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Caporalato, arrivavano anche in Valle i lavoratori sfruttati nel volantinaggio

Nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Novara, sono state eseguite negli scorsi giorni tre misure cautelari. Per la distribuzione porta a porta dei dépliant venivano riconosciuti meno di 2 euro l’ora.
Cronaca

Arrivavano anche in Valle d’Aosta i lavoratori che, stando ad un’inchiesta della Procura di Novara, erano sfruttati nel campo del volantinaggio porta a porta. Negli ultimi giorni, sono state eseguite dalla Polizia tre misure cautelari, nei confronti di un imprenditore piemontese, Alessandro Cavalieri (44 anni) – definito dagli inquirenti un “colletto bianco”, con a carico precedenti, anche di natura societaria – e di due cittadini pakistani (32 e 44), ritenuti caporali dei lavoratori, cui venivano riconosciuti, è emerso, 2 euro l’ora per la distribuzione dei dépliant.

L’avvio delle indagini

L’inchiesta è partita da un’attività svolta dalla Questura di Novara nel 2020, per arginare situazioni di degrado di alcune zone della città. Nell’ambito di una di queste verifiche, gli agenti avevano riscontrato cittadini pakistani in contesti di sovraffollamento in appartamenti del quartiere Sant’Agabio. Duramente provati dalla loro condizione, si erano lasciati andare alle prime ammissioni sulla loro attività lavorativa (legata, appunto, alla distribuzione porta a porta dei volantini) e sul pagamento di un corrispettivo, che gli veniva richiesto per affittare il posto letto.

Gli sviluppi investigativi

Dalle investigazioni avviate da quelle prime dichiarazioni, è emerso che i malcapitati fossero costretti a lavorare anche per diciassette ore al giorno, a fronte di una retribuzione inferiore ai due euro l’ora. Nessun presidio di protezione individuale, nemmeno i più elementari, veniva fornito loro. Inoltre, dagli elementi raccolti dalla Polizia, erano costretti a dormire in condizioni non solo di degrado per il sovraffollamento, ma anche di elevato rischio, vista la pandemia, posto che per consentire la collocazione di sufficienti posti letto negli alloggi venivano allestiti soprattutto dei letti matrimoniali.

L’indagine ha permesso agli inquirenti di mettere a fuoco come i lavoratori venissero reclutati all’estero, o in altre zone d’Italia, e condotti a Novara. Da lì, venivano portati a lavorare in lontane località di Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria e Lombardia, a bordo di furgoni obsoleti e spesso fatiscente. Il “copione” di ogni giornata si ripeteva sistematicamente: scaricati dai mezzi in vari punti delle città, venivano costretti, a piedi, a distribuire migliaia di volantini, anche con il maltempo e senza dispositivi per il lavoro, come le pettorine. Ad Aosta sono stati monitorati dagli investigatori, soprattutto, nel quartiere Cogne e dintorni.

Il caporalato non solo nelle campagne

Nell’immaginario collettivo, il caporalato è associato prevalentemente al lavoro in campagna, ma quest’indagine – sottolineano gli inquirenti – ha portato alla luce l’esistenza di gravi forme di sfruttamento “in ambiente urbano”. L’operazione, si legge in una nota, ha colpito il fenomeno anche per garantire “a tutti i lavoratori, siano essi italiani o stranieri, manovali o professionisti, giovani alle prime esperienze od individui non ancora pensionabili con difficoltà di reintegrazione nel mondo del lavoro, condizioni di vita dignitose e la speranza di un futuro migliore”.

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