Le mie cinque settimane di tirocinio nella redazione di Aostasera

Con l'avvicinarsi del ritorno a scuola (mannaggia), siamo arrivati anche al termine del mio progetto di tirocinio: ecco quindi un breve racconto di come è andata quest'esperienza.
Davide Campanelli
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10500 minuti, 175 ore, 7 ore al giorno dal lunedì al venerdì per 5 settimane: questa è stata la durata del mio periodo di tirocinio presso il quotidiano che state leggendo in questo esatto momento. Nonostante non vada neanche troppo male in matematica, ho valutato male la durata di questo lasso di tempo. Guardando i numeri subito può sembrare che sia un periodo molto più che duraturo, e invece, provandolo sulla mia pelle, è passato in un batter d’occhio.

Devo ammettere che una delle ragioni per cui ho fatto questa considerazione errata è perché non avevo la minima idea di come funzionasse una redazione, soprattutto per un quotidiano on-line: mi aspettavo che sarebbe stata un’esperienza piuttosto tranquilla – quasi noiosa – in un ufficio serissimo in cui regna un silenzio tombale. Invece, mi son ritrovato sin da subito in un’atmosfera estremamente energetica, divertente e anche un po’ caotica (ma in senso buono). Un’altra cosa che mi immaginavo è che sarei stato tutto il tempo a fare sempre la stessa mansione ripetitiva, come spesso succede ai tirocinanti in situazioni simili, ma fortunatamente ho potuto provare in prima persona tanti dei compiti che spettano ai giornalisti: andare a conferenze stampa, fare interviste (sia scritte che video), informarsi sul campo, ma – soprattutto – mangiare gratis ai rinfreschi dopo le suddette conferenze.

Un altro degli aspetti fondamentali, forse il più importante, che ha reso così interessante questo stage è stato l’ambiente che mi ha accolto. Nei film, a volte, capita di vedere redazioni giornalistiche di ogni tipo, ma la cosa che le accomuna tutte è che sia i capi che i colleghi sono quasi sempre acidi e competitivi, e non avendo mai avuto a che fare con il mondo lavorativo – soprattutto in questo campo – mi aspettavo un mondo molto simile a quello rappresentato nei media più popolari. Al contrario di quanto mi aspettassi, il team di Aostasera è molto più accogliente di quanto potessi mai immaginare; non solo sono stati tutti più che diligenti nell’aiutarmi in questa esperienza formativa, ma hanno anche saputo mostrarsi simpatici e alla mano. Ovviamente all’inizio, non conoscendo nessuno di loro, potevano mettere un po’ di pressione (soprattutto per via di qualcuno dello scorpione, con ascendete in scorpione), ma è bastato qualche giorno di assestamento per potermi sentire a mio agio. E poi, mi hanno invitato a provare in anteprima l’escape room di giocAosta: dopo aver ricevuto un privilegio del genere, come potrei non trovarli simpatici?

In conclusione, se dovessi tirare un bilancio di questo tirocinio, direi che faccio fatica a trovare dei lati negativi: tutto ciò che ho fatto è stato sempre stimolante e interessante. Persino le faccende che magari possono sembrare più noiose, in fondo, hanno un loro perché in una redazione come questa. Ma non pensate che finisca qui! Per vostra (s)fortuna, infatti, sono stato invitato a continuare a lavorare come collaboratore, ergo ogni tanto potreste vedere spuntare ancora il mio nome tra qualche pezzo qua e là.

Detto questo, per ora vi saluto: statemi bene, lettori! 🙂

P.S.: ai miei genitori, smettetela di spammare i miei articoli sui vari gruppi famiglia!

5 risposte

  1. Ciao Davide, quando ti incontro ti lascio il mio numero, così la prossima volta che c’è un buffet a una conferenza stampa mi avverti

  2. Gentile Davide,

    è davvero bello e confortante leggere la Sua analisi personale, sul periodo da Lei trascorso come tirocinante in Redazione.

    Il sottoscritto ha – nel suo passato da tecnico industriale – fatto parte di una vera Squadra di lavoro affiatata. Dove l’unico obiettivo, era quello di crescere tutti insieme professionalmente. Puntando pertanto, all’insieme delle idee individuali. In modo tale da avere le potenzialità di ogni singolo componente di tale Squadra, al miglioramento continuo, appunto, per la realizzazione dei vari progetti; e questi ultimi sempre all’avanguardia.

    Comprendo appieno dunque, il significato del “tempo che vola”, quando si fa davvero parte di una Squadra di persone appassionate, sincere, serie, altruiste, competenti e professionali. Quando si trova tutto ciò, anche 16 ore di lavoro continuato; non pesano. Perchè, appunto, presi totalmente da quel che si fa. Con il risultato esaltante; di vivere una Vita soddisfacente e dignitosa.
    Purtroppo nella stragrande maggioranza dell’attuale mercato del lavoro standardizzato al peggio ed al ribasso, tutto ciò viene cancellato vergognosamente. In quanto vige la famigerata regola della soppressione delle idee, del carrierismo sfrenato a tutti i costi, e dai vili-luridi personalismi distruttivi.

    Penso dunque umilmente che, da ultimo, forse Lei abbia trovato la Sua vera passione. E a tal proposito si riprende una bellissima frase di Martin Luther King:

    “Cercate di scoprire a che cosa siete chiamati a fare, e poi mettetevi a farlo appassionatamente. Siate comunque sempre il meglio di qualsiasi cosa siete”.

    Buona Vita.

    Cordialmente

    Paolo

  3. Ma per caso Aostasera predilige gli alunni e le alunne del liceo classico? Molto raro trovare nei riquadri di presentazione degli articolisti in erba qualcuno/a che frequenti un’altra scuola…..

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