Cronaca di Christian Diémoz |

Ultima modifica: 30 Marzo 2021 16:14

Per la Procura le difformità non sono rimosse, tornano sequestrati due depositi a Quart

Quart - Secondo gli inquirenti, nelle due costruzioni che presentano elementi in muratura i proprietari non sarebbero andati oltre lo spostamento degli arredi di carattere residenziale, senza quindi superare l'abuso edilizio contestato ai proprietari.

Sequestro QuartTornano i sigilli su due immobili a Quart.

La Procura non è convinta dell’avvenuta rimozione delle difformità contestate ai proprietari e così, due dei fabbricati nel comune di Quart al centro di un’indagine per abuso edilizio (con nove persone iscritte nel registro degli indagati), sono tornati sotto sequestro da ieri, lunedì 29 marzo. La misura, richiesta dal pm Francesco Pizzato titolare del fascicolo, ed emanata dal Gip del Tribunale, riguarda le due costruzioni che presentano elementi in muratura ed i terreni loro circostanti.

Stando alla Procura, la zona delle costruzioni, non lontano dal monastero, è classificata urbanisticamente come area agricola e potrebbero sorgervi solo modesti fabbricati a servizio delle attività di coltivazione. Dagli accertamenti del Corpo forestale valdostano, risalenti allo scorso ottobre, era però emerso che le casupole (oltre alle due nuovamente sequestrate, l’inchiesta ne riguarda una terza, assieme a due depositi) avessero all’interno arredi di tipo residenziale, non compatibili con l’utilizzo previsto dal piano regolatore.

Rilevanti, agli occhi degli inquirenti, erano l’allacciamento dei depositi ad acqua e corrente, oltre alla presenza di arredi al loro interno, come stufe, una cucina ed altro. Inoltre, i forestali avevano rilevato uno sbancamento per realizzare una strada di accesso ad una delle proprietà. Per questo, lo scorso 16 febbraio, tutto il “villaggio” (i lotti sono diversi, ma alcuni proprietari risultano parenti) era stato sottoposto, nell’insieme, sotto sequestro probatorio (finalizzato, cioè, alla conservazione dei luoghi per la ricerca delle prove del reato).

La decisione, però, era stata impugnata dai legali degli indagati, gli avvocati Eleonora Bono e Gianfranco Sapia, dinanzi al Tribunale del riesame, che aveva riconosciuto le loro ragioni non più tardi di venti giorni fa, disponendo la restituzione dei fabbricati ai proprietari. Nell’impugnazione, i legali avevano sostenuto, tra l’altro, che la necessità conservativa fosse superata dall’esistenza di ampia documentazione fotografica sullo stato dei luoghi (effettuata durante i diversi sopralluoghi nella zona) e che l’ordine di ripristino dei luoghi impartito ai proprietari fosse stato adempiuto, come attestato tra l’altro dalla stessa amministrazione comunale di Quart.

Proprio quest’ultimo aspetto non trova tuttavia concordi gli inquirenti, secondo i quali l’azione di ripristino non sarebbe andata oltre lo spostamento degli arredi dalle costruzioni, senza però rimuovere gli attacchi per i relativi allacciamenti. Da qui, la richiesta del pubblico ministero al Gip della misura, che stavolta è di carattere preventivo, mirata cioè a inibire la disponibilità dei beni affinché non si protraggano le conseguenze del reato ipotizzato. I nove indagati includono i proprietari dei terreni, i direttori dei lavori e i realizzatori delle costruzioni ritenute illegittime. Le contestazioni mosse, a vario titolo, sono l’esecuzione di lavori non autorizzati e il cambio di destinazione d’uso dei terreni.

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