Corruzione, maresciallo e imprenditore optano per il silenzio dinanzi al giudice

Negli interrogatori di garanzia, tenutisi oggi pomeriggio al Tribunale di Torino, il sottufficiale della Guardia di finanza Scida e il titolare della ditta di noleggio con conducente Sanlorenzo si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.
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Nessuna risposta, nei rispettivi interrogatori di garanzia, tenutisi nel pomeriggio di oggi, lunedì 26 settembre, dinanzi al Gip del Tribunale di Torino, dal maresciallo della Guardia di finanza Diego Scida (47 anni) e dall’imprenditore di Courmayeur Gabriele Sanlorenzo (44), arrestati la scorsa settimana nell’ambito di un’indagine della Procura distrettuale del capoluogo piemontese sull’accesso abusivo a sistema informatico e corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio.

Entrambi gli indagati, difesi dalle avvocate Rebecca Tubère ed Eleonora Bono (Sanlorenzo) e dall’avvocato Michel Milliery (Scida), hanno scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere. Secondo le indagini, svolte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria delle “Fiamme gialle” di Aosta, l’ispettore avrebbe fornito all’imprenditore attivo nel campo dei transfer e del noleggio con conducente informazioni ottenute attraverso banche dati del Corpo, cui aveva accesso in virtù della sua veste professionale.

L’ordinanza che ha posto i due indagati agli arresti domiciliari parla di visure immobiliari, targhe di auto, dati reddituali, volture di veicoli, dati anagrafici, visure camerali e contratti di locazione. Dall’analisi delle chat tra maresciallo e titolare dell’azienda, gli inquirenti sostengono la puntualità cronologica tra le richieste del secondo e la trasmissione dei dati da parte del primo. In cambio, il militare avrebbe ottenuto da Sanlorenzo la disponibilità gratuita di un alloggio, sempre nel comune di piedi del Monte Bianco.

L’inchiesta è partita da una verifica fiscale nell’azienda dell’imprenditore: dalla documentazione sono spuntate le visure, facendo partire gli accertamenti. I finanzieri hanno anche messo a fuoco il profondo rapporto di amicizia sviluppatosi tra i due indagati negli anni, che però – secondo il Gip – si sarebbe tradotto in un “assai elevato grado di commistione tra interessi privati e pubblici”, con questi ultimi “annichiliti ed asserviti a secondi lavori divenuti in definitiva preponderanti nella vita” del sottufficiale.

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