Inverno mite e secco, Luca Mercalli: “anomalo, ma la primavera può salvarci”

Il climatologo molto noto al pubblico per le sue apparizioni televisive è intervenuto oggi in diretta su Radio Proposta inBlu: “sarei molto preoccupato per la siccità soltanto se saltassimo anche le piogge di primavera”.
Luca Mercalli
Ambiente

Il periodo di temperature miti, di secco e senza piogge (e con poca neve), che la Valle d’Aosta vive da oltre 60 giorni, è davvero anomalo, o soffriamo tutti di memoria corta? Il meteorologo Luca Mercalli, noto al pubblico per la sua attività divulgativa (soprattutto televisiva) sulla climatologia, non ha dubbi. “Dipende da quale punto di vista affrontiamo questo problema” ha detto oggi, giovedì 10 febbraio, ai microfoni di Radio Proposta inBlu. “Se guardiamo alla siccità – ha aggiunto – ne abbiamo avute, anche in passato, di simili e pure di peggiori, che hanno avuto una durata maggiore”.

Gennaio tra i più caldi della storia

Se, però, “guardiamo al caldo, tutto questo invece comincia ad essere veramente un’anomalia, in quanto abbiamo avuto uno dei mesi di gennaio più caldi della storia”. Livelli da “terzo-quarto posto su una serie di cinquant’anni”, quindi significa che, “da un punto di vista del riscaldamento, il segnale della temperatura è veramente anomalo e, combinato con la siccità, ci ha portato a una diminuzione importante dell’innevamento”. Tuttavia, “le prime perturbazioni”, tra sabato, lunedì notte e martedì prossimi “cominceranno timidamente a scalfire questo duomo di alta pressione” e potrebbero “aprire la strada in futuro, entro la fine del mese, a qualche perturbazione più vigorosa” e “da lì vedremo se effettivamente potremo mettere la parola ‘fine’ a questa fase di siccità”.

La chance primaverile

Tutto ciò, comunque, “un po’ di problemi li sta generando, soprattutto con la diminuzione della portata dei fiumi e torrenti e di qualche sorgente montana”, però è “anche vero che, per noi, il periodo di massima precipitazione, in genere, si colloca nei mesi tra aprile e maggio”, per cui “abbiamo ancora moltissime occasioni di ripianare questo deficit nei prossimi mesi” e “sarei molto preoccupato per la siccità soltanto se saltassimo anche le piogge di primavera”. Se “per i ghiacciai, quindi, direi che i giochi non sono ancora fatti”, chiaramente “fino ad adesso abbiamo sofferto prevalentemente per gli sport invernali, che non hanno avuto certo un innevamento ottimale”.

Lo spopolamento? Proprio il clima può fermarlo

Quanto allo spopolamento dei territori di media montagna, che favorisce l’avanzamento dell’incolto, e ha confrontato nelle scorse settimane in Valle a problemi come gli incendi boschivi, Mercalli ha sostenuto che “non sempre la riconquista del bosco è un male”, giacché “l’agricoltura fu spinta tra l’800 e l’inizio del ‘900 anche in luoghi che non erano adatti, a causa della miseria”, con le Alpi che soffrirono anche di sovrappopolazione. Detto questo, il meteorologo ha rilanciato che “sarà proprio il cambiamento climatico a dare una mano a ripopolare le nostre borgate di montagna”.

“Adesso fa caldo, – ha spiegato Mercalli – ma è inverno e quindi è un caldo relativo. Fa anche piacere in città, nel fondovalle, avere un tepore invernale, ma questa stessa situazione meteorologica, se trasferita in pieno luglio, sulla pianura piemontese, ma anche sul fondovalle di Aosta, può significare temperature oltre i 40 gradi. A quel punto lì, il caldo non è più gradevole e la gente cosa fa, in una zona di montagna? Sale di quota, cerca il fresco, l’azione di adattamento più pratica”.

Ecco quindi che, “abbiamo una grande carta da giocare, una grande opportunità, nelle nostre regioni, di ripopolare la montagna”, sia perché “spinti dal riscaldamento a bassa quota”, sia perché “Internet oggi permette, con il telelavoro, di vivere e lavorare in montagna, quando in altre occasioni, precedentemente alla diffusione dello smartworking, non era possibile”. Una riflessione Luca Mercalli la ha quindi dedicata anche alla latitante consapevolezza delle masse sul fatto che il contributo alla mitigazione del “climate change” sia legato ai gesti quotidiani individuali.

Climate change? Se ne esce solo assieme

A chi pensa che siano questioni tanto grandi e tanto lontane dai singoli e dalle loro condotte, il climatologo ospite di numerosi programmi tv (e da poco in libreria con “Salire in montagna – Prendere quota per sfuggire al riscaldamento globale”, per Einaudi) ha ricordato che “siamo 8 miliardi su questo pianeta e i problemi che generiamo al clima e all’ambiente non sono altro che la somma di 8 miliardi di gesti”.

La diminuzione del carico ambientale “metà è un lavoro che si fa con la tecnologia” e “l’altra metà è un lavoro che si fa con la filosofia”. “Cioè – ha concluso Mercalli – dobbiamo alla fine convincerci che in un pianeta, per le dimensioni limitate, non può esistere una crescita infinita, illimitata anche dei nostri desideri. A un certo punto bisogna scegliere la parolina magica che è ‘sobrietà’. Bisogna sapere dove fermarsi”. Altra partita in cui non sembra, ahimé, scendere in campo ogni giorno una squadra tanto folta ed agguerrita.

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