Siccità, parlano gli allevatori: 30 per cento in meno di fieno e demonticazione anticipata

Intervistati in occasione della presentazione del 69ème Concours Régional Batailles de Reines, gli Amis des Batailles de Reines commentano le conseguenze della siccità sulla stagione negli alpeggi valdostani.
Desarpa Courmayeur Ph M Vignolini Ph M Vignolini
Ambiente

Al Café Palais Ansermin di Aosta questa mattina l’atmosfera era conviviale ed entusiasta. L’occasione, infatti, era la presentazione del 69ème Concours Régional Batailles de Reines, con l’annuncio degli appuntamenti estivi tanti attesi dopo i problemi avuti l’estate scorsa a causa della dermatite nodulare.

È calato però un velo d’ombra, quando gli Amis des Batailles de Reines hanno iniziato a commentare l’attuale siccità che sta mettendo in crisi la stagione in alpeggio.

Il consenso è unanime: quest’annata è peggiore di quella del 2022. Qualcuno tira fuori la saggezza popolare, per sdrammatizzare. “Parlavo qualche giorno fa con un signore anziano di Cuneo, che mi diceva: ‘Natale con la luna, se hai due vacche vendine una’. Effettivamente, l’anno scorso la luna nuova è caduta il 20 dicembre e ora c’è secco”, commenta Fabio Lombardo, vicepresidente dell’Association Régionale Amis des Batailles de Reines.

A preoccupare è la frequenza sempre maggiore di stagioni così secche. Prima, una ogni dieci anni. Ora, praticamente un’estate sì e una no. “Solitamente la stagione in alpeggio durava novanta o cento giorni, ma adesso è sempre più difficile raggiungere i cento giorni”, aggiunge Lombardo. “Continuerà a essere così, ma quest’anno la cosa particolare è che sta succedendo dappertutto”.

In realtà, ci sono alcune sfumature geografiche, anche se il margine è comunque ridotto.

“Le zone più colpite sono aree come Cogne, Pila, Torgnon, Saint-Nicolas, Saint-Pierre, Sarre, Saint-Barthélemy”, spiega Roberto Bonin, presidente dell’Association. “Poi ci sono zone come quella del Piccolo San Bernardo o di Gressoney, dove fa qualche temporale che salva la situazione”.

A mancare non è l’acqua per dissetare le mandrie, ma quella per i prati. “Le stagioni più piovose permettono di avere una crescita di erba continua, sia in alpeggio sia in pianura”, aggiunge François Domaine, storico narratore delle batailles. “Quest’anno invece, dopo che le vacche mangiano una prima volta l’erba, ne rimane poca e a un certo punto si è obbligati a scendere. Questo sia negli alpeggi d’alta quota, sia nei mayen“.

In queste condizioni, il taglio del fieno è stato anticipato a maggio. Inoltre, “finendo le scorte erbacee, bisognerà attingere prima a quelle foraggere e capire quindi come comportarsi in autunno, perché ormai si calcola il 30 per cento in meno di fieno”, aggiunge Bonin.

La salute delle vacche per ora non preoccupa particolarmente. “Sicuramente ci sono più problemi a livello di mosche e tafani, ma nel complesso stanno bene”, racconta Lombardo. “Sicuramente non è un’estate in cui si farà ingrassare le vacche, anzi, il rischio è quello che perdano muscolatura”.

A raccontare in prima persona la stagione in alpeggio a Pila delle proprie vacche — 120 capi di cui 90 in lattazione — è Federico Squinabol. “I danni di produzione sfiorano il 40 per cento, per non parlare della perdita di giornate, che significa un aumento di necessità di foraggio in inverno”.

La demonticazione dal suo alpeggio, che prende il sole dalle 6 di mattina alle 9 di sera, sarà probabilmente anticipata di almeno due settimane. “Le vacche tutto sommato stanno bene, perché sono bestie robuste, ma a preoccupare è il danno economico e gestionale dell’azienda”.

In Svizzera, qualche allevatore è arrivato ad adottare soluzioni estreme per contenere i danni.

“Molti allevatori svizzeri hanno già annunciato che scenderanno tra il 18 e il 20 agosto, quindi almeno quaranta giorni prima di quanto preventivato”, racconta Bonin. “Inoltre, qualcuno ha iniziato a macellare le esuberanze di bovine, con la conseguenza di abbassare il prezzo di mercato delle bovine da vita”.

Una scelta drastica per qualsiasi allevatore. “Le bovine sono parte integrante della famiglia: ognuna ha un nome e una genetica propria”, confessa Bonin. “Separarsi da ogni singola bovina è come staccarsi da un componente della famiglia. Sono quindi momenti difficili non solo a livello economico, ma anche emozionale”.

La richiesta da parte degli allevatori, secondo Squinabol, è dunque quella di “ragionare per cambiare gestione sul lungo termine, senza pensare solo a questa stagione, ma a un trend con cui dovremo convivere”.

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Siccità: il 78% dei conduttori d’alpeggio prevede di anticipare la demonticazione

27 luglio 2026

Desarpa Courmayeur Ph M Vignolini Ph M Vignolini
Desarpa Courmayeur Ph M Vignolini Ph M Vignolini

Dopo il primo incontro dello scorso 26 giugno, la speranza che fosse anche l’ultimo è stata disattesa. Il protrarsi delle difficoltà nell’approvvigionamento idrico hanno infatti reso necessario un aggiornamento da parte dell’Osservatorio regionale tecnico-politico sulla crisi idrica. 

Alla riunione di oggi, 27 luglio, coordinata dall’assessore all’ambiente Davide Sapinet e dall’assessora all’agricoltura Speranza Girod, hanno partecipato dirigenti e funzionari delle diverse strutture competenti dell’Amministrazione regionale, i rappresentanti del Cpel, dell’Arpa Valle d’Aosta, della Cva e del Bim.

Il Centro funzionale regionale e l’Arpa Valle d’Aosta, in collaborazione con la Fondazione Cima, hanno presentato l’aggiornamento dei dati relativi all’andamento meteo-climatico stagionale. 

I tecnici dell’Assessorato dell’agricoltura hanno invece illustrato le criticità segnalate dai Consorzi di miglioramento fondiario. Tra queste, preoccupano soprattutto le anomalie nella produzione foraggera rispetto ai dati storici, in particolare nella fascia centrale del territorio regionale.

Il Bim ha fatto il punto sulla situazione riguardante l’alimentazione degli acquedotti comunali. Non sono state segnalate situazioni di criticità nell’approvvigionamento idropotabile. Questo anche grazie ai prelievi straordinari effettuati da corpo idrico superficiale, adottati per far fronte a limitate esigenze puntuali.

Sono inoltre stati esaminati i dati dell’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici dell’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po.

Se sull’ultimo tratto del Po si registra un miglioramento delle condizioni generali, in relazione a una progressiva riduzione del fabbisogno irriguo, resta invece una situazione rilevante in Piemonte per alcune colture, in particolare riso e mais, che necessitano ancora di significativi quantitativi d’acqua.

“La situazione è più critica rispetto al 2022: oltre la metà dei Consorzi di miglioramento fondiario monitorati ha segnalato difficoltà medio-alte nella disponibilità della risorsa idrica”, avverte l’assessora Girod.

“Inoltre, sulla base delle segnalazioni pervenute, il 78% dei conduttori d’alpeggio prevede di dover anticipare la demonticazione di oltre dieci giorni, mentre la produzione foraggera registra una riduzione del 30%”.

“Il monitoraggio continuo dei dati ci permette di valutare tempestivamente l’eventuale necessità di adottare nelle prossime settimane misure emergenziali e, allo stesso tempo, di individuare gli interventi infrastrutturali necessari per rispondere a condizioni climatiche sempre più complesse”, aggiunge l’assessore Sapinet.

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