Uno studio sul patrimonio genetico, sequenziando l’intero genoma di 110 bambini valdostani con disturbi del neurosviluppo e dei genitori, è stata effettuata in collaborazione tra il Center for Clinical and Computational Genomics (C3G) dell’Istituto italiano di Tecnologia (IIT) ad Aosta e l’azienda USL della Valle d’Aosta.
Lo studio, unico in Italia, ha permesso la diagnosi genetica per 29 famiglie, i cui casi erano rimasti senza risposte rispetto alle cause del disturbo. Pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Npj Genomic Medicine, il lavoro amplia le conoscenze sulle basi genetiche di queste condizioni complesse.
Il lavoro è iniziato a maggio 2022, nel contesto del progetto 5000genomi@VdA, e ha coinvolto tre categorie di persone, per mantenere uno sguardo globale sull’ampia varietà di condizioni tipiche dei disturbi del neurosviluppo. All’interno del campione, 40 giovani presentano disturbi dello spettro autistico senza altre disabilità e la maggior parte di questi hanno manifestazioni tipiche dell’alto funzionamento; 27 giovani hanno ricevuto una diagnosi di disabilità intellettiva, con difficoltà a gestire in autonomia alcuni ambiti della loro vita quotidiana; i restanti pazienti coinvolti sono stati diagnosticati con disturbo dello spettro autistico e con disabilità intellettiva, mostrando quindi sia difficoltà nelle relazioni con gli altri sia difficoltà cognitive.
L’analisi del genoma ha fornito in totale una quantità di dati pari a circa 26 milioni di varianti totali, da cui il gruppo di ricerca ha estratto informazioni utili alla pratica clinica e a future attività di ricerca.
Attraverso l’uso di algoritmi di intelligenza artificiale i ricercatori hanno potuto individuare varianti in geni direttamente coinvolti in disturbi del neurosviluppo, riuscendo a trovare risposte a casi specifici. Per esempio, per 29 famiglie è stato possibile fornire una diagnosi genetica che collega la loro condizione a varianti presenti nel DNA e ha dato informazioni sull’ereditarietà delle stesse.
“Questo lavoro è stato particolarmente significativo, poiché, per un numero rilevante di famiglie, abbiamo potuto giungere a una diagnosi genetica finora non disponibile: un traguardo che non solo fornisce risposte attese da tempo, ma consente anche una più accurata definizione del rischio genetico e talvolta una migliore pianificazione dei percorsi di cura e di follow-up” commenta la dottoressa Laure Obino, direttrice della Struttura complessa di Neuropsichiatria infantile dell’Azienda USL della Valle d’Aosta.
Oltre all’impatto diretto sulla diagnosi di alcuni casi, il gruppo di ricerca ha individuato, tra le 26 milioni di varianti totali, anche alcune alterazioni in geni non ancora considerati come correlati ai disturbi del neurosviluppo. Per esempio, in un paziente con autismo e difficoltà motorie è stata identificata una mutazione del gene KALRN, importante per lo sviluppo dei neuroni e delle loro connessioni; grazie a ciò, il gruppo di ricerca ritiene che anche questo gene potrebbe essere inserito nella lista di quelli associati ai disturbi del neurosviluppo.
“Siamo molto orgogliosi di questa collaborazione tra il C3G dell’IIT e l’AUSL Valle d’Aosta, poiché rappresenta un risultato di grande rilievo sia dal punto di vista clinico che scientifico. Abbiamo potuto integrare la genomica avanzata nell’assistenza sanitaria, contribuendo a rendere la medicina sempre più personalizzata, predittiva e orientata ai bisogni delle persone” ha commentato Stefano Gustincich, direttore del Center for Clinical and Computational Genomics dell’IIT ad Aosta.
I nuovi geni e le nuove varianti descritte nell’articolo potrebbero essere utili per rivalutare pazienti in passato risultati negativi alle analisi genetiche e per offrire risposte più precise alle persone che in futuro riceveranno una diagnosi di disturbo del neurosviluppo.
