Con la MT16 rinasce Osca, una marca leggendaria dell’automobilismo italiano

Massimo Di Risio, titolare di “DR”, si sta appassionando alle marche leggendarie della storia dell’automobilismo italiano. E con “MT16” rinasce da lontane ceneri il marchio “OSCA”. Si tratta di un SUV sportiveggiante in joint con la cinese Changan e con più di un motivo di interesse.
Osca MT16
Gioie e Motori

Massimo Di Risio, titolare di “DR”, si sta appassionando alle marche leggendarie della storia dell’automobilismo italiano. Con “MT16” rinasce da lontane ceneri il marchioOSCA”. Si tratta di un SUV sportiveggiante in joint con la cinese Changan e offre più di un motivo di interesse.

Le dimensioni sono ambiziose, con la lunghezza che supera di un centimetro la soglia fatidica dei quattro metri e mezzo, il look aggressivo è firmato Italdesign; in più, gli interni pregiati e il motore quattro cilindri 1.5 turbo benzina da 200 cavalli di potenza. Vedremo la reazione del mercato.

Personalmente, è l’occasione per richiamare alla memoria un marchio mitico e dalla storia avvincente. Torniamo indietro al 1937. Alcuni dei fratelli Maserati – Bindo, Ernesto ed Ettore – cedono l’azienda di famiglia e restano consulenti dei nuovi proprietari, Adolfo e Omar Orsi.

Nel 1947, però, sentono nuovamente l’esigenza di una creatura loro. E fondano “OSCA”, acronimo di “Officine Specializzate Costruzione Automobili”, a San Lazzaro di Savena, nel bolognese. I Maserati ci sanno fare, le doti non si sono appannate. Nasce “MT4”, che regala da subito i primi successi. La “barchetta”, una 1.1 litri da 72 cavalli, si impone al Gran Premio di Napoli del 1948 condotta nientemeno che da Gigi Villoresi, mentre Ada Pace, la torinese volante, vince la “Targa Florio” nel 1960 nella categoria “1100 Sport”.

Ada Pace, tra le sue numerose vittorie conta anche una partecipazione rocambolesca in Valle d’Aosta. Siamo nel 1959, la prova è l’indimenticata “Aosta – Pila” di velocità in salita. Ada si iscrive nella categoria “Gran Turismo” con lo pseudonimo di “Sayonara”. “Sayonara”, dal vezzo di apporre sulla targa posteriore questa parola che significa “arrivederci” in giapponese, un messaggio non certo subliminale ai suoi avversari: l’avrebbero rivista solo al termine delle gare.

E come “Sayonara” corre con una Alfa RomeoGiulietta Sprint Veloce”, salvo poi cimentarsi nuovamente con il suo nome, a bordo della OSCA “1100 Sport”, sbaragliando la concorrenza maschile che mastica amaro, dovendo digerire non solo la sconfitta ma anche il nuovo record del tracciato.

Il motore bialbero della “MT4” evolve poi fino alla cilindrata di 1.6 litri con 120 cavalli. E, soprattutto, il propulsore elevato a 2 litri e bialbero desmodromico che sviluppa 165 cavalli porta Stirling Moss ad aggiudicarsi l’edizione 1954 della titolata “12 Ore di Sebring”, una delle classiche di durata, che competeva, per prestigio, con la “24 Ore di Daytona” e la “24 Ore di Le Mans”.

I fratelli Maserati, seppure avvinti dal fascino dell’automobilismo sportivo, si dedicano anche alle auto di serie e realizzano due Dream Car, la “1600 GT” e la “1600 GT2”, che carrozzieri fuoriclasse del calibro, tra gli altri, di Fissore e Zagato, interpretano come coupé e spider esclusive. La passione e il talento sono intatti, ma l’età reclama la sua parte e i fratelli Maserati cedono l’azienda agli Agusta, i padri della “MV”. OSCA finirà il suo cammino nel 1967.

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