Rischio vulcanico dei Campi Flegrei, eventuali evacuati anche in Valle

Due deliberazioni adottate dalla Giunta Testolin “rivelano” che la nostra regione accoglierebbe i residenti in municipalità della zona rossa “gemellate” con la Valle: il Comune di Nola e il quartiere del Vomero, a Napoli.
Zona rossa Campi Flegrei
Cronaca

Nella tragica ipotesi di un’eruzione del Vesuvio, o del “risveglio” eruttivo della caldera dei Campi Flegrei, che facesse piombare nell’emergenza l’area, richiedendo un’evacuazione preventiva della popolazione della zona individuata come “rossa”, gli abitanti di due località verrebbero accolti in Valle d’Aosta. Si tratta dei residenti del comune di Nola e di parte degli abitanti del quartiere del Vomero, a Napoli. Lo si apprende da due delibere adottate dalla Giunta regionale questa settimana, in vista della sottoscrizione di specifici protocolli d’intesa tra le amministrazioni interessate.

In realtà, a monte dell’intera procedura vi è un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 2016, che ha aggiornato la pianificazione di emergenza sul fenomeno, tornato d’attualità la scorsa estate, con la ripresa dell’attività bradisismica nella zona. Quell’atto dispone che “ai fini di garantire l’assistenza alla popolazione dell’area flegrea cautelativamente evacuata, ciascun comune della zona rossa è gemellato con una Regione o Provincia autonoma” e che “tali gemellaggi sono resi operativi con specifici protocolli d’intesa”.

I due provvedimenti della Giunta presieduta da Renzo Testolin nascono quindi per dare attuazione a quest’ultima previsione. Con essi si approvano infatti i testi degli accordi, oggetto di definizione in sede di Conferenza unificata sul fenomeno. “Si tratta del primissimo passo della procedura – spiega Valerio Segor, Capo della Protezione civile regionale – cui seguirà la firma dei protocolli con la Regione Campania, la Municipalità 5 di Napoli e il Comune di Nola”.

Le delibere adottate specificano anche il numero di persone da evacuare verso la Valle. Si tratta di 1020 residenti di Nola (dal rischio vulcanico legato al Vesuvio, con la relativa zona rossa poi attualizzata rispetto all’area interessata dalla caldara flegrea) e circa 8/900 abitanti al Vomero (la restante parte sarebbe destinata in Piemonte). Trattandosi di una previsione, sottolineano alla Protezione Civile, è stata effettuata considerando l’ipotesi più grave, quella di un’evacuazione totale delle aree a rischio vulcanico, ma potrebbero verificarsi anche scenari meno impattanti, così come potrebbe non esserci bisogno di intervenire.

Gli accordi definiscono, inoltre, i compiti delle parti. Regione Campania e Comuni dovranno occuparsi dell’ammassamento degli evacuati nei punti di raccolta. Il trasporto verso la Valle sarà curato dal Dipartimento nazionale della Protezione Civile e l’accoglienza (che, visto il trasferimento in treno, è previsto a Torino) e la presa in carico spetteranno alla Regione Valle d’Aosta.

Non solo, perché quest’ultima dovrà provvedere altresì “alla predisposizione di uno specifico schema di distribuzione” della popolazione proveniente dalla zona rossa “nel territorio regionale di accoglienza, teso a mantenere unite le comunità esistenti nel comune di partenza”. Al riguardo, è stabilito inoltre che vengano stipulati accordi tra le associazioni di volontariato delle amministrazioni di partenza e della nostra regione.

I due accordi prevedono pure una fase preventiva di costante condivisione delle informazioni, riguardo i dati anagrafici, sanitari e di attività scolastica delle popolazioni eventualmente oggetto di evacuazione, per l’aggiornamento, in Valle, delle relative procedure e pianificazione. Per “garantire il corretto e costante svolgimento delle attività previste” nei protocolli, è stabilita la costituzione di due gruppi di lavoro, con funzioni di monitoraggio, composti da un referente designato da ciascuna delle amministrazioni firmatarie.

Ciò che non è scritto nel protocollo, ma diventa logicamente intuibile, è che – qualora necessaria – si tratterebbe di un’accoglienza di medio/lungo periodo, viste caratteristiche e conseguenze di un’eruzione. Si tratta dell’aspetto maggiormente sensibile di attività del genere. A cambiare rispetto ad altre situazioni, fanno notare in Regione, è che il fenomeno vulcanico flegreo è estremamente monitorato, permettendo di cogliere segnali della sua eventuale evoluzione negativa, che consentirebbero una preparazione di tutte le attività conseguenti e di non essere confrontati alla contingenza emergenziale nell’immediato.

5 risposte

    1. Perchè le risulta che verranno lì per lavorare? nell’articolo si parla di “accoglienza”. Conosce la differenza?

  1. Premetto che non sono un vulcanologo, ma l’espressione “Nella tragica ipotesi di un’eruzione del Vesuvio” mi sembra utilizzata impropriamente, essendo che la zona vulcanica è quella dei Campi Flegrei e la relativa caldera, non coinvolgendo dunque il Vesuvio.
    La frase così formulata sembra invece sottolineare una eruzione proprio del vulcano Vesuvio, per cui non sono a conoscenza di indicazioni recenti.

    1. Premettendo che nemmeno il sottoscritto è un vulcanologo, il presupposto (tragico, va ripetuto) indicato nell’articolo è quello individuato dalla deliberazione adottata dalla Giunta, che cita testualmente: “…considerato che la Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri sopra citata indica che la Regione Autonoma Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste è gemellata con il Comune di Nola (NA) per l’accoglimento della popolazione evacuata dalla zona rossa a seguito dell’eventuale eruzione del Vesuvio…”. E’ vero, però, che le pianificazioni di emergenza ai fini dell’evacuazione della zona rossa vesuviana sono state ritenute valide, a livello di Protezione civile nazionale, “fatti salvi i dovuti adattamenti relativi al territorio”, anche per i Campi Flegrei, con riferimento quindi alla caldera in quiescenza. Abbiamo quindi aggiornato l’espressione iniziale, per renderla rispondente ad entrambi i profili di rischio.

      Grazie per la segnalazione e buon lavoro!

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