Omicidio Gilardi, la Procura chiede l’archiviazione: c’è un indizio, ma è insufficiente

La compatibilità del Dna sulla gomma da masticare trovata nella casa della vittima con uno degli attuali indagati non basta a sostenere l’accusa di omicidio aggravato e le ipotesi formulate non hanno trovato riscontro.
I sopralluoghi all'abitazione di Gilardi, nel 2011.
Cronaca

Dalla nuova indagine sull’omicidio di Giuliano Gilardi, il pensionato trovato ucciso a coltellate il 27 dicembre 2011 nella sua casa a Senin di Saint-Christophe, è emerso ciò che gli inquirenti considerano un indizio di reato. Non è però ritenuto sufficiente per sostenere a processo l’accusa di omicidio aggravato in concorso e la Procura ha così avanzato al Gip del Tribunale richiesta di archiviazione del fascicolo, riaperto nell’aprile 2021, sul “cold case” che dopo dieci anni rimane irrisolto.

Giuliano Gilardi, la vittima.

Quattro persone erano state poste sotto indagine. Si tratta dell’operaio edile Salvatore Agostino, della donna allora vicina al pensionato accoltellato, Cinzia Guizzetti, del suo ex marito Armando Mammoliti, oltre al pregiudicato Domenico Mammoliti. Per tutti vengono meno gli addebiti mossi. Le indagini erano ripartite sulla base di un’annotazione dei Carabinieri di Châtillon/Saint-Vincent, in cui erano ripresi elementi raccolti in via confidenziale dall’Arma.

Alle nuove iscrizioni nel registro degli indagati (il fascicolo era stato affidato ai pm Luca Ceccanti e Manlio D’Ambrosi) le difese avevano fatto fronte richiedendo un incidente probatorio, disposto dal Tribunale e svolto lo scorso febbraio. Riguardava un accertamento tecnico sul Dna prelevato per l’esame su Salvatore Agostino, risultato compatibile con la sequenza estratta all’epoca dell’omicidio da un chewing-gum rinvenuto nei sopralluoghi degli inquirenti nell’abitazione della vittima.

Sapia altri
In primo piano, l’avvocato Gianfranco Sapia, nel giorno dell’incidente probatorio.

Assistito dagli avvocati Gianfranco Sapia e Giuseppe Gallizzi, Agostino si è sempre detto estraneo ai fatti. Peraltro, i suoi legali, non avendo potuto partecipare nel 2011 alle operazioni estrattive del codice genetico, hanno contestato l’operazione, ritenendola inutilizzabile (il Gip, in sede d’incidente probatorio, ha però negato la ripetizione della prova). Al tempo dell’uccisione, il Dna sulla gomma da masticare era risultato appartenere ad un uomo e, nelle indagini seguite ai fatti, vennero eseguite 160 comparazioni, tra le quali quelle sui due Mammoliti, che si conclusero però con esito negativo.

Dopo il risultato dell’accertamento tecnico, svolto dalla genetista Sarah Gino, la Procura aveva chiesto una proroga di sei mesi delle indagini. Le ipotesi formulate dall’accusa (dalle ricostruzioni in quelle settimane non erano emersi, come il suo difensore Giacomo Francini aveva sottolineato, gli elementi che nella visione inquirente collegavano Guizzetti – l’unica figura già oggetto dell’inchiesta originaria, archiviata nel 2014 – ai tre nuovi indagati, né era affiorato alcunché sul nuovo possibile movente a carico della donna) non hanno però trovato riscontro e l’istanza di archiviazione è ora sulla scrivania del Gip del Tribunale.

“Prendendo atto della richiesta di archiviazione – è il commento odierno degli avvocati Sapia e Gallizzi – esprimiamo per l’intanto la nostra soddisfazione, riservando i commenti al momento in cui saranno noti gli sviluppi processuali e il contenuto degli atti”. I parenti di Gilardi, ex operaio “Cogne” con la passione per il calcio e le moto, sono rappresentati dall’avvocato Nilo Rebecchi, in qualità di persone offese dal crimine perpetrato, e possono ora valutare l’opposizione alla richiesta di archiviazione depositata dalla Procura. Se procedessero in tal senso, il giudice dovrà convocare un’udienza per decidere su quell’istanza.

Francini e altri
Al centro, l’avvocato Giacomo Francini.

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