Botte agli ospiti della comunità per disabili, condannati gli ex gestori

Il Gup Fadda ha inflitto 4 anni e 4 mesi a Giorgio Diemoz (72 anni) e 2 anni (pena sospesa) a Lucia Vigna (69), per maltrattamenti nei confronti di quattro ospiti di “Casa Betania”, ad Aosta. L'uomo ritenuto colpevole anche di violenza sessuale.
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Cronaca

Botte agli ospiti disabili della comunità di cui, un tempo, erano gestori. E’ la condotta per cui, nel processo chiusosi ieri, lunedì 25 gennaio, il Gup del Tribunale Luca Fadda ha ritenuto la coppia di aostani Giorgio Diemoz (72 anni) e Lucia Vigna (69) colpevole del reato di maltrattamenti in famiglia, L’uomo è stato condannato anche per violenza sessuale nei confronti di una persona accolta nella struttura. Le pene inflitte ai due sono di 4 anni e 4 mesi per l’imputato e di 2 anni (con la sospensione condizionale) di reclusione per la donna.

Le indagini prendono il via due anni fa, dalle denunce di alcuni parenti dei ricoverati. Curate dall’aliquota della Polizia di Stato della Sezione di polizia giudiziaria presso la Procura, appurano vari episodi in cui, tra il 2015 ed almeno fino al 2017, quattro ragazze ospiti di “Casa Betania” (ad Aosta) sarebbero state picchiate, in particolare nei frangenti in cui diventavano meno gestibili. L’abuso sessuale costato l’imputazione a Diemoz, invece, viene ricondotto dalla Procura ad una data prossima al marzo 2017. La coppia, dal 1° maggio 2018, non risulta più rivestire la responsabilità gestionale del servizio di accoglienza, per non aver più concorso direttamente (i due erano esponenti del “Centro Volontari della Sofferenza”) alla gara pubblica bandita al riguardo.

casa betania
casa betania

L’inchiesta – complessa per la delicatezza dei fatti e per il contesto in cui gli investigatori (allora coordinati dal pm Carlo Introvigne, oggi non più in Valle) si sono trovati a muoversi – conduce al processo, in cui gli imputati scelgono il rito abbreviato, condizionato all’espletamento di una consulenza tecnica. E’ mirata ad accertare, in particolare, se la vittima della violenza fosse in grado di testimoniare sui fatti oggetto del procedimento. L’esito dell’accertamento è che, per quanto infantile, il testimone non potesse avere la capacità di inventare un racconto dettagliato come quello finito agli atti. Una visione cui la difesa di Diemoz oppone una perizia di parte, che sostiene la versione opposta.

L’accusa, nell’udienza di ieri, viene sostenuta in aula dal pm Manlio D’Ambrosi, che chiede 5 anni e 4 mesi di reclusione per Diemoz e 2 anni e 2 mesi per Vigna. Il Gup stabilisce la colpevolezza di entrambi per i maltrattamenti nei confronti di due ospiti, pronuncia assoluzione per gli episodi riguardanti altri due ricoverati e decide per la condanna rispetto alla violenza sessuale contestata all’uomo. Nel processo, la coppia – anche attraverso dichiarazioni spontanee rese in aula – ha sempre respinto gli addebiti. E’ già annunciato, non appena saranno disponibili le motivazioni del verdetto, il ricorso in appello dei legali degli imputati.

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