Cronaca di Christian Diémoz |

Ultima modifica: 10 Giugno 2020 10:47

Corruzione ad Oyace, le telefonate tra Sindaco e imprenditore: “Sono anni che manovriamo”

Aosta - Per la Procura, le conversazioni intercettate durante le indagini che hanno visto finire ai domiciliari Remo Domaine e Flavio Petitjacques sono emblematiche della “società di fatto” nata tra i due per realizzare una centralina idroelettrica.

“Io non ho il pentimento di avergli dato un colpo di mano per questa storia qua… ma ci mancherebbe ancora”. A parlare, il 18 febbraio scorso, è il sindaco di Oyace, Remo Domaine. Non sa di essere intercettato e, agli occhi della Procura, quella frase costituisce una vera e propria rivendicazione dei numerosi interventi illeciti compiuti a favore dell’imprenditore (e assessore al comune di Bionaz) Flavio Petitjacques, al fine di “spingere” la realizzazione una centralina per la produzione di energia idroelettrica (ad oggi non ancora completata) in località Gallians.

I due sono agli arresti domiciliari da ieri, lunedì 8 giugno, con l’accusa di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio. Secondo gli inquirenti, negli ultimi quattro anni, tra loro si era creata una “società di fatto”, retta da costanti incontri e confronti, tesa alla costruzione dell’opera. La continua perversione delle funzioni pubbliche del Sindaco, nella ricostruzione d’accusa, sarebbe stata ricompensata dall’imprenditore con la promessa della metà degli utili destinati ad essere ricavati dalla centralina. In che modo? Attraverso la cessione del 50% della società creata da Petitjacques assieme alla figlia di Domaine.

Un’intesa che, parlando al telefono il 15 marzo, i suoi presunti protagonisti sono convinti di essere riusciti a tenere nascosta ai compaesani. Petitjacques dice: “ascolta… senti ben… vedi ben… eh…. Come si dice… tutto quello che noi riuscivamo a leggere nella loro testa, loro non sono riusciti a leggere nella nostra testa”. Parole che gli investigatori ritengono emblematiche tanto quanto quelle sentite da Domaine settimane prima, il 3 febbraio: “sai cosa fa ridere… una cosa… che sono anni che manovriamo (risata) adesso che siamo arrivati alla fine… adesso abbiamo il permesso (risata) di fare la centrale (risata) finita la purga”.

Le “manovre”, nella ricostruzione della Procura, iniziano il 6 giugno 2016, quando la questione approda al Consiglio comunale del Paese. L’opera è destinata a sorgere su terreni dello stesso Domaine, gravati da vincoli (circostanza indicata nell’esposto di un residente che ha dato il via all’indagine). Affinché l’imprenditore potesse ottenere dalla Regione l’autorizzazione alla gestione della centrale, era fondamentale che il Comune ne decretasse la pubblica utilità. È la prima occasione in cui, per l’accusa, Domaine si “spende” illecitamente.

La sua condizione di proprietario avrebbe imposto l’abbandono della seduta. Secondo il verbale, acquisito assieme ad altra documentazione, è stato così, ma dagli accertamenti è emerso non solo che fosse rimasto in aula, ma anche che abbia esercitato pressioni su tutti i presenti per l’approvazione dell’atto. Sulla questione – valsagli anche la contestazione di falso in atto pubblico – Domaine torna anni dopo, in una telefonata del 15 marzo: “Siamo qui a discutere e io sostengo quello che hai votato tu, ed io non ho neanche votato, perché alla fine dei conti tu hai votato sì ed io non ho nemmeno votato… (ride)”.

Altre conferme del “patto scellerato” tra i due (che s’incontravano nei magazzini della Protezione civile, luogo di lavoro del Sindaco, che intima all’interlocutore: “non fare i nomi qui dentro va…”), il pm Luca Ceccanti, a capo delle indagini, ritiene giungano dalle conversazioni in cui il Sindaco mette a disposizione un locale di una sua abitazione quale sede della società. “Sì ma te l’ho già detto io… l’ho trovata io la sede, ti ho detto è tutto a posto, però bisogna solo metterla… bisogna mettere questa quota di partenza… intanto… intanto siamo già in due…”, afferma il primo cittadino, che poi osserva “perché qua il tempo passa e incassi non ce ne sono e… se gli lascio l’uscita dietro piuttosto non facciamo lavori… facciamo l’ufficio giù sotto… hai capito?”.

Altri problemi che affiorano dalle conversazioni finite nell’ordinanza con cui il Gip Giuseppe Colazingari ha disposto gli arresti sono stati la necessità di trovare fondi per pagare gli espropri dei terreni (la Regione aveva effettuato, lo scorso febbraio, un sopralluogo per stabilire l’importo degli indennizzi) e costruire la centralina. Domaine: “…in tempo zero dobbiamo trovare… dobbiamo trovare questi soldi lì eh”.

Per ovviare, spunta anche l’ipotesi di utilizzare la figlia del Sindaco per ottenere un prestito agevolato per giovani imprenditrici. “Io la vedrei piuttosto… la vedrei piuttosto… in quella manovra lì… di pescare questi soldi lì come, come nuova attività… quello è un aiuto che viene dato… li prendono tutti cavolo!” è la frase del presunto “socio occulto” di Petitjacques, che aggiunge “tanto io e te non abbiamo problemi a regolarci per i soldi… eh… perché che ce ne frega… l’importante è trovarli…”.

All’inizio di febbraio, Covid-19 e il “lockdown” erano ancora un problema inimmaginabile e ad essere cruciale per il coronamento dell’opera si rivelava, per il Sindaco e l’imprenditore, soprattutto il fattore tempo, intendendo quello rimanente prima della fine della legislatura. Lo spiega Domaine: “…nel mese di maggio ci sono le elezioni (poi saltate per l’emergenza, ndr.), a giugno dobbiamo iniziare…”.

Petitjacques ribatte: “bisognerebbe già iniziare prima con il discorso della vasca…”, ma il Sindaco è meno netto: “io non so dirti… con maggio, che io sono lì certo al 100%, bisogna che questi siano firmati, onde… hai capito? Io non credo ci sia qualcun altro, non so, tu non hai sentito dire nulla no?”. La risposta dell’interlocutore non è nota, ma a sentire c’erano anche gli agenti della Polizia di Stato in servizio alla Sezione di Polizia giudiziaria presso la Procura.

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