Sanata la costruzione dei capannoni, chiuso il processo ai fratelli Nicoletta

Il giudice D’Abrusco ha pronunciato oggi, giovedì 16 giugno, il “non luogo a procedere” nei confronti dei titolari dell’azienda agricola “Au potager de grand mère”. La Procura ha contestato la legittimità del permesso in sanatoria.
L'area oggetto del sequestro.
Cronaca

Si chiude con il “non doversi procedere” – pronunciato dal giudice monocratico Maurizio D’Abrusco al termine dell’udienza di oggi, giovedì 16 giugno – il processo per un presunto abuso edilizio a carico dei titolari dell’azienda agricola di Fénis “Au potager de grand mère”, i fratelli Nicoletta: Mattia, sindaco del paese, e Alessio, presidente di Coldiretti Valle d’Aosta. Il giudizio riguardava tre capannoni utilizzati per l’allevamento del pollame, posti sotto sequestro da parte del Corpo forestale a maggio dell’anno scorso (le indagini erano state innescate da un esposto). Il verdetto è conseguenza dell’ottenimento, dagli imputati, del permesso di costruire in sanatoria, rilasciato dall’amministrazione comunale (dopo il pagamento di oneri e sanzione).

Il pm Giovanni Roteglia, che aveva “ereditato” il fascicolo dal collega Francesco Pizzato, al momento del deposito del provvedimento del Comune si è opposto all’istanza difensiva, chiedendo al giudice di “disapplicare” il permesso, ritenendolo emesso in violazione di alcune norme tecniche, e di condannare gli imputati a tre mesi di arresti ognuno e ad un’ammenda. Per parte sua, il difensore dei fratelli Nicoletta, l’avvocato Claudio Maione, ha puntato a dimostrare la legittimità del titolo prodotto, sottolineando l’erronea lettura delle disposizioni da parte dell’accusa, e puntualizzando che il “Comune, proprio per tenere le distanze dal fatto che il Sindaco era coinvolto, ha incaricato un consulente esterno” per la pratica.

Il giudice non ha condiviso la tesi della Procura, pronunciando il non luogo a procedere per l’ipotesi di abuso edilizio (imperniata sul fatto che la destinazione urbanistica dei terreni prevedesse il carattere amovibile delle strutture, mentre nei sopralluoghi era emerso il loro basamento di cemento) e assumendo quindi la validità del permesso. Rispetto all’altra contestazione mossa agli imputati, vale a dire la violazione delle norme antisismiche, per aver realizzato i capannoni in assenza dell’autorizzazione prescritta dalla classificazione di rischio del terreno, accusa e difesa hanno raggiunto l’accordo sul patteggiamento di un’ammenda di 200 euro.

A processo, assieme ai fratelli Nicoletta, era anche Giovanni Enrico Vigna, 68enne di Quincinetto, legale rappresentante dell’impresa “Ivies SpA”. Ha chiesto di essere giudicato con il rito abbreviato ed è stato assolto da tutte le accuse nei suoi confronti (le stesse mosse ai fratelli, oltre alla violazione delle norme sui calcestruzzi). “Si è partiti dal presupposto errato che si trattasse del costruttore o dell’esecutore dei lavori. – ha detto in aula il difensore, Jacques Fosson, invocando al giudice il proscioglimento – Lui è il fornitore del calcestruzzo. Il materiale è stato solo scaricato, nessun tipo di lavorazione è stato svolto. Crediamo che gli atti dimostrino la sua estraneità”. Con il pronunciamento odierno, il giudice ha anche disposto il dissequestro dei capannoni.

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