La manovra dimezza le poltrone della Giunta e del Consiglio regionale

Per diventare operativo a tutti gli effetti, il decreto dovrà essere prima votato in Parlamento: in caso di approvazione, la normativa dovrà essere adottata entro sei mesi dalla data di entrata in vigore, diventando effettiva dalla prossima legislatura.
Politica

Detto, fatto. Una delle proposte contenute nel decalogo anti-crisi presentato venerdì scorso dal segretario regionale del Pd, Raimondo Donzel, era di “riorganizzare strutturalmente l’Amministrazione regionale, riducendo gli assessorati e perseguendo obiettivi di semplificazione, di risparmio e di efficienza”.

La richiesta, però, non è stata accolta dal Presidente della Regione, Augusto Rollandin, secondo il quale “ridurre gli assessorati non avrebbe senso”, ma dal Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che con la “manovra bis” appena approvata dal governo è andato ben oltre, mettendo sul piatto una sforbiciata netta anche al numero dei consiglieri regionali e ai loro stipendi.

Infatti, tra gli articoli del decreto legge che ha come obiettivo “una concreta riduzione dei costi della politica”, ce n’è uno (il n°14) che non lascia spazio a interpretazioni: il numero dei consiglieri regionali, ad esclusione del Presidente della Giunta, dovrà essere uguale o inferiore a 20 per le Regioni con popolazione fino a un milione di abitanti: nel nostro caso, significherebbe 15 consiglieri in meno rispetto a oggi.

Già, perché la Valle d’Aosta è compresa nel lotto, anche se sulla validità del provvedimento nei confronti delle Regioni a Statuto speciale, i politici locali hanno già espresso le prime perplessità. “Lo Statuto Speciale è una legge costituzionale, quindi non modificabile con una legge ordinaria – ha commentato il Presidente del Consiglio, Alberto Cerise – se sarà necessario, in ogni caso, impugneremo il documento”. Anche l’ex deputato Luciano Caveri è dello stesso avviso: "La questione è indiscutibile e sarà già il Parlamento, nell’esame di costituzionalità, a stralciare la norma".

Un documento che, a cascata, interviene anche sulla Giunta regionale, andando a porre un tetto massimo al numero di assessori “pari o inferiore a un quinto del numero dei componenti del Consiglio regionale, con arrotondamento all’unità superiore”. In pratica, dalla stanza dei bottoni di Place Deffeyes sparirebbero la metà della poltrone occupate oggi dagli otto assessori.

Riguardo agli stipendi, la legge prevede inoltre che “il trattamento economico dei consiglieri regionali sia commisurato all’effettiva partecipazione ai lavori del Consiglio”. La manovra però, prima di diventare operativa a tutti gli effetti, dovrà essere prima votata in Parlamento: in caso di approvazione sia alla Camera che al Senato, la normativa dovrà essere adottata entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del decreto, diventando effettiva dalla prossima legislatura.

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