proprio comune di iscrizione elettorale, comunicando per iscritto la propria scelta (la cosiddetta “opzione”) al Consolato entro il decimo giorno dopo l’indizione della consultazione. La scelta di votare in Italia vale solo per la consultazione referendaria rispetto alla quale è espressa.
L’opzione deve pervenire all’Ufficio consolare non oltre i dieci giorni successivi a quello dell’indizione della consultazione, ovvero entro il 24 gennaio 2026. Per questa comunicazione si può utilizzare l’apposito modulo scaricabile sia dal sito web del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (www.esteri.it) sia da quello del proprio Ufficio consolare di riferimento.
Il modulo, compilato, firmato e accompagnato da un documento d’identità, può essere consegnato o inviato al proprio Ufficio consolare di riferimento a mano, per posta, per posta elettronica ordinaria, per posta elettronica certificata. Gli indirizzi sono disponibili sul sito del Consolato di riferimento. La comunicazione dell’opzione può anche essere scritta su carta semplice. In ogni caso, per essere valida deve contenere nome, cognome, data e luogo di nascita, luogo di residenza e firma dell’elettore. È obbligatorio inviarla insieme a copia di un documento di identità del dichiarante.
La normativa prescrive che sia cura degli elettori verificare che la comunicazione di opzione spedita per posta sia stata ricevuta in tempo utile dal proprio Ufficio consolare. Le richieste pervenute oltre il termine sopra indicato non potranno essere ritenute valide. La scelta di votare in Italia può essere successivamente revocata con una comunicazione scritta da inviare o consegnare all’Ufficio consolare con le stesse modalità ed entro la stessa data prevista per l’esercizio dell’opzione. La Legge non prevede alcun tipo di rimborso per le spese di viaggio sostenute per il rientro in Italia in occasione del voto, ma solo agevolazioni tariffarie all’interno del territorio italiano.
Il voto per gli elettori fuorisede
A differenza di quanto avvenuto per le elezioni europee 2024 e per i referendum abrogativi del 2025, in questa consultazione non è stato previsto il voto per gli elettori fuori sede, ovvero la possibilità – per chi si trovasse fuori dal proprio comune di residenza per motivi di studio, lavoro o cure mediche per almeno tre mesi – di richiedere di votare in un seggio diverso.
Il tempo, però, stringe. Il segretario di Più Europa Riccardo Magi ha presentato un emendamento al decreto per le consultazioni referendarie.

18 risposte
Ho votato convintamente NO a protezione della Costituzione che non si modifica a colpo di maggioranza.
A NUS HA VINTO IL NO E NON IL SÌ
Corretto, grazie.
LV
NUS NON PERVENUTO?
Aggiunto, Grazie.
LV
ho votato si
grazie sinistrorsi, non ci evolveremo mai.
siete peggio del clero
Evolversi significa ritornare al ventennio o alla giutizia di classe?
Questa si chiama involuzione, fattene una ragione.
Se non hai conti aperti con la giustizia e soprattutto non fai parte delle elites, cosa che non credo proprio la NOSTRA Costituzione, studiata da Padri costituenti di ben altro spessore di questi quattro scappati di casa che si rifanno pari pari al piano di Rinascita democratica dello stragista Licio Gelli, salvaguardia anche te.
Mica a caso nelle zone ad alta densità mafiosa ha stravinto il si.
il ventennio è bello che finito e sepolto, per fortuna.
ma i sinistrorsi hanno continuato ad esistere, facendo 4 volte peggio quanto avvenuto nel ventennio.
e i risultati si vedono oggi, giustizia sinistra che non rende conto a nessuno di quello che Non fa o che fa malissimo.
continuate pure a cantare bella ciao.
siete ridicoli.
ma questa è democrazia, o meglio, la democrazia sinistra.
I sinistrorsi secondo te avrebbero “fatto 4 volte peggio di quanto avvenuto nel ventennio”, precisamente quando? Quindi siamo al revisonismo storico mescolato alla nostalgia del Duce e della dittatura, affermazioni del tutto campate in aria. Quattro volte, dove lo hai letto? Mi scappa da ridere. Se questo è il livello culturale di quelli che hanno votato sì significa che siete stati molto male ad-destra-ti da pessimi maestri, non sapete nulla di nulla e siete facilmente manipolabili, Per fortuna la maggioranza degli italiani è di altro spessore.
Che la democrazia ti faccia schifo è perchè credi alla figura totalitaria che decida per te, ergo non hai idee tue, conti in qualcuno che te le dia.
Per quanto riguarda il concetto di ridicolo urge che ti cpmpri uno specchio sperando che non si rompa..
Gli italiani son meno imbecilli di quello che credono molti politicanti che hanno sempre avuto in odio la Costituzione nata dalla Resistenza e dal crollo del fascismo. Non a acso chi ha voluto fortemente questo referendum è il partito erede dei fascisti e quel partito di nome Forza Italia che rappresenta solo gli interessi corporativi di Berlusconi e dei ricchi e comunque vuole una giustizia di classe, esattamente come negli Usa, dove come vediamo dal caso Epstein e nell’uscita dei file non un solo potente è stato arrestato.
E Nus?
Aggiunto, grazie.
LV
Guarda caso il grande Di Pietro,il fautore di mani pulite, che spazzó
Via i cattocomunisti vota sí.
A votare No abbiamo professori ideologici ,imam e la Cgil che oramai é decotta e rapresente il nemico numero uno di chi lavora e produce ricchezza!
Il cardinale Zuppi, magistrati come Tescaroli, Gratteri, Lombardo, Nino Di Matteo, Bombardieri, Caselli, Morosini, Ardita … avvocati come Li Gotti, Repici, Anselmo … il Coordinamento delle Associazioni dei famigliari delle vittime di mafia e terrorismo … storici come Barbero e Canfora … non valgono più di un qualunque avvocato Previti a cui fu impedito di fare il Ministro della Giustizia perché tra i Suoi clienti c’era il Presidente del Consiglio? Chi è più credibile nella difesa dei principi costituzionali?
E penso che anche i politici che erano nelle prime file allo Splendor ad applaudire Gratteri il 7 dicembre 2024 pensino NO, anche se dicono di votare oui.
Se calcoli gli anni in cui Di Pietro è stato in magistratura e quanti in politica, ti accorgerai che è stato piú politico che magistrato.
Quindi, altro che “sí”
Se fate caso, il Comitato per il Sì è formato da avvocati, a livello locale, gente che tutti i giorni tocca con mano le devianze della Giustizia, e a livello nazionale è sostenuto anche da tutta la magistratura silenziosa che da decenni si deve sorbire lo strapotere delle correnti sinistroidi. Perfino all’interno dei partiti di sx c’è ci sono molti che si schierano per la riforma. Altro che sottommissione al Governo, qui si tratta di riportare nell’alveo costituzionale il potere giudiziario, che attualmente ritiene di essere superiore agli altri due, intoccabile e assolutamente nel giusto sempre e comunque.
Quella italiana è la magistratura più politicizzata d’Europa, in cui si fa carriera coi giochini delle correnti in seno al CSM,
Basta al totale arbitrio e alla mancanza di responsabilità con cui i giudici decidono delle persone. I fatti di cronaca, anche a livello locale, parlano chiaro.
La magistratura inizi a rispondere delle proprie manchevolezze, inizi ad attenersi alle norme di legge, lei per prima, e a rispettare gli altri poteri dello Stato, legislativo ed esecutivo, senza inventarsi sentenze “creative” di parte. Applichi le norme esistenti, sempre, mandi e tenga in galera i delinquenti. Tutto il contrario di quello che sta avvenendo di continuo ed è sotto gli occhi di tutti.
“….e a rispettare gli altri poteri dello Stato, legislativo ed esecutivo senza inventarsi sentenze “creative” di parte.”
Se fai riferimento alla sentenza cd. “Albania” della Albano (visto anche che dubito che il circondario di Aosta dia degli annoverabili esempi di altre “sentenze creative”) la realtá è che Albano ha applicato le fonti del diritto Ue.
Bisognava cambiare le le fonti Ue, e non prendersela con chi le applica.
È un ragionamento abbastanza binaro, non trovi?
Io voto NO. Mi basta come motivazione che con la riforma verranno istituiti altri 2 collegi, con triplicazione dei costi. È una riforma della magistratura venduta come riforma della giustizia. Indebolisce l’autonomia dei magistrati che indagano/gheranno sulle stragi e i delitti, sugli abusi compiuti da uomini dello Stato. Il Ministro Nordio ha invocato l’oblìo, io invece voglio conoscere i mandanti dei delitti che hanno impedito l’attuazione della Costituzione. Se c’è chi si prodiga per evitare di far emergere la verità, vuol dire che la verità può ancora fare molto male a qualcuno.