Impiego di condannati in lavori di utilità, convenzione tra Comune e Tribunale

La Giunta di Aosta ha adottato lo schema di intesa che dovrà essere sottoscritto con il Presidente del Tribunale per avviare a prestazioni a favore della comunità coloro che sostituiscono pene detentive e pecuniarie.
Tribunale di Aosta
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Il Comune di Aosta potrà utilizzare in opere a servizio della collettività condannati che scelgano di sostituire le loro pene detentive e pecuniarie con il lavoro di pubblica utilità. La Giunta ha adottato nella sua ultima seduta la bozza di convenzione con il Tribunale di Aosta, che dovrà ora essere siglata dal presidente Eugenio Gramola e dal sindaco Gianni Nuti.

Successivamente alla sottoscrizione dell’intesa, con un atto dirigenziale verranno individuati il numero massimo di condannati ai quali il Comune consentirà di prestare attività non retribuita in favore della comunità, nonché gli incaricati a coordinare le loro prestazioni, impartendo le relative istruzioni. Nella delibera adottata si legge che il Comune valuta “positivamente i risultati dell’attività svolta nell’ambito della precedente convenzione”. Nel tempo, tra le opere cui questi lavoratori sono stati destinati, la cancellazione di scritte ed imbrattamenti su stabili cittadini.

Quali sono i reati che prevedono la possibilità di sostituire la pena detentiva e pecuniaria con il lavoro di pubblica utilità (e quindi di poter essere utilizzati dall’ente pubblico)? In modo diretto, tale opzione è contemplata per due fattispecie delittuose: la guida in stato di ebbrezza (disciplinata dal Codice della strada) e la produzione, traffico o detenzione di sostanze stupefacenti, ma solo nei casi di “lieve entità” (normata da un decreto legge del 2005).

In termini generali, il Codice penale stabilisce poi che il giudice possa subordinare la sospensione condizionale di una pena comminata “all’eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose del reato”, ovvero alla prestazione di attività non retribuita a favore della collettività, per un tempo determinato (in misura, ovviamente, non superiore alla pena sospesa).

E’, infine, facoltà dell’imputato per una serie di delitti (quelli che, in genere, non comportano una pena superiore ai quattro anni di detenzione, tra i quali l’oltraggio e la resistenza a pubblico ufficiale) chiedere la sospensione del processo con “messa alla prova”. In quel caso, può venire avviato ad un programma di lavori di pubblica utilità, che qualora completato culmina nella dichiarazione di estinzione del reato.

Norme e principi che concorrono, nel loro insieme, a concretizzare l’attuazione della Costituzione, con particolare riferimento all’articolo in cui sancisce che le pene, oltre a non poter “consistere in trattamenti contrari al senso di umanità”, debbano “tendere alla rieducazione del condannato”.

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