Il masso che colpì Michel Chabod era là “da migliaia di anni”

Lo ha affermato oggi, lunedì 29 ottobre, un testimone nel processo penale sull’incidente che ha reso gravemente invalido l’ingegnere di Valsavarenche. Prossima udienza, il 5 febbraio 2019.
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Quel masso era lì da quanto, secondo lei? “Essendo stato depositato da un ghiacciaio, difficile dirlo”. Centinaia di anni? “Anche migliaia”. È lo scambio di opinioni, con un avvocato difensore, che ha chiuso la testimonianza del geologo dell’amministrazione regionale Marco Paganone. Il tecnico è stato sentito oggi, lunedì 29 ottobre, nell’ambito del processo penale, dinanzi al giudice monocratico Marco Tornatore, sull’incidente che, il 16 marzo 2011, rese gravemente invalido l’ingegner Michel Chabod di Valsavarenche, colpito da un enorme sasso finito sulla sua auto da un terreno soprastante, mentre si recava al lavoro.

Poco prima, rispondendo alle domande del pm Eugenia Menichetti, Paganone – “da 15 anni” alle dipendenze di piazza Deffeyes per tutto ciò che è “frane, sopralluoghi e gestione del rischio” – aveva ripercorso l’esito del sopralluogo compiuto il mattino dell’incidente, in occasione del quale aveva riscontrato “un evento di caduta massi piuttosto comune in Valle d’Aosta”. Il tecnico ha ricordato come il blocco lapideo che centrò la vettura dell’ingegnere era “sicuramente superiore al metro cubo” ed “isolato”. Inoltre, si trovava “sul ciglio di un settore di scarpata a monte della strada comunale” ed in parte “era nel terreno, ma si vedeva”.

Un altro masso – ha ancora evocato il geologo – era “caduto dopo, durante il soccorso, e ha colpito un pompiere” (sentito nella precedente udienza del processo, assieme al proprietario di una vigna vicina, ndr.). Quanto agli eventuali sistemi di protezione riscontrati, il tecnico ha detto al pm che “non c’era nulla”, mentre il muro di controripa sopra la strada su cui si stava spostando Chabod, arteria nella competenza del comune di Villeneuve, era “alto circa cinque metri”. Nella relazione conclusiva, l’evento era stato qualificato come “caduta massi”, anche se “sarebbe sempre corretto dire frana”, ma “per prassi, un sasso isolato lo si definisce caduta”.

Nella deposizione subito precedente, il dirigente della Regione Sandro Glarey, oggi dirigente della viabilità, ma da “sempre nel settore delle opere stradali”, aveva ribadito che, dopo i lavori di ammodernamento per cui sono imputati l’allora progettista Luciano David (72 anni, di Villeneuve), l’ex presidente della Regione Augusto Rollandin e il già dirigente dei lavori pubblici Carlo Berthod (77), quel tratto stradale non è mai stato interessato da altri interventi, perché “è comunale e la Regione non ha pertinenza”.

Gli altri imputati sono il proprietario dell’appezzamento da cui si staccò il masso finito sull’auto di Chabod, Gabriele Gianni (77, Aosta), l’affittuaria del terreno Anna De Santis (48, Aosta) e l’allora sindaco di Villeneuve, Roberta Quattrocchio (53). L’accusa per tutti e sei è di disastro colposo in relazione ai reati di frana ed attentato alla sicurezza dei trasporti. A quattro di loro (tutti, salvo Gianni e De Santis) vengono contestate anche le lesioni personali gravissime. L’udienza riprenderà il 5 febbraio 2019.

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