E’ di cinque anni di reclusione la pena inflitta ad un 39enne residente in Valle dalla Corte d’Appello di Torino, per violenza sessuale. L’udienza si è tenuta venerdì scorso, 17 aprile. Si è trattato dell’“appello bis”, cui si è giunti dopo che la Cassazione aveva annullato la sentenza del processo originario di secondo grado, a seguito di ricorso.
I fatti risalgono all’agosto 2021, quando l’uomo avrebbe avvicinato, con il pretesto di dover fare una telefonata, una conoscente (all’epoca quarantenne) per strada, in un comune della bassa Valle. Una volta riuscito ad accedere alla sua abitazione – era stata la denuncia della donna alle forze dell’ordine – ne aveva abusato sessualmente. Accusa che il diretto interessato ha respinto da subito, dicendosi innocente.
Il processo di primo grado si era concluso al Tribunale di Aosta, nel 2023, con l’assoluzione dell’imputato “perché il fatto non sussiste”. Un esito su cui la Procura della Repubblica aveva depositato ricorso, convinta – sulla base delle indagini dei Carabinieri, coordinate dal pm Manlio D’Ambrosi – della colpevolezza dell’uomo. Si arriva così al primo processo in Corte d’Appello a Torino, che si chiude con un rovesciamento della decisione: la persona a giudizio viene condannata a sei anni di reclusione.
Impugnata in Cassazione, la sentenza è stata annullata con rinvio ad una nuova sezione della Corte torinese. L’“appello bis”, durante il quale sono state sentite in aula la persona offesa e un’altra testimone (la figlia, all’epoca dei fatti presente in casa), si è concluso venerdì scorso, condannando nuovamente l’imputato, ad una pena stabilita in cinque anni di reclusione. La sentenza non ha carattere definitivo, perché vi è l’ulteriore possibilità di un ricorso in Cassazione.
