Il Bim perde 20 milioni di euro di finanziamenti Pnrr

Dal presidente, Joel Creton, la rassicurazione: “Continueremo com gli interventi come previsto dal nostro piano di ambito da 500 milioni di euro, ma questo non ricadrà sulle tariffe del servizio idrico integrato”.
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Ambiente

Il Bim ha visto sfumare l’opportunità di ottenere un finanziamento Pnrr da 20 milioni di euro per la digitalizzazione delle reti idriche. La motivazione risiede nel mancato adeguamento del servizio idrico integrato regionale alle direttive nazionali fissate dall’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente. Dopo aver presentato la propria candidatura nel marzo del 2022, e averla vista rifiutata nel dicembre dello stesso anno, il Bacino imbrifero montano aveva fatto ricorso al Tar del Lazio, ricevendo in risposta lo scorso giovedì 27 luglio una sentenza negativa.

Il finanziamento

I 20 milioni di euro del Pnrr sarebbero stati investiti in ulteriori lavori sul sistema idrico regionale finalizzati a ridurre le perdite delle reti di distribuzione dell’acqua e convertirsi a una maggiore digitalizzazione nel loro monitoraggio.

“Abbiamo partecipato a questo bando senza essere certi di riuscire a ottenere il finanziamento poiché abbiamo appena attivato la riorganizzazione del sistema idrico valdostano – spiega il presidente del Bim, Joel Creton -. Volevamo tentare visto che abbiamo appena messo in piedi la nuova società e approvato il piano di ambito e possedevamo dunque i requisiti minimi per poter partecipare”.

L’accusa di Fratelli d’Italia

La sezione valdostana di Fratelli d’Italia fa sentire le proprie critiche nei confronti di Giunta regionale e Bim, accusati di aver mancato di adempiere a obblighi nazionali ed europei, che avrebbero reso per loro accessibili i 20 milioni di euro del Pnrr.

“Sin dal 2019 l’Arera ha segnalato e chiesto di regolarizzare il metodo impiegato per la tariffazione del servizio idrico – ricostruiscono in una nota gli esponenti del partito, citando Trento e Bolzano come due realtà adattatesi alle direttive nazionali -. Le loro interpretazioni rivelatesi totalmente infondate, oltre a comportare oggi la perdita dei fondi, causeranno l’impossibilità di ottenere alcun tipo di finanziamento pubblico statale o europeo sino a completo adeguamento alle normative”.

I timori di FdI della Valle d’Aosta ricadono anche sulla volontà di Giunta e Bim di portare comunque avanti gli interventi inizialmente previsti: il partito si domanda infatti se gli oneri finanziari dei lavori non rischino di ricadere “sui bilanci dei Comuni coinvolti, creando possibili dissesti economici agli enti locali che mancano di copertura e previsione delle spese, o peggio ancora, se saranno i singoli cittadini a subire aumenti tariffari a causa dell’inadeguatezza e del continuo galleggiare dei partiti locali alleati della sinistra al governo regionale”.

La replica del Bim

“La Valle d’Aosta ha un proprio regime regolamentare e peraltro abbiamo dalla nostra due sentenze della Corte costituzionale che ci danno ragione su tutta una serie di argomentazioni – chiarifica Creton -. Diversamente da quanto scritto, Trento non si è accordata alle direttive Arera e Bolzano ha firmato un accordo appena qualche settimana fa che probabilmente non è ancora entrato in vigore”.

Il complesso iter che porterà il territorio valdostano ad adeguarsi alle leggi in vigore è stato intrapreso circa un anno fa da Regione e Bim, i quali manifestano comunque la propria intenzione di fare fede alle prerogative assegnateci dello Statuto speciale.

“Le regole di Arera sono senza dubbio giuste ma non di facile applicazione su di una realtà piccola e montana che è un unicum in Italia, perciò ritengo giusto che vengano svolte analisi dettagliate per il nostro caso specifico – prosegue Creton -. La nostra intenzione è quella di utilizzare la regolamentazione vigente ma adattandola al territorio della Valle d’Aosta, la sola regione in Italia totalmente montuosa”.

La superficie completamente ricoperta da montagne rende difficoltoso, nella nostra regione, garantire a una popolazione per alte percentuali fluttuante anche un servizio primario come quello idrico.

“Al fianco dell’avvocatura regionale abbiamo incaricato uno studio per capire quale sia il perimetro entro il quale possiamo muoverci, dopodiché valuteremo le opportunità che ci sono in campo normativo nazionale – anticipa Creton -. Dal punto di vista tecnico e contrattuale la metodologia di Arera è fatta bene e attiva da 20 anni, perciò abbiamo ritenuto che essa possa essere utilizzata anche per la Valle d’Aosta con alcuni accorgimenti che l’agenzia concede”.

Quanto all’accusa di far gravare le spese per i prossimi interventi in programma sulle tasche della cittadinanza valdostana, Creton risponde rammentando gli sforzi al fianco dell’assessore Opere pubbliche, territorio e ambiente, Davide Sapinet, grazie ai quali quest’anno il Bim ha ottenuto ben 5,5 milioni di euro in assestamento di bilancio.

“Continueremo con i lavori come previsto dal nostro piano di ambito da 500 milioni di euro di investimento e so che la Regione sta valutando di cercare fondi alternativi – prosegue il presidente del Bacino imbrifero montano -. Se avessimo recuperato quei soldi avremmo potuto fare di più, ma voglio rassicurare i cittadini che ciò non ricadrà sulle tariffe a loro carico”.

Una risposta

  1. Come facilmente riscontrabile dall’articolo apparso ieri su La Stampa ed. VdA a pagina 40 è lo stesso Presidente del BIM Créton che ha dichiarato che “ se non vengono usati soldi pubblici la copertura dei costi potrebbe gravare sulle tariffe”. Così come ha dichiarato che “Trento e Bolzano probabilmente sono stati capaci di farsi sentire per tempo nei tavoli giusti. Noi no!” Sono lieto che il Créton di oggi smentisca il Créton di ieri sui costi che non andranno a gravare sui cittadini. Spieghi però meglio il Presidente Créton, se può, come e con quali soldi intende intervenire dopo la sentenza del TAR per sopperire alla perdita di 20 milioni di fondi PNRR causata da valutazioni giuridiche rivelatesi infondate. E soprattutto il motivo per il quale, di fronte al rischio di perdere ingenti somme pubbliche, non ha insieme alla Regione pensato di adeguarsi alle direttive ARERA emesse fin dal 2019 come hanno fatto tutte le altre regioni, comprese Trento e Bolzano che hanno avviato interlocuzioni preventive proprio per scongiurare tale eventualità.

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